Rookie of the Year: Carter-Williams in pole position

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Due mesi abbondanti sono trascorsi dall’inizio della regular season NBA e quindi sembra giunto il momento di abbozzare un primo bilancio per quello che concerne i rookies, i debuttanti. In attesa del Draft 2014, considerato uno dei più talentuosi e profondi di sempre, diamo un’occhiata a quelli che sono i giocatori chiamati al Draft 2013. Dei primi 6 giocatori chiamati, a parte Oladipo e un po’ Cody Zeller, gli altri sono ingiudicabili tra infortuni – Porter, Len e Noel – e un grosso ritardo nell’adattamento alla Lega – Bennet, la prima scelta assoluta. Victor Oladipo sta facendo molto bene a Orlando, Trey Burke da quando è tornato dall’infortuno ha preso in mano gli Utah Jazz, a sprazzi Caldwell-Pope, McLemore e Antetokounmpo fanno intravedere il loro talento. Ma chi ha davvero fatto saltare il banco è Michael Carter-Williams, asso dei Philadelphia 76ers, 11a chiamata assoluta e reduce da due anni in chiaroscuro a Syracuse.

MCW, Michael Carter-Williams, playmaker atipico di quasi due metri che ricorda Shaun Livingston, ha preso subito il timone di Phila, consegnatogli da coach Brett Brown. Nell’opening night, davanti agli occhi di Allen Iverson e contro LeBron James, ha schiantato i Miami Heat sfiorando la quadrupla doppia: 22, 12 assist, 7 rimbalzi e 9 recuperi. I suoi numeri sono stati pazzeschi: 26 e 10 assist nella terza gara, 29 punti contro la difesa dei Pacers, tripla doppia da 27, 12 rimbalzi e 10 assist contro i Bobcats e per chiudere è arrivato il career high da 33 punti contro Cleveland il 7 gennaio. I Sixers sono 1-11 senza di lui e 11-12 con lui (4-2 nell’ultimo tour a Ovest con vittorie su Lakers, Nuggets, Kings e Blazers), a conferma di quanto sia fondamentale per gli equilibri della squadra. MCW continua a faticare nel tiro da tre punti (sotto il 30%) e perde parecchi palloni (3.4 a sera) ma comanda ogni categoria statistica fra i rookies: 17.7 punti, 5.7 rimbalzi, 7.1 assists e 2.7 recuperi. A questo punto il titolo di Rookie dell’Anno può solo perderlo.

Gli unici a poter ambire a spodestare il trono di MCW sono Victor Oladipo e Trey Burke, due che hanno avuto subito impatto anche perchè forgiati da una carriera collegiale molto solida nella Big Ten a Indiana e Michigan. Oladipo sta lavorando per diventare la stella dei Magic, coach Vaughn fn dalla Summer League gli ha messo la palla in mano nella speranza che diventi una sorta di Russell Westbrook e il ragazzo di origini nigeriane, che nel frattempo è entrato nella scuderia Jordan (per le scarpe) ed è diventato testimonial di NBA Live 14 di EASports, apprende come una spugna e lavora senza sosta. Viaggia a 13 punti, 4.4 rimbalzi e 3.6 assists in 30 minuti sul parquet e nel mese di dicembre è stato Rookie del Mese a Est, premio che Orlando non vedeva dai tempi di Mike Miller. Deve migliorare a difesa schierata e nel tiro da fuori mentre se ha campo aperto davanti è devastante. Da ricordare la gara persa a Philadelphia il 3 dicembre 126-125 nonostante la tripla doppia da 26 (career high), 10 e 10.

Burke, che lo scorso anno ha portato Michigan fino alla finale NCAA, poi persa con Louisville, ha debuttato solo il 20 novembre dopo la frattura alla mano in preseason. Il ragazzo di Columbus ha preso subito in mano i Jazz e dopo l’1-11 iniziale, la squadra di coach Corbin è 11-14 e comunque ha maggiori equilibri con lui, Hayward e Favors. Per Burke c’è un importante paragone con Damian Lillard e lo ricorda per la capacità di essere solido, concreto, sotto controllo e bravo a mixare gioco individuale e coinvolgimento dei compagni. Le percentuali non sono granchè (38% dal campo, 33% da tre) ma 13 punti, 3.4 rimbalzi e 5.2 assist con meno di 2 perse a sera sono cifre apprezzabili. E’ lui il generale che deve portare i Jazz alla rinascita.

