Grizzlies a un bivio: trattenere Marc Gasol o rifondare?

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Marc Gasol,   Memphis Grizzlies - © 2015 twitter.com/memgrizz
Marc Gasol, Memphis Grizzlies – © 2015 twitter.com/memgrizz

I Memphis Grizzlies sono reduci da una cocente eliminazione nelle semifinali della Western Conference ad opera dei Golden State Warriors. Sicuramente competere con la superpotenza dell’MVP Steph Curry era molto difficile, ma in Tennessee c’è qualcuno che vede il bicchiere mezzo vuoto per l’ennesima occasione gettata al vento. La regular season dei Grizzlies è stata sbalorditiva fino all’All Star Game, a lungo secondi dietro i Warriors e tra le favorite alla vittoria dell’anello; poi infortuni, fatica, appagamento hanno inceppato un meccanismo che sembrava perfetto.

Nonostante tutto la franchigia guidata da coach David Joerger ha concluso con il 67% di vittorie e un discreto quinto posto, che gli sono valsi la serie playoff contro i Trail Blazers al primo turno, sbattuti fuori senza troppi intoppi. Poi è arrivata la semifinale contro Golden State, l’infortunio all’occhio di Conley, le straordinarie vittorie in gara 2 e gara 3, la pesante sconfitta al FedEx Forum in gara 4 e l’eliminazione per 4-2; ad un tratto i fantasmi del passato sono riaffiorati e, come nelle due stagioni precedenti, Memphis ha mancato l’appuntamento con il grande evento. C’è chi continua a sperare che presto i risultati arrivino, chi continua a credere che il roster sia da Anello; ma mai come quest’anno si è aperta una frangia che si è stancata di essere “bella e perdente”, uno di questi potrebbe essere la stella di questa squadra: Marc Gasol.

Il centro spagnolo sarà il protagonista della prossima Free Agency di luglio, insieme a LaMarcus Aldridge. Arrivato a Memphis 8 anni fa, è diventato costantemente il perno su cui la dirigenza ha pianificato il progetto che ha reso la franchigia del Tennessee una delle più agguerrite dell’intera Lega. Questa conclusa è stata la stagione della sua affermazione come star assoluta: 17.4 punti, 7.8 rimbalzi, 3.8 assist a partita; statistica migliorata nei playoff con 19.7 punti e 10 rimbalzi a partita. Fino all’eliminazione contro Golden State non aveva lasciato dichiarazioni circa le sue possibili destinazioni future (Lakers, Knicks, Mavericks, Spurs); poi poche settimane fa si è lasciato sfuggire un elogio al team neroargento di Popovich, descritto come “San Antonio è un team esemplare“. Il General Manager Chris Wallace si dice convinto che la sua stella resterà a Memphis, ma sotto sotto ha cominciato a pianificare un eventuale futuro senza Marc e una rivoluzione di gioco.

IL GIOCO DEI GRIZZLIES

Il sistema difensivo, forse il migliore della Lega, è il punto focale della tattica di Joerger. Le braccia infinite di Gasol, la potenza di Randolph, l’energia di Allen e l’intelligenza di Lee e Conley hanno contribuito ad ottenere il secondo miglior risultato per punti concessi a gara con uno strepitoso punteggio di 95.1 (solo i Jazz hanno fatto di meglio)!

A tutto ciò fa da contraltare il sistema di gioco offensivo, centrato sugli isolamenti di Gasol e Randolph, che è sembrato essere la spada di Damocle di questa squadra. L’attacco si blocca per lunghi periodi di tempo, la palla non circola a dovere, il gioco sul perimetro è fiaccato dall’assenza di giocatori importanti, dato che né Vince Carter, né l’arrivo di Jeff Green hanno saputo dare la pericolosità sugli esterni, e con Tony Allen e Randolph contemporaneamente in quintetto la palla non si muove più. La crescita di Courtney Lee e di Mike Conley hanno senza dubbio aiutato Joerger ad avere più alternative, ma gli infortuni occorsi ai due hanno costretto a rimediare sul vecchio Grit and Grind: difesa, fisico, grinta, ma anche scarsissima pericolosità offensiva. I 94 punti di media nei playoff sono la ovvia conseguenza delle lacune offensive già dimostrate durante la regular che sono puntualmente venute fuori quando ci si è trovati di fronte l’avversario peggiore di tutti.

IL FUTURO

Il lavoro del General Manager Wallace ruoterà attorno ad un quesito: lasciare andare Gasol e rivoluzionare il sistema di gioco, o offrirgli il massimo salariale e continuare sulla strada già percorsa?
Oltre a Gasol, la prossima free agency priverebbe i Grizzlies di Koufos, Calathes e Stokes, mediante i quali si risparmierebbero 25 milioni di dollari circa, da unire ai 9 possibili di player option qualora Jeff Green decidesse di non esercitarla; inoltre, Zach Randolph, che fino a quest’anno ha percepito circa 16 milioni, vedrà i due ultimi anni di contratto ridotti a 10 milioni. Insomma, sarebbe un risparmio piuttosto cospicuo che consentirebbe alla dirigenza di poter intervenire sia nella free agency che nel coinvolgimento di trade. Greg Oden, attualmente libero e grande amico di Conley al liceo e poi a Ohio State, potrebbe essere il primo arrivo qualora il roster dovesse essere menomato dei suoi lunghi più importanti. Conley potrebbe definitivamente ottenere le chiavi del gioco della squadra, ruolo che quest’anno ha dimostrato di saper tenere ben saldo.

Tenere Gasol alle cifre imposte dal mercato, in parole povere massimo salariale, significherebbe rinunciare a qualsiasi tentativo di rinnovamento attuale, poiché le casse dei Grizzlies sono già strozzate dai contratti biennali dei “senatori” Allen e Carter, che percepiranno circa 5 milioni a testa all’anno. Significherebbe proseguire il progetto di gioco attuale e attendere la fine dei contratti di Conley e Lee, entrambi in scadenza nel 2016.

5 Commenti

  1. Oden??? Con il massimo rispetto dovuto ad un giocatore estremamente sfortunato, se viene al minimo lo prendo, altrimenti non ha senso. Ma il problema non è questo. Per me la dirigenza proverà ad offrirgli il max, ma ho il sospetto che Gasol attenderà di vedere se a Mem verrà fatto uno sforzo immediato per portare qualche giocatore in grado di aiutare a vincere il titolo (ma ce ne sono in giro di così impattanti?). Se ciò accadesse potrebbe anche restare, altrimenti ci sono sirene ben più ammalianti (anche guadagnando meno).

    • Già, leggere il nome di Oden mi ha fatto sorridere. Ok, magari serve a trannere Conley in quanto suo amico, ma parlarne come possibile sostituto di Gasol è ridicolo (o almeno così sembre dire l’articolo).
      Il problema secondo me è stato Green. Se avessero trovato in lui un attaccante, capace di segnare anche quando l’attacco ristagna allora cambiava tutto. Ma Green ormai è chiaro sia una mezza delusione, o comunque non più di un discreto contributore dalla panca. Devono liberarsi di lui e trovare una SF con punti nelle mani (con una certa continuità) ed almeno un tiratore affidabile da 3. Se ci riescono fossi in Gasol resterei perchè il nucleo è più che buono, altrimenti meglio cambiare.

      • Per rispondere a Dade, l’articolo non dice che Oden sia il sostituto di Gasol, ma visto che Memphis potrebbe perdere anche Koufos, lui potrebbe essere un lungo da inserire per 8-10 minuti

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