Doug McDermott, una macchina da canestri col sogno NBA

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Il Draft NBA si avvicina a grandi falcate e sale l’attesa per i grandi prospetti come Wiggins, Parker, Randle, Embiid, Smart, Exum. Ma prima del Draft ci sono i tornei di conference e il torneo NCAA e si si parla di college basket nella sua purezza, non si può non parlare del principale candidato a giocatore dell’anno ovvero Doug McDermott, il prototipo del giocatore universitario. La stella dei Blue Jays di Creighton, allenati da papà Greg, è un ragazzo bianco di oltre due metri nativo del Midwest e cresciuto a pane e pallacanestro, capace di segnare in ogni modo e da ogni posizione, che sta scalando con rapidità incredibile la classifica dei marcatori ogni epoca della NCAA. Con i 29 punti rifilati a Seton Hall nell’ultima gara giocata (vinta 72-71 in volata), McDermott è diventato il decimo assoluto nella storia dopo aver superato i 2914 di Alfredrick Hughes: già scavalcata gente del calibro di Larry Bird, Allan Houston, JJ Redick e David Robinson.

Doug McDermott, ala di 203 cm per 102 kg, nato il 3 gennaio 1992 in North Dakota, è cresciuto cestisticamente ad Ames, in Iowa, dove all’high school era compagno, ed è tutt’ora grande amico, di Harrison Barnes, l’ex stella dei Tar Heels di North Carolina e ora membro importante della rotazione dei Golden State Warriors. Il ragazzo, che in quest’ultimo anno sta giocando a Creighton da walk-on, ovvero si sta pagando la retta universitaria, per permettere al padre di assegnare ad un altro giocatore la borsa di studio, è salito prepotentemente alla ribalta proprio quest’anno, anche perchè i Blue Jays sono passati dalla periferica Missouri Valley Conference, alla più competitiva Big East, una delle conference con maggiore visibilità a livello televisivo e mediatico. Non che nei primi tre anni con la casacca dell’ateneo gesuita di Omaha, Nebraska, non abbia brillato: 15 punti di media da freshman, 22.9 da sophomore, 23.2 da junior l’anno passato.

In questa stagione le sue cifre sono strabilianti, viaggia a 25.8 di media (primo in NCAA) col 52% dal campo, il 45% da tre, il 90% ai liberi, più 7 rimbalzi e tanta leadership. Ha segnato almeno 20 punti in 23 delle ultime 27 gare disputate, con 9 escursioni sopra i 30 punti e due season high a 39, contro St. John’s e contro Villanova. Per lui anche quattro doppie doppie con i rimbalzi. I suoi massimi in carriera sono i 44 da sophomore contro Bradley e i 41 l’anno scorso contro Wichita State.

Quando si parla di Doug McDermott è facile ripensare a grandi giocatori bianchi che hanno dominato in NCAA come recentemente accaduto ad Adam Morrison, JJ Redick e ultimo Jimmer Fredette, ragazzi che poi in NBA non hanno ripetuto gli exploit collegiali anche se, nel caso di Redick, si sono costruiti una carriera importante da role player. McDermott in NCAA è letteralmente dominante perchè ha raggio di tiro infinito, tira sulla testa dei piccoli ed è sufficientemente veloce per battere i lunghi, ha fisico per giocare in post basso e attaccare in penetrazione, è intelligente, ha grandi fondamentali e in difesa le sue lacune vengono mascherate dalla difesa di squadra e da regole e dimensioni del campo.

Al piano di sopra è tutta un’altra vita: il suo livello atletico è abbastanza sotto gli standard, in particolare nella rapidità di piedi e negli spostamenti laterali per la difesa, in attacco può sfruttare quel raggio di tiro ma è improbabile che riesca con grande facilità a crearsi un tiro dal palleggio. Fermo restando che è un prospetto da prime 20 scelte, che è pronto ad avere impatto da subito, che è un ragazzo con la testa sulle spalle, etica del lavoro, amore per il gioco e notevoli fondamentali (aggregato a Team USA l’estate scorsa a Las Vegas), di contro ci sono questi limiti strutturali e non c’è molto altro potenziale da sviluppare.

Il paragone che viene più speso è quello con Ryan Anderson anche se, per la grande varietà di armi offensive, ricorda un po’ Glen Rice, un’ala con un arsenale offensivo di notevole varietà ma con un atletismo molto limitato. Vero anche che Rice giocava in una NBA degli anni ’90 ben diversa in termini di ritmo, di velocità e di atletismo. McDermott appare più completo di Ryan Anderson, più esterno, anche se Doug potrebbe rivestire bene i panni dello stretch four che va tanto di moda, con in più la capacità di mettere palla per terra e anche andare in post basso. Aldilà di come andrà la sua carriera tra i professionisti, resta un giocatore di culto a livello collegiale e rimarrà nella storia come uno dei più grandi attaccanti e realizzatori della storia NCAA.

3 Commenti

  1. Sarà’ anche una promessa del basket ma ha uno stile nel tiro davvero pessimo quando uno tira in quel modo farà’ poca strada.

  2. Talento puro che respira basket sin da bambino e conosce il gioco come nessuno nel College…L’attuale NBA ricca di talenti fisici sarà più bella con un giocatore tecnico ed intelligente come lui…”Old Style” di lusso.

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