Sorprendente nel disastro dei New York Knicks è Tim Hardaway Jr., ex compagno di Burke a Michigan, che è il rookie forse più produttivo in rapporto ai minuti giocati. Segna 8.5 punti in poco più di 18 minuti ma soprattutto dà ai Knicks atletismo, tiro da fuori e aggressività sui due lati del campo. Più difficile inquadrare Ben McLemore, la guardia dei Sacramento Kings, ex Kansas, autore fin qui di una stagione ricchissima di alti e bassi: è un atleta clamoroso, capace di schiacciate sensazionali, cui abbina un tiro bellissimo da vedere, ma spesso commette errori imperdonabili, si estranea totalmente dal gioco e le sue percentuali sono molto basse (34% da tre). Viaggia a 8 punti a sera con un massimo di 20 nelle sconfitte di Miami (sfortunato protagonista di una tremenda schiacciata di LBJ) e di LA contro i Lakers ed è stato Rookie del Mese a Ovest a novembre.

Chiusura per Giannis Antetokounmpo e Anthony Bennett, i due ‘international’, il greco e il canadese. Giannis, l’uomo del mistero dell’ultimo Draft, appena 19 anni, sta pian piano trovando spazio ai Milwaukee Bucks (anche 10 gare in quintetto dopo che all’inizio in 5 occasioni non vide il campo) cui fornisce il suo gioco a tutto campo, l’atletismo e quelle leve lunghissime capaci di arrivare dappertutto e anche di un discreto tiro (31% da tre). Ha esplosioni atletiche pazzesche, soprattutto a rimbalzo, ed è bravo ad andare cost-to-coast a segnare: viaggia a quasi 7 punti e 5 rimbalzi di media in 22 minuti. Da Bennett, prima scelta assoluta, ci si aspettava di più ma l’infortunio e l’operazione alla spalla lo hanno rallentato parecchio e, già svantaggiato dall’avere un ruolo tutt’altro che chiaro (3? 4?), si è presentato in una forma fisica rivedibile a maggior ragione per un coach, Mike Brown, che ha il suo credo in intensità e difesa. Viaggia a 2 punti e 2 rimbalzi di media in 10 minuti sul parquet (27% al tiro), si è preso spesso i fischi del pubblico e ha segnato il suo primo canestro dal campo soltanto alla quinta gara, a Milwaukee, dopo 15 errori. Non è mai andato in doppia cifra ma è ancora presto per definirlo un bidone: il tempo è dalla sua parte, come per tutti gli altri rookies del resto.

32 Commenti

  1. Credo che Bennett finirà ben presto fuori dalla NBA perchè essendo sostanzialmente un tweener (nè 3 nè 4) non potrà neppure ritagliarsi un piccolo spazio come role player.
    E’ un giocatore da Europa dove poò giocare bene da 4 anche senza i centimetri.

    Sono invece molto curioso di vedere cosa potrà fare Alex Len a PHO, visto che i problemi fisici sono finiti e sta incominciando ad avere sempre più minuti.
    Difficile però che quest’anno possa togliere il posto da titolare al bravissimo (e soprendente) Miles Plumlee.

    • Len giovane ed ha margini di miglioramento, speriamo che gli infortuni siano ora solo un ricordo. La sua sfiga il rendimento abbastanza inatteso di Plumlee che sicuramente ne allungherà la crescita perch gli toglie minuti.
      Bennett è stat una scelta incomprensibile, soprattutto al primo posto. Ai Cavs serviva una SF, come potevano pensare che uno con quel fisico, che ha sempre giocato da 4 lo potesse diventare, almeno in breve tempo? E’ anche vero che il draft non offriva nessungiocatore davvero buono nel ruolo di 3, quindi probabilmente hanno rischiato. A questo punto io non cercherei di snaturarlo, ma farei il possibile per dargli un minimo di valore e semmai scambiarlo o dargli spazio da 4 se decidessero di liberarsi di Thompson. Secondo me ha ancora la possibilità di diventare una sorta di Carl Landry che può giocare anche lontano da canestro, difficile che divenga una SF da NBA in un ruolo dove si deve confrontare con i migliori di questo gioco.

      • Caro Dade, sono d’accordo con te che Bennett non potrà mai giocare 3 ma solo 4.
        Il fatto è che se vuoi giocare da 4 nella NBA e sei solo 2 metri, devi essere un rimbalzista eccezionale, con un dinamismo e un atletismo debordante (vedi Faried). Bennett al confronto è un paracarro.

