Della Valle-Ohio State: è stata la scelta giusta?

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Amedeo Della Valle è l’unico giocatore italiano in NCAA, il ragazzo di Alba, figlio di Carlo Della Valle e cresciuto nel vivaio della Junior Casale Monferrato che dopo aver frequentato la Findlay Prep School di Las Vegas ha deciso di accettare l’offerta di reclutamento di Ohio State. Dopo una stagione da freshman trascorsa per lo più ad osservare i compagni, ci si attendeva un deciso cambio di rotta quest’anno, con più minuti e tiri sul parquet, soprattutto dopo un’estate da assoluto protagonista con la maglia della nazionale italiana, trascinata al titolo europeo Under 20 in Lettonia con anche il meritato riconoscimento di MVP della manifestazione. Evidentemente tutto ciò non basta a coach Thad Matta che alla guardia azzurra non concede che qualche minuto prima dell’intervallo e spazio nel garbage time.

A Henderson, alla Findlay Prep, Amedeo ha giocato con Brandon Ashley, ora ad Arizona, e Anthony Bennet, la prima scelta assoluta dell’ultimo Draft, e ha comunque impressionato per etica del lavoro, amore per il gioco e la capacità di segnare dall’arco: ha battuto il record di triple segnate in una stagione (66) ed è finito tra le migliori 30 guardie della nazione. Sembrava destinato ad Arizona e invece ha deciso di mettersi in gioco e firmare per Ohio State, il più grande e competitivo ateneo sportivo d’America nella conference più dura, fisica e vicino alla NBA, ovvero la Big Ten. Nella prima stagione di fatto ha osservato i compagni ma si è allenato con voglia, abnegazione e coach Matta gli ha dato qualche minuto: ha chiuso il primo anno con 38 punti in 108 minuti totali (2.5 punti di media col 38% da tre) e un season high di 11 contro Chicago State.

In questa stagione, dopo appunto l’estate meravigliosa con l’oro europeo Under 20 e il titolo di MVP conquistato al termine di una finale decisa con una serie impressionanti di canestri nel quarto periodo, ci si attendeva il salto di qualità. E invece lo spazio per Amedeo di fatto non c’è. In questa stagione le medie sono raddoppiate, gioca 13 minuti di media e realizza poco più di 5 punti a sera col 37% da tre, ma è comunque poco, pur essendo andato 4 volte in doppia cifra (17 punti contro North Florida, 15 contro Nebraska in una gara di Big Ten).

Il punto è che nelle gare più toste, che Ohio State ha giocato punto a punto e che poi magari ha perso (3 ko di fila tra il 7 e il 16 gennaio contro Michigan State, Iowa e Minnesota), Della Valle fatica a raggiungere i 10 minuti di utilizzo, segno che è molto indietro nelle gerarchie di coach Matta. La questione è chiara: in una conference fisica come la Big Ten, e con un allenatore con la filosofia di Matta, prima di tutto ci sono forza fisica, intensità difensiva, atletismo e pressione sugli avversari fino allo sfinimento per 40 minuti. I Buckeyes quest’anno non hanno un giocatore di riferimento in attacco come lo erano Sullinger o Thomas in passato e per questo motivo se non giocano in contropiede fanno davvero fatica, a metà campo il loro attacco si basa sulle scorribande di Craft e sulle invenzioni di Smith, Ross e Thompson. OSU, di squadra, tira col 34% da tre e col 68% ai liberi: solo LaQuinton Ross conclude dall’arco meglio di Amedeo (41% contro 37%). Il punto è che l’azzurro non è a livello fisico e di intensità difensiva a livello dei compagni e quindi gli viene preferito Shannon Scott e si deve dividere i minuti con le matricole Loving e McDonald, non certo più forti di Della Valle ma già più pronti dal punto di vista fisico.

Amedeo viene considerato solo un tiratore, un giocatore da catch and shoot da dietro l’arco, uno specialista che può giocare solo un determinate situazioni. E questo è abbastanza deprimente per un ragazzo che deve ancora compiere 21 anni e che ha dimostrato di avere talento e capacità di essere un riferimento offensivo anche se non soprattutto con la palla in mano. Il prossimo anno lasceranno Ohio State Lenzelle Smith e soprattutto Aaron Craft ma questo non significa per forza che Amedeo arriverà a 25-30 minuti sul parquet anche perchè Matta ha già reclutato tre giocatori esterni per la prossima stagione (la guardia D’Angelo Russell, numero 12 assoluto del ranking Espn, più le ali piccole Keita Bates-Diop e Jae’Sean Tate). Il ragazzo di Alba ha scelto la strada più difficile anche se più adatta alla crescita in chiave NBA quando invece ad Arizona avrebbe trovato un contesto più aperto, flessibile, con un gioco più offensivo e certamente con più libertà. Amedeo avrà ancora la forza mentale di sopportare di essere uno specialista con spazio relativo o deciderà di cambiare aria per dimostrare davvero il suo valore?

4 Commenti

  1. Il mio conterraneo, non sta trovando la giusta luce al di là dell’oceano.
    Perchè si uscirà fortificato da questa esperienza ma io direi che il prossimo anno è l’ora di far le valigie dall’ohio, che è pure un postaccio, per portare i suoi talenti altrove.
    Dopo il praticantato sotto Matta, può varsi valere a bombazza! Coraggio!

  2. … per diventare grandi si deve giocare con i migliori e se il coach lo stimolerà a lavorare su fisico e difesa potrebbe diventare senza fretta un gran giocatore. Se le cose vanno come devono andare questo qui si fa i quattro anni, si laurea (che schifo non fa) e viene in europa a spaccare … l’occasione arriverà!

    Se invece passa a fare la stellina su un college minore rischia che non gli chiedano il giusto impegno in difesa/fisico di cui si ha bisogno per stare ai piani alti.

  3. Credo che il giusto equilibrio sia un College competitivo che gli dia il giusto spazio e minutaggio…e negli States non mancano affatto! GLi scouts, poi, son capaci di scovarti pure nel Grand Canyon…
    Il lavoro duro in palestra deve trovar la sua naturale espressione sul parquet ove si migliora definitivamente e di coach e college pronti ad accoglierlo a braccia aperte ce ne son decine.

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