Settimana NBA: Noah, Harden e i Clippers meglio di tutti

13
1918

Best of the East

 

Best Team: New York Knicks

Una settimana fa erano con un piede nel fosso, oggi hanno fatto quattro passi importanti per risalire e, forse, c’è luce in fondo al tunnel. Una netta vittoria a Minneapolis, un’ancor più netta affermazione al Madison contro i Jazz, un successo convincente a Cleveland per allontanare, seppur di poco, i Cavs, ed infine la vittoria facile ma mai scontata per questi Knicks, contro i Sixers. La lotta per l’ottavo posto, ora, si è infiammata anche ad Est. New York (25-40), Detroit (24-39) e Cleveland appunto (24-40) sono tutte all’inseguimento disperato degli Hawks (27-35), anche se neppure i Bobcats (30-34) possono stare tranquilli. Un ottimo Carmelo Anthony, un grande Amar’e Stoudamire e il ritorno decisivo di Tyson Chandler hanno ridato linfa ai Knicks e aperto una striscia vincente che, se continuasse, potrebbe decidere la loro stagione per il meglio. A meno di 20 partite dalla fine della regular season non si può più fare calcoli e, soprattutto, non si può più sbagliare.

Best Player: Joakim Noah

Se i Bulls sono al quarto posto complessivo ad Est, con una sola sconfitta in più dei Raptors, terzi, anche senza Derrick Rose, molto lo devono alla loro guardia… ehm al loro centro, Joakim Noah. L’errore, per quanto voluto, potrebbe sembrare banale, ma le cifre del francese nelle ultime cinque partite giocate parlano chiaro: 13.6 punti, 9.8 rimbalzi e 7.8 assist, con due triple doppie effettive ed una tripla doppia mancata di tre assistenze nella vittoria all’overtime sugli Heat. Non solo, perché Noah sta tirando poco sotto il 60% dal campo e sta fornendo delle prove difensive magistrali che hanno, tra le altre, tirato il freno ai Big Three nell’ultima uscita di Chicago. Nonostante le sconfitte contro Nets e Grizzlies, sono arrivate due vittorie contro Knicks e Pistons, oltre alla recente già citata. Chi pensava che la stagione di Chicago fosse stata segnata dal nuovo infortunio di Rose, non aveva fatto i conti con Noah. E adesso, per chiunque si troverà di fronte la squadra di Tim Thibodeau ai playoff, saranno dolori.

 

Best of the West

 

Best Team: Los Angeles Clippers

Attenzione, perché i Clippers hanno deciso di rivoluzionare la graduatoria della Western Conference, fino ai piani altissimi. E non hanno intenzione di fermarsi. Sono otto adesso le vittorie consecutive, 45 i successi totali a fronte di 20 sconfitte e sole 2.5 le partite da recuperare sul primo posto, occupato dagli eterni Spurs. Dopo aver vinto in maniera più che convincente a Phoenix, ecco che i Clippers infliggono ai Lakers non solo una sconfitta nel derby, non solo la peggior sconfitta di sempre nella stracittadina, davanti al pubblico dello Staples Center, ma la debacle peggiore nella storia della franchigia (-48), prendendosi pure una piccolissima rivincita sul passato. Ecco poi il successo di misura sugli Hawks e la nuova affermazione sui Suns. Se San Antonio (6 vittorie di fila) e Houston (5) non fossero anch’esse in striscia vincente, per LA ci sarebbe un posto assai migliore del quarto attuale. La vetta, però, è così vicina che sarebbe un peccato non crederci fino in fondo. E sorprendere, per la prima volta, tutta la NBA.