        • Non sono del tutto d’accordo, ci sono vari tipi di giocatori che anche se undersized possono rendere bene da 4. L’atletismo non sarà mai la sua carta vincente, ma può migliorare il tiro da fuori.
          D’altra parte al college di rimbalzi ne prendeva 8 a gara, più del tanto osannato Embiid (che ha 15 cm in più).
          E non per fare paragoni sacrileghi, ma Charles Barckley era 1.98.

  2. Che Bennett non sia atletico,mi spiace,ma la trovo una bestialita’:se c’è una cosa di cui il canadese non difetta(ava) era l’atletismo e la forza fisica.E’un giocatore sicuramente grezzo,ma c’erano e ci sono dei motivi per cui è finito alla numero uno.Poi ricordiamoci sempre che al draft si sceglie spesso per necessita’ e nessuno dubita che,dal punto di vista del talento,Bennett non sia neanche lontanamente paragonabile a McLemore,pero’Anthony aveva margini di crescita spaventosi e aveva dato una sensazione di essere NBA ready.Riguardo al Draft 2013 io sceglierei Embiid,perche’comunque se ti va bene hai il tuo lungo da dinastia,menntre se lo passi potresti mangiarti le mani in futuro,basti vedere Detroit con Drummond

    • i lunghi sono sempre quelli a più alto rischio bust. Io una pick n1 su un centro che gioca a basket da 3 anni non me la rischio mai per dire mai. Se poi ci sono 2 potenziali come Parker e Wiggins in SF, il ruolo più importante del basket moderno, ciao…

    • Non vorrei cavillare su Bennett, ma mi sembra che abbia sì forza fisica (orizzontale) ma non anche atletismo (verticale).
      Quindi, essendo solo 2 metri, niente rimbalzi…

  3. Certo che i lunghi sono i piu’alti a rischio bust,ma fermiamoci un attim osul significato della parola potenziale:spesso si abusa di questo termine,ma Embiid ha potenziale vero,non roba alla Darko Milicic,in quanto Joel tre anni fa non sapeva stare in campo,mentre adesso ha imparato a giocare in post basso e a leggere alcune situazioni,inoltre ha istinti pazzeschi,Io ripeto rischierei e andrei con il camerunense,ben sapendo che pero’ è,appunto,un rischio.Inoltre Wiggins e Parker sono si talenti pazzeschi,ma da che mondo e mondo il ruolo piu’importante del basket è quello di 4 o 5,eccezzion fatta per Miami 2012-2013,ma loro hanno l’androide e non fanno testo

  4. E’ questo il punto. Il ruolo più importante del basket ERA il 4 o il 5. Ora è il 3. Rischio su un giocatore che ben che vada mi diventerà un Hibbert. Boh…

    • Jacopo stai scherzando giovane padawan, Embiid e il post basso, sono due sport totalmente diversi, va bene a rimbalzo perchè ha l’istinto e il tempismo del muro del muro pallavolistico, inoltre in raddoppio in difesa esce sempre con angoli esagerati, salvo poi recuperare con le braccia infinite sulle penetrazioni dei piccoli! Jumper inesistente.
      Il potenziale c’è, per essere tre anni che gioca, è molto avanti! MA NON ANCORA ABBASTANZA PER NON ESSERE SFANCULATO AL PIANO DI SOPRA.

  5. Embiid se va bene diventa il nuovo Olajuwon e anche Tranquillo (uno che se ne intendeva l’ultima volta che ho controllato) si è espresso in questo senso:gia’ solo per questo il gioco vale la candela.Joel è iper atletico,veloce,coordinato in modo pazzesco,lungo ( e i cm non si insegnano) e non ha una comprensione del gioco nulla.Ha un potenziale pazzesco e per me quello che succede in quell’area è ancora piuttosto importante.Il 4 e il 5 continua a essere il ruolo piu’importante,guardate Dallas nel 2011 con Nowitzki MVP e Chandler MVP dal punto di vista tattico,oppure il three-pheat di Shaq,o ancora i due Wallace che ridicolizzano i Lakers alle Finals.Ripeto:Miami 2012-2013 è un eccezione che conferma la regola,ma gli Spurs sono tornati in finale l’anno scorso perchè Duncan ha giocato sui livelli di quando aveva 20 anni,quindi il 4 o il 5 conta ancora parecchio

    • Fino a Detroit ok. Ora il gioco è totalmente cambiato. Con Dirk hai scelto il 4 più atipico in circolazione. Per quanto riguarda il 3 come ruolo è diventato fondamentale soprattutto perché le SF di oggi sono capaci (e danno il meglio) di giocare da 4 allargando ulteriormente il campo. Ormai il gioco è quello, e più si va avanti e meno saranno importanti i lunghi nel pitturato, a meno che non siano super mobili.

