Corsa all’MVP: chi può vincerlo? Le nominations

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Corsa all'MVP NBA © sportsrants.com

Chi merita il premio di MVP della Regular season NBA? C’è chi sostiene che debba vincerlo il miglior realizzatore, chi l’attaccante più pericoloso o il miglior stats-man, chi stravede per il giocatore più atletico e scintillante e chi predilige la concretezza di un grande difensore o di uno completo su entrambi i lati del campo. L’unica certezza è che ad averlo vinto, anche ripetutamente, sono sempre stati grandi protagonisti della storia di questa Lega: il primo a vincerlo fu Bob Pettit degli Atlanta Hawks nel lontano 1956, poi sono arrivate le 6 vittorie di Kareem Abdul-Jabbar, le 5 di Bill Russell e Michael Jordan, le 4 di Lebron James, fino ad arrivare alla prima vittoria dell’attuale detentore Kevin Durant di Oklahoma City.

La regular season è alla volata finale, così come la corsa all’ambito riconoscimento individuale, che quest’anno è senza ombra di dubbio la più entusiasmante e incerta di sempre; sono ben 5, infatti, i papabili aspiranti al ruolo di miglior giocatore della stagione: Stephen Curry, James Harden, Russell Westbrook, LeBron James ed Anthony Davis. Proviamo ad individuare pro e contro dei candidati.

 

STEPHEN CURRY (Golden State Warriors)

Dicevano non sei forte abbastanza, dicevano non sei alto abbastanza; non li ho mai ascoltati!“. La storia di Steph è la storia di un predestinato; sua mamma pregava perchè Dio gli donasse quei centimetri necessari per sfondare in NBA, al resto ci avrebbe pensato quel bambino di Akron (Ohio), che fin da subito mostrava lampi di genialità cestistica ereditati da suo padre Dell, ex grande tiratore degli Charlotte Hornets.

Scelto alla #7 da Golden State al Draft 2009, l’ex playmaker degli Wildcats di Davidson ha sempre dimostrato uno straordinario talento come raccoglitore di highlights (chiedete a Chris Paul), un’eccellente media realizzativa e grandi doti di passatore. Le sue abilità sono migliorate progressivamente e oggi, all’età di 27 anni, è probabilmente il miglior playmaker in circolazione, ma anche e soprattutto il leader e trascinatore della squadra più forte dell’intera Lega (63-15).

Le sue cifre in stagione sono pazzesche: 23.7 punti, 7.9 assist, 4.3 rimbalzi, 2.1 rubate, 28.08 PER; tira con il 48.2% dal campo, è il miglior realizzatore di tiri liberi con il 91.6%, ha realizzato 22 doppie-doppie. Il sistema ideato da Steve Kerr sposa alla perfezione il suo modo di giocare e Steph risulta essere oggi il principale candidato nella corsa all’MVP.

JAMES HARDEN (Houston Rockets)

Inutile iniziare le frasi con i se, suonano come scuse. Io non le cerco!“. La Barba più famosa d’America (scelto nel 2009 da OKC) a 25 anni ha raggiunto la piena maturazione e sta trascinando i Rockets ai vertici della Western Conference. Il suo stile è un mix di eleganza, potenza, velocità ed efficacia, giocato a velocità imprevedibili. Quest’anno le sue statistiche sono da capogiro: miglior realizzatore con una media di 27.6 punti a partita, conditi da 7 assist e circa 6 rimbalzi a partita che gli fruttano un PER da 26.65; è primo nella lega per tiri liberi tentati (più di 10 a partita) con una precisione di circa 86%: praticamente raggiunge la doppia cifra di punteggio soltanto con i tiri dalla lunetta, a cui vanno aggiunte le discrete percentuali dall’arco (3 realizzati su 7 tentati) e qualche tiro che si costruisce dal mid-range. Se tutto ciò non bastasse, a dimostrazione di quanto il suo gioco sia incisivo per le sorti dei texani, è stato calcolato che il 65% dei possessi dei Rockets si concludono con un tiro, un assist, un fallo subito o una palla persa dal Barba. Quest’anno ha messo a referto 19 doppie-doppie e 3 triple doppie.

La sua pecca è la difesa: è lui stesso ad ammettere che deve migliorare nel leggere in anticipo i movimenti degli avversari e le linee di passaggio, poiché l’attacco vende i biglietti ma le difese vincono le partite. Infine, per essere un vero leader deve moderare il suo caratterino che finora gli è costato 4 tecnici e ben 2 flagrant.