Best Player: James Harden

I Rockets stanno volando. Delle ultime 17 partite ne hanno vinte 15, di cui le ultime cinque consecutivamente. Hanno raggiunto il terzo posto nella Western Conference e, come i Clippers, sono a 2.5 partite dalla vetta. Tutto può ancora succedere. Certo poi se in squadra c’è il miglior giocatore a Ovest delle ultime due settimane di NBA, allora si parte con una marcia in più. Dal 1 febbraio, Harden ha segnato 28 punti di media con il 48.7% dal campo, ha chiuso per tre volte a più di 10 assist, di cui due nelle ultime cinque, e ha rubato per ben sette volte 3 o più palloni. I recenti successi contro Pistons, Heat, Magic, Pacers e Blazers, per altro con tre delle possibili e probabili pretendenti al titolo, sono anche e soprattutto opera sua. Ad Ovest, al momento, nessuna squadra è già sicura dei playoff e men che meno c’è qualche team sicuro della posizione in cui si trova al momento. I Rockets continueranno a volare fino al primo posto o finiranno a metà graduatoria? Chiedetelo prima di tutto ad Harden. James, Harden.

 

Best of the Rest

 

SPURS ON TOP: chiamarli evergreen, ormai, non fa più nemmeno notizia. Sei vittorie consecutive, nove nelle ultime dieci partite giocate, e gli Spurs (46-16) volano in testa alla Western Conference, ricacciando indietro gli attacchi di ogni avversario. Unica squadra della Lega con meno di dieci sconfitte in trasferta (23-8, medesimo record che in casa), San Antonio si è anche regalata un netto successo contro gli Heat (+24) per “vendicare” la sconfitta delle scorse Finals. O per avvisare che i texani, in ogni caso, ci sono ancora.

FIGHTING GRIZZLIES: la bella vittoria dello United Center, in una sfida dalle forti emozioni difensive, contro i Bulls e la successiva contro i sorprendenti Bobcats, ha portato a quattro le vittorie dei Grizzlies nelle ultime cinque partite giocate, che diventano poi nove se si analizzano le ultime dodici. Il record (39-29), oggi, è da playoff con l’ottavo posto nelle mani, ma Phoneix, nona, insegue a una sconfitta di distacco. Occhi ben aperti, se si vuole proseguire la stagione.

 


 

Worst of the East

 

Worst Team: Detroit Pistons

Altre tre sconfitte di fila e fanno dieci nelle ultime dodici uscite dei Pistons. Se si analizzano le quattro consecutive prima della vittoria sui Knicks, almeno Detroit ha l’alibi di averle subite da quattro squadre che, con tutta probabilità, faranno i playoff nella durissima Western Conference. Dopo la vittoria su New York è arrivata una nuova debacle contro i Bulls, accettabile, anche se, per andare ai playoff, battere qualche team con un record vincente, ogni tanto, servirebbe. Le ultime due, però, al cospetto dei T-Wolves, già fuori da ogni discorso per la post-season ad Ovest, e dei Celtics, in una stagione di transizione e piena ricostruzione, non hanno nessuna scusante. Ad oggi, il record di 24-39 in maniera incredibile non li condanna, visto che Atlanta ha deciso di farsi del male da sola nell’ultimo periodo. Certo una squadra che ha un record di molto negativo tanto in casa (14-20), quanto in trasferta (10-19), ai playoff non potrà certo fare molta strada. Ma sarebbe già qualcosa.

Worst Player: Luol Deng

Cleveland sta avendo una stagione da mal di mare. Deng, che doveva essere il timoniere a salvare la nave, si sta dimostrando un marinaio dalla scarsa esperienza, troppo poco per riportare i Cavs sani e salvi a riva. Dopo le cinque vittorie consecutive di febbraio, che seguivano a una striscia di sei sconfitte, ecco altre tre disfatte e due successi. Marzo doveva cominciare con i migliori auspici se si voleva sperare in qualcosa di grande. Ed invece Cleveland ha gettato nuovamente tutto al vento con quattro sconfitte contro Grizzlies, Spurs, Bobcats e Knicks. Deng ha tirato oltre il 35% dal campo e segnato più di 15 punti solamente contro San Antonio, mentre la media nelle restanti tre è di 10 punti con il 30.2% al tiro, con poco più di 6 rimbalzi e 2 assist. Se i Cavs avessero messo in cascina anche solo la metà dei match citati in precedenza, sarebbero loro ora i primissimi inseguitori degli Hawks per i playoff. Sembra proprio, però, che quest’anno in Ohio si sia abbonati al naufragio.