    • No momento.
      Jacopo, stavolta l’hai sparata.
      Olajuwon, nemmeno Duncan è forte quanto lo era Olajuwon, e Duncan è un mostro!
      Dimmi qual’è il movimento dal post che definisci appreso e automatizzato da Embiid.
      Il mezzo gancio è orrendo.
      Olajuwon lo sparava dalla media! Fronteggiava e usava esitation!
      EMBIID NON E’ DEGNO DI LAVARGLI NEANCHE I CALZINI!
      Mi fa impazzire come le peculiarità fisiche e atletiche vengano definiti da tutti potenziale.
      Ho sentito anch’io la frase di Tranquillo in cui diceva che Embiid sembra avere scalzato per molti la n 1 al draft. Parlava però di conoscenze tecniche e tattiche embrionali! Ma Tranquillo nella sua moderatezza riesce anche a difendere la scelta dei Pistons del 2003! Milicic alla 2.
      Occhio il kwamood è sempre dietro l’angolo!

      • A questo proposito invito tutti a dare una rapida scorsa alle statistiche di Hakeem nella run all’anello del 1995. Un occhio particolare alla serie contro gli SPURS di Robinson (totalmente dominato) e alle finali contro gli Orlando di Shaq (che sarà l’ultima serie in cui Shaq verrà overplayed)

      • Forse l’ho sparata,anzi anche sicuramente l’ho sparata,perche’con Hakeem si va tra i top 5 nel ruolo all-time e in effetti avrei dovuto usare un po’piu’di cautela.Pero’per me Embiid ha potenzialita’spaventose,e non parlo di fisico,ma proprio di comprensione del gioco,poi ragazzi questo gioca da 3 anni e in tutti i mock draft è dato alla 1.Se poi si dovesse rivelare un bust,saro’il primo a scrivere su questo blog che ho preso un abbaglio e che non ci ho capito niente.Pero’prima aspettiamo almeno altri 3-4 anni (il periodo di gestazione di un lungo NBA)

        • Sì, ma chiaro che Embiid non combinerà nulla almeno per i primi 2 anni buoni. Allora il ragionamento da farsi è: lascio passare una sf che mal che vada sarà un all-star e che con il giusto supporting cast può portarti molto in alto, oppure prendo una prima scelta che farà tanta fatica e che non cambierà le sorti della squadra almeno per due stagioni e che poi potrebbe anche non sbocciare mai?
          E’ vero, per essere uno che gioca da 3 anni non niente male, ma ha solo applicato al basket quello che aveva imparato in altri sport, cosa ha imparato davvero di nuovo dal punto di vista tecnico? Io non darei per scontato che possa ancora migliorare tanto, pur senza escluderlo.

        • Il paragone è esagerato ma la mancanza di lunghi decenti è tale che, anche se fosse un quarto di Duncan, tutte le squadre si dovrebbero adeguare per fronteggiarlo e nessuna si potrebbe permettere di mettere un 4 (alla Bosh) come 5, pena un mismatch troppo sfavorevole (in difesa esiste la zona per ovviare ai problemi di spaziamento di un lungo che apre il campo).

  6. Su Nowitzki hai perfettamente ragione,è il 4 piu’atipico probabilmente nella storia del gioco.Sulla seconda parte:Embiid infatti è super,super mobile.So e mi sono reso conto che le squadre NBA giocano piccolo,con i 4 da 5 e i 3 da 4,ma Indiana quest’anno gioca con 2 lunghi e sta dominando,gli Spurs giocano con 2 lunghi,ti ripeto per il mio punto di vista il 4 e il 5 è un ruolo fondamentale,e a meno che tu non sia Miami senza un lungo che non sia tra i primi 5 nel rispettivo ruolo.Se mi trovi un esempio che mi dimostri il contrario ti do’ragione (escludo io i Bulls di Jordan dalle squadre che avevano un lungo dominante)

    • Ma parlo degli ultimissimi anni. L’ultimo lungo che ha portato una squadra in finale è stato Howard. Il gioco non è totalmente ambiato, ma sta cambiando ora. Gli Spurs giocano con 2 lunghi, e uno dei due lunghi è Diaw o Splitter, dei finti 5!

      Non sto dicendo che il ruolo di 5 è morto, ma non è più fondamentale come prima. Dipende insomma dal 5. Il centro statico alla Shaq che prende palla in post, palleggia, finta su piede perno e poi tiro o scarico non esiste più. Ormai i centri che spostano saranno quelli alla Drummond, che corrono, saltano, prendono un casino di rimbalzi e ti fanno 15 punti fra tap-in e schiacciate, ma schemi di gioco sotto non ne vedo più dagli anni di Shaq.