RUSSELL WESTBROOK (Oklahoma City Thunder)

Il mio motto è giocare arrabbiato!“. Il playmaker di OKC, anche grazie ai persistenti problemi fisici di Durant, è senza dubbio il giocatore più decisivo della Lega e grazie alle sue grandissime prestazioni sta trascinando la franchigia guidata da Scott Brooks a giocarsi i playoff. Dopo l’infortunio alla mano destra subìto in una gara di inizio stagione contro i Clippers, i Thunder erano scivolati in fondo alla Western Conference; poi il Ninja è tornato a giocare a ritmi folli (i suoi!): attaccare in continuazione il ferro oppure arrivare fino alla linea dei tiri liberi e decidere se concludere o scaricare su qualche tiratore dall’arco.

Le sue statistiche sono spaventose e lo portano di diritto ad essere tra i principali candidati al ruolo di MVP: miglior realizzatore con 27.5 punti a partita, conditi da 8.6 assist, 7.2 rimbalzi che gli fruttano il secondo più alto PER dell’intera Lega (29.34), ma soprattutto 27 doppie-doppie e dicasi 11 triple-doppie (più una cancellatagli). Ah non dimentichiamoci che è stato pure nominato miglior giocatore dell’All Star Game!

Westbrook però è, contemporaneamente, croce e delizia di questi Thunder: è vero che è il leader tecnico e carismatico della franchigia, ma i suoi 21.4 tiri tentati a partita, il suo 81% di possessi giocati dell’intera squadra, le sue errate letture di gioco nei momenti topici di un match, i troppi tiri forzati e presi nei primissimi secondi dell’azione, lo rendono ancora un giocatore leggermente acerbo e difficilmente un vero MVP.

LEBRON JAMES (Cleveland Cavaliers)

25.7 punti, 7.3 assist, 5.9 rimbalzi, 26.05 PER, 49% di precisione dal campo, 20 doppie-doppie, una tripla doppia, il tutto in 36.3 minuti a gara. Sono statistiche da MVP? Si, se non ti chiamassi LeBron James e se quel riconoscimento non l’avessi vinto già 4 volte. Perché da un extraterrestre ci si aspetta sempre di più e quando non giochi la tua migliore stagione della carriera vieni bollato come “quasi flop”. Difficile bollare tale il 23 di Akron, la sua franchigia è comunque tra le favorite per vincere l’anello, ma dal più forte giocatore del Pianeta ci si aspetta che alzi l’asticella di anno in anno. Difficile che porti a casa il riconoscimento di MVP della Regular Season, non improbabile che a giugno si porti a casa quello delle Finals.

ANTHONY DAVIS (New Orleans Pelicans)

Prima scelta assoluta nel 2012 fa alla tenera età di 19 anni ma fresco di titolo NCAA con Kentucky, il Monociglio più famoso della pallacanestro è diventato rapidamente la Power Forward più forte nel panorama NBA. Le statistiche dimostrano come flirti spesso e volentieri con la doppia-doppia (già 40 in stagione): 24.7 punti a partita, uniti a 10.4 rimbalzi, 2.9 stoppate, con un PER di 31.14 e una percentuale di tiro del 54%. Miglior stoppatore, secondo miglior rimbalzista, miglior PER, tra i realizzatori più prolifici: cosa manca per vincere l’MVP? Una squadra da titolo, o quantomeno da playoff, per i quali i Pelicans stanno lottando ed è solo grazie a AD se sono in questo discorso. Ma a 22 anni dimostra di avere dei margini di crescita impensabili e quel riconoscimento così ambito un giorno, non troppo lontano, sarà suo.

5 Commenti

  1. Curry, facile facile, perchè ci sono 2 fattori che non sono stati menzionati: Vittoria nella gara dei 3 punti e il record di Golden State.

    Perchè è inutile cercare di spiegare una sigla di per se stessa perfetta:
    Most Valuable Player.

  2. Anche io vado con Curry e con ampio margine, spettacolare e primo violino della squadra con il record di vittorie di quest’anno oltre che faccia pulita (il che non guasta al livello di marketing).
    Harden ha elevato il suo gioco ma non abbastanza (tralasciando i liberi che si conquista con sceneggiate da paura, è migliorato in difesa, in lettura del gioco e soprattutto da 3), Westbrook forte ma troppo solista, Lebron ha giocato per far prendere il ritmo alla squadra (anche se Love ancora non si è integrato).
    L’unico che per me lo può contendere è Davis, dominante come non si vedeva dal primo Duncan (o dall’anno magico di Howard), ma paga le troppe assenze ed un record di squadra non eccellente.

  3. Certo che pensare che una cittadina come Akron (circa 200 mila abitanti, mica una megalopoli) abbia dato i natali a LeBron, Steph Curry e SOPRATTUTTO a Joe Blair fa un po’ impressione…. 🙂

    • non cè molto altro oltre al basket a cui dedicarsi, sono sicuro che anche rio avrà molti nazionali brasiliani a cui ha dato le origini

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