 

Worst of the West

 

Worst Team: Phoenix Suns

Che sia la franchigia dell’Arizona la vittima designata ad abbandonare la stagione anzitempo e chiudere al nono posto in Western Conference? Con due sconfitte di fila, sei nelle ultime nove giocate, i Suns si sono messi nei guai. Ora, a quota 36-27, sono a una sconfitta di distanza dai Grizzlies ottavi e a una partita e mezzo dai Mavericks settimi, anche se tutto, come ben sappiamo, può ancora succedere in questi ultimi match di regular season. Se non si può accusare Phoenix per le ultime tre sconfitte contro Warriors e Clippers due volte, certo bisognerà vedere quanto peseranno invece le due precedenti contro T-Wolves e Jazz. Sarebbe un peccato non vederli ai playoff in una stagione così sorprendente e non ammirare, anche in post-season, i progressi straordinari di Goran Dragic (20.6 punti e 6.2 assist di media), le magie di Gerald Green e le prestazioni di questa frizzante squadra. I prossimi impegni non sembrano proibitivi in casa Suns. Servirà vincerle tutte.

Worst Player: Reggie Jackson

I Thunder, con le due recenti sconfitte al cospetto di Suns e Lakers, hanno perso la vetta ad Ovest. Colpa dei cinque KO nelle ultime otto uscite, che hanno lasciato via libera agli Spurs, in serie positiva. Se Kevin Durant sta continuando una stagione straordinaria, forse da miglior giocatore della Lega, e Russell Westbrook è tornato a pieno ritmo, sfornando delle ottime prestazioni, Reggie Jackson, invece, sembra aver sofferto il rientro del compagno. Oltre al minutaggio ben più risicato, quasi 10 minuti in meno sul parquet nelle ultime sette partite rispetto alle sette precedenti, Jackson, nelle cinque sconfitte di cui si parlava sopra, ha messo a segno solamente 8.8 punti, tirando con il 34.9% dal campo, con 3 assist di media e mettendo in mostra solo in parte le ottime qualità che possiede. Certo se per i Thunder il rientro di Westbrook non può che essere una notizia positiva, altrettanto, forse, non potrà dire Jackson. Ora, però, c’è da pensare solo a come riottenere la vetta ora.

 

Worst of the Rest

 

NOT USUAL PACERS: che sta succedendo ad Indiana? Quattro sconfitte consecutive e primo posto a serio rischio anche se, ultimamente, pure gli Heat viaggiano a corrente alternata. Se contro i Warriors è arrivata una sconfitta di misura, Bobcats, Rockets e Mavericks hanno invece passeggiato su quella che è sempre stata, negli ultimi tempi, una delle migliori difese di tutta la NBA. L’obiettivo playoff è già stato raggiunto, ma i Pacers avevano messo in programma la testa della graduatoria. Occhio a non perderla.

SIXERS-LAKERS? NOT ANYMORE: dato il recente ritiro della maglia numero 3 di Allen Iverson, si è parlato spesso di quelle Finals del 2001, che hanno visto di fronte Sixers e Lakers. Ad oggi, queste due nobili decadute, stanno lottando solamente per un obiettivo ben diverso: l’ultimo posto, ad Est e ad Ovest rispettivamente. Diciassette sono le sconfitte consecutive di Philadelphia (15-48), mentre per Los Angeles (22-42) è arrivata la peggior disfatta di sempre, per altro in un derby contro i Clippers. Basterà abbandonarsi ai ricordi?