      Trovami ad oggi una squadra che ha un centro che prende 15/20 tiri. Non esiste. Quindi se ne hai uno buono, che non è piantato a terra, tipo Hibbert, buon per te, lo fai giocare perché i cm fanno sempre comodo. Ma non è che devo prendermi dei rischi assurdi (non sto dicendo che è il caso di Embiid, parlo in generale) perché senza centro non posso giocare, perché non è più così. E’ questo il senso del mio discorso.

      Quindi, a prescindere da questo draft, in generale dico che scelgo quello che secondo me ha più talento, e me nefrego se uno è un lungo che oggi è merce rara ecc… se è merce rara ci sarà un perché? E il perché è che il gioco è cambiato.

  7. ‘Sta storia della small-ball come unico sistema di gioco possibile è talmente ingigantita che non si riesce a vedere che Miami con 3 all-star ed una serie di ottimi gregari utili al gioco (tiratori da 3, esperti e difensori sopra la media come Allen+Battier+Miller) è stata quasi battuta da Indiana che era guidata da George e Hibbert cioè due giocatori alla seconda esperienza PO (e mezza visto che il primo turno del 2011) in carriera. Perché? Semplicemente perché il gioco era compatibile con quello di Miami…

    Nel basket non esiste una soluzione unica per vincere, ma semplicemente quella più adatta per vincere. La mancanza di lunghi significativi (il fatto che Howard sposti ancora ne è la dimostrazione) e la contemporanea epoca d’oro dei mezzi lunghi e play, non significa che se arrivasse un 5 dominante quanto Shaq non sposterebbe, anzi…

    • Non è l’unica soluzione per vincere, è evidente. Ma il gioco si sta spostando in quella direzione. SAS è andata un soffio dall’anello giocando con Duncan da 5, buttando fuori tra l’altro Memphis che ha forse i miglior 5 in circolazione (4-0 e no contest). L’ultima stagione ad alto livello di Boston (anche lì a un soffio dall’eliminare Miami) è stata con KG da 5. In eurolega l’Oly, con un quintetto bassissimo, ha bissato contro squadre come il CSKA in cui la media altezza è 2 metri e mezzo. Siena domina da anni in Italia, e non ha mai avuto un centro vero. Le ultime 2 stagioni Ress da 5, e vienimi a dire che aveva in quintetto dei super giocatori. La Francia vince finalmente un europeo, e proprio l’anno che non aveva nemmeno un lungo.

      Non è che si può vincere SOLO con la small-ball (che poi non è nemmeno una vera small-ball), ma il gioco è cambiato. Si gioca molto ma molto di più dietro l’arco e in transizione. In difesa la differenza la fa la velocità “orizzotale” cioè la velocità con cui si portano gli aiuti e non i centimetri. Anche Indiana, che gioca con Hibbert, non ha nessuno schema di attacco in post, e lo usa praticamente solo per coprire il ferro. La palla va sotto solo c’è un rimbalzo offensivo, ma il gioco degli anni di Shaq non esiste più da un pezzo.

      Quindi se devo scegliere fra un 5 con del potenziale e un 3 con (più) potenziale, prendo il 3 tutta la vita.

      • Ti quoto sopratutto sulla parte del quattro;
        È vero che la smallball nn è l’unica soluzione per vincere però sopratutto in difesa il ruolo fondamentale ai giorni d oggi è il quattro,deve avere una capacità di aiuto fondamentale e se nn è una scheggia si soffre(love monroe i primi due che mi vengono in mente).
        Chi è il miglior quattro in aiuto attualmente? Per me lebron e nn è una coincidenza

        • Infatti, perché è un 3 molto grosso! Lo stesso Melo ormai sposta molto di più giocando da 4.
          Ma anche i centri, quelli che oggi giocano sono estremamente mobili in difesa e inutili in attacco. Hibbert, Bogut ecc.
          L’unico centro che è ancora prima opzione offensiva oggi è Horford, e non me ne vengono in mente altri…

  8. Grazie che sono più utili in difesa che in attacco, nessuno di loro ha qualche movimento e, nonostante ciò, Hibbert lo scorso anno contro Miami ha fatto 22 di media con il 60% al tiro. Un lungo veramente ma veramente forte in attacco quanti ne fa? 30, 40?
    Duncan (o Shaq) nel suo prime (senza infortuni) + 4 giocatori medi, i PO li vince in 18 partite.

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