Road to playoff: sarà l’anno buono per i Clippers?

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Il 24 giugno 2013 nella città degli Angeli, sponda Clippers, arrivò Coach Doc Rivers (campione NBA con i Boston Celtics nel 2008) per sostituire quel Vinny Del Negro che, qualche giorno prima, aveva visto capitolare la sua squadra contro i Memphis Grizzlies nel primo turno playoff. Il compito che attendeva l’uomo di Chicago era arduo: dare una mentalità da titolo ad un roster forte ma inesperto. La regular season procedette secondo le alte aspettative della critica: infatti, i Clippers conclusero la stagione al terzo posto alle spalle dei San Antonio Spurs e degli Oklahoma City Thunder, con un record di 57-25 (una vittoria in più dell’anno prima).

Nel primo turno playoff i californiani si liberarono con estrema difficoltà dei Golden State Warriors, riuscendo a strappare il pass per le semifinali solo in gara 7 ma, al turno successivo, lo strapotere dell’MVP Kevin Durant e dei suoi Thunder fu nettamente decisivo sulla squadra di Doc Rivers, battuta per 4-2 e costretta ad andare in vacanza prematuramente.

All’inizio di questa regular season (dopo la prevedibile discesa degli Spurs), i Clippers, forti di due semifinali di Conference raggiunte negli ultimi tre anni, potevano aspirare di diritto a diventare il nuovo traino della Western Conference. Invece, la franchigia californiana, dopo tre quarti di stagione regolare messa alle spalle, viaggia a ritmi ben al di sotto delle aspettative occupando, al momento, un anonimo quinto posto  con un record poco superiore al 60% di vittorie.

Gli alibi dell’ipercompetitività della Western Conference e dei molti infortuni reggono poco: Los Angeles è una città che non si accontenta e un altro fallimento potrebbe costare caro a Doc Rivers. Con i playoff ormai alle porte, quale ruolo potranno ricoprire CP3&Co. nella corsa al Larry O’Bryen Trophy 2015?

Partiamo dai fattori positivi

I Los Angeles Clippers sono il secondo miglior attacco per 100 possessi dell’intera NBA (106 a partita), in quanto coniugano eccellentemente il pick and roll, giocato da Paul e uno a turno fra Griffin e Jordan, ai tiri dalla media-lunga distanza grazie a veri e propri cecchini del calibro di J.J. Redick, Matt Barnes, Jamal Crawford e lo stesso CP3.

Nel roster dei californiani sono annoverate due star assolute dell’intera lega: Chris Paul, miglior playmaker assoluto con una media di 10 assist a gara, e Blake Griffin, 4 volte NBA All-Star a soli 26 anni. Se questo non bastasse a rendere i Clippers una squadra da titolo, si aggiunga anche che il DeAndre Jordan visto quest’anno viaggia a ritmi che definire alla Bill Walton non sarebbe “sacrilego”: miglior rimbalzista (14.7 a gara), miglior percentuale realizzativa (71, 6%), nella top 5 delle stoppate (2.2 a gara).

Infine, da non dimenticare la presenza di Jamal Crawford dalla panchina, eletto Sixth Men of the Year appena pochi mesi fa, che si sta rapidamente riprendendo dall’infortunio e che potrà essere determinante per gli equilibri offensivi del quintetto californiano.

Allora cosa manca per il salto di qualità?

Ci sono tre fattori tecnici da considerare: la poca profondità del roster, il ruolo di Small Forward, la difesa.

Eccetto il già citato Crawford, infatti, gli uomini in panchina non sembrano poter sostituire degnamente i cinque iniziali: Big Baby Davis, Spencer Hawes, Turkoglu, gli ultimi arrivati Nate Robinson e il figlio di Doc (tale Austin Rivers) sono giocatori discontinui che non riescono a dare il giusto rifiato ai titolari, fattore che alla lunga può risultare sanguinoso in una serie di playoff.

Il ruolo di ala piccola è ricoperto da Barnes. Matt è un giocatore validissimo con un unico serio problema: l’irruenza. Nelle partite in cui la squadra è in difficoltà, lui risulta essere sempre tra i peggiori sul parquet: pessimo in difesa, eccessivamente nervoso, collezionista di falli tecnici (12 finora in stagione) e di risse sfiorate, unito ad una fragilità mentale preoccupante in vista della post-season. Il suo sostituto sarebbe Turkoglu, ma gli infortuni e la carta d’identità non lo rendono un’eccezionale alternativa. Ecco perchè sarebbe servito un innesto prima della deadline (Wilson Chandler?) ma non è arrivato.

Dulcis in fundo, ad un attacco tra i migliori della lega, fa da contraltare una difesa a dir poco deficitaria. La presenza di Jordan assicura una tranquilla protezione del ferro, ma i tiri dalla media-lunga distanza e i troppi tiri liberi concessi risultano essere un fardello insostenibile per un team che punta ai piani altissimi; al momento i Clippers sono diciannovesimi per punti concessi a gara (100.6).

Tutto ciò, però, non basta a definire concretamente i problemi della squadra di Doc Rivers. I fattori tecnici servono solo a mascherare le reali grane, che sono per lo più mentali. Basti pensare che i losangelini sono la franchigia che ha preso più tecnici in stagione: coach e giocatori protestano spesso con gli arbitri, giocano sempre nervosi, sono fragili psicologicamente e troppo dipendenti dalle prestazioni di Paul, non riescono evidentemente a gestire la troppa pressione che la Los Angeles cestistica gli pone addosso.

Tutto ciò finisce ovviamente col riversarsi sulle prestazioni in campo, in netto calo rispetto alle due stagioni precedenti, che rischiano seriamente di ancorare la squadra all’eterno ruolo di loser. Volendo azzardare un pronostico della post-season, questi Los Angeles Clippers rischiano di risultare il vero fanalino di coda nella corsa al Best of the West.

4 Commenti

  1. mi dispiace moltissimo per Kd!!! verra accreditato da tutti come un perdente (sinora) mentre a mio parere è uno degli scorer piu forti degli ultimi anni a mio parere anche migliore di bryant l unico suo problema è che non ha mai avuto dei compagni all altezza e il giusto allenatore! il 1 che mi dice che kobe è un vincente lui no lo sbrano!!!

  2. Detto sinceramente i Clips non mi convincono. Immagino che il loro target sia il titolo, ma se arrivano in finale a ovest per conto mio è già un risultato oltre le MIE aspettative.
    Riguardo a KD mi spiace moltissimo: se arriveranno ai PO questa squadra nel bene o nel male sarà sempre più nelle mani di RW. Auguri ai dirigenti di OKC …

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