13 Commenti

  1. Come temevo, il rientro di Westbrook, peraltro indispensabile per puntare all’anello, ha scombinato OKC, peggiorandone i risultati.
    La colpa non è certo sua, ma dei comprimari, che non hanno la personalità necessaria.
    Però mi chiedo: non è che, per caso, Durant non finirà per volersene andare da OKC, dove, a parte Westbrook, gli altri sono insufficienti per vincere l’anello?
    Spero di sbagliarmi, ma questa OKC mi ricorda un poco la Cleveland di LeBron.
    Staremo a vedere.

    • … io vedo una similitudine nel “arriva Russel crolla Jackson” e “arriva Turner e crolla Born Ready” … psicologia ed equilibri fanno la differenza.

    • No va beh la Cleveland di Lebron era più scarsa di questi Thunder!
      Ibaka e Westbrook sono superiori a tutti gli elementi che hanno composto il roster di Cleveland.
      Il problema di Okc secondo me, che a parte l’allenatore che io ritengo non all’altezza, non è così chiara la leadership di Durant.
      Perchè se a parole è lui l’uomo franchigia, il go to guy ecc ecc, capita spesso di vedere un westbrook gestire più possessi di KD… E magari prendersi più tiri, inoltre non li ritengo veramente complementari come tipo di gioco, trovo piuttosto che si spartiscano i possessi…
      Ibaka secondo me è un componente ideale per una contender! Lungo rim protector e difensore in costante miglioramento, offensivamente migliorato (il tiro dalla media addirittura da tre dagli angoli quando capita), manca in post (che novità).

      • Preciso meglio. OKC mi ricorda un POCO Cleveland, nel senso che i Big non possono vincere da soli l’anello, per cui i cd. “comprimari” devono essere in grado di dare un contributo di qualità nei minuti che vengono loro concessi. Posto che Westbrook non mi pare in grado di fare ulteriori salti di qualità, e Durant più di così non può fare, vincere dipende proprio dai comprimari. A me pare che quelli di OKC stiano dimostrando limiti che riescono a superare, come a Cleveland, dove LeBron non è/sarebbe mai riuscito a vincere. Nei Lakers del 2009/10, oltre a Kobe e Gasol c’erano Bynum, Odom, Fischer (più giovane di quello di OKC), tutti giocatori che sanno stare al proprio posto e che sono capaci di assumersi le proprie responsabilità, prendendo le iniziative necessarie in campo. Questo tipo di giocatori, che non sono dei Big ma ti fanno vincere, mancano a OKC.

        • Ibaka?R.Jackson?Lamb?Per me non quest’anno ma il prossimo (con Jackson,Lamb e P.Jones con un’anno di esperienza in piu’)OKC puo’ambire all’anello.Sempre considerare che questo è di fatto il primo anno post trade-Harden

          • Sono daccordo con Jacopo c’è margine Durant deve avere pazienza! E inoltre ho ben paura che quello di KD non sia il suo massimo… Ho davvero paura..
            Westbrook? No non può migliorare ulteriormente, è già una PG completa deve assolutamente lavorare per custodire più a lungo possibile quel fisico e quell’atletismo!
            E inoltre deve iniziare a usare quell’attrezzo che serve a tenergli staccate le orecchie………..
            Se solo rallentasse un pelo e usasse un po’ di più sto cervello…..

          • Una squadra meglio attrezzata di OKC dove la vuole trovare Durant? Io direi che sta messo più che bene…
            A limite può aspettare la free agency di Lebron e seguirlo ovunque vada… 🙂 penso però sia illegale!

    • Spostava…quest’anno è molto in calo.Pero’si quando era a Dallas,nel 2011,ci ha fatto vincere un’anello da fattore:è stato il miglior difensore NBA in quella stagione

      • A suo modo sposta ancora, basti vedere il suo atteggiamento nelkle ultime partite e i risultati ottenuti, rispetto all’apatia nelle gare precedenti. Questo per dire che se riacquista voglia di giocare, in una squadra come ny può fare la differenza e contribuire ad alzare il livello dei compagni-.

DICCI LA TUA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.