L’ora del Prescelto è scattata: Cleveland, ora o mai più!

0
604

Messa da parte una stagione tutto sommato positiva, per i Cleveland Cavaliers è tempo di tornare a dare la caccia all’anello; quest’anno però, a differenza del precedente, non si può più sbagliare e lo stesso raggiungimento delle Finals non sembra più bastare ad una città che attende spasmodicamente quel riconoscimento che non è mai arrivato. Lo stesso Lebron James ha tuonato in conferenza stampa all’apertura del training camp in quel di Indipendence: “Non ho più tempo da perdere se voglio vincere un altro titolo NBA”; dichiarazioni che sono tese a rimarcare l’unico imperativo stagionale.

La sola strategia del GM David Griffin è stata quella di confermare in toto roster e coaching staff capaci, soltanto pochi mesi fa, di raggiungere le finali NBA.
La permanenza di David Blatt, incerta fino a maggio, si è materializzata partita dopo partita fino alla vittoria della Eastern Conference, tuttavia restano delle perplessità. Il suo rapporto non idilliaco con stampa e tifoseria e la mancanza di leadership nello spogliatoio sono problematiche che tutt’ora permangono, ma minimizzate dall’appoggio incondizionato della dirigenza verso il proprio head coach. La pressione che ricade sulle spalle dell’uomo di Boston è però elevata: toccherà a lui l’arduo compito di fornire la fluidità necessaria al gioco della squadra per mettere a tacere una volta per tutte le ingrate critiche provenienti dall’esterno.

Una volta sancita la permanenza di Blatt, Griffin ha potuto concentrarsi sulla ricostruzione di un roster che, terminati i playoff, contava praticamente i soli Kyrie Irving e Andy Varejao. Prolungati i contratti di Timofey Mozgov, il quale poteva contare su una team option, e Iman Shumpert con un quadriennale da 40 milioni di dollari, il GM si è poi occupato della rinegoziazione del contratto del leader della franchigia, Lebron James, il quale era uscito dal precedente solo per negoziare un nuovo annuale più remunerativo, fissato a quota 23 milioni di dollari. L’incognita maggiore prendeva il nome di Kevin Love, sul quale, una volta apertasi la free agency, si sono fiondati pesantemente i Lakers, volenterosi di riportare la power forward in California, dopo gli anni passati a UCLA, e metterlo al centro del loro progetto di rinascita. Inoltre, Kevin veniva da un anno complicato in quel di Cleveland, relegato al semplice ruolo di comprimario della coppia James-Irving, e scavalcato nelle rotazioni da Tristan Thompson a causa della poca attitudine difensiva dell’ex giocatore di Minnesota. Quando tutto sembrava propendere per un’imminente rottura dei Big 3 di Cleveland dopo solo un anno dalla loro costituzione, ecco però che è arrivata, quasi a sorpresa, la faraonica offerta della dirigenza dei Cavaliers: 110 milioni dollari per 5 anni, ovvero il massimo salariale, per trattenere Love in Ohio e ribadire la ferrea volontà della franchigia di puntare preponderantemente sul progetto Big 3.
Non meno importanti sono stati i rinnovi di JR Smith, Matt Dellavedova e James Jones che andranno a formare il gruppetto di specialisti che solitamente stanno bene a fianco di tre Stelle.

Ceduti a Portland Mike Miller e Brandan Haywood, andando a risparmiare 12 milioni di dollari di salary cap, si è poi potuto intervenire per puntellare il roster. Gli uomini giusti individuati da Griffin sono stati Mo Williams, vecchia conoscenza della Quicken Loans Arena nel triennio 2008-2011, convinto con un biennale da 4, 3 milioni di dollari e Richard Jefferson, ala piccola ex Mavericks, che a dispetto dei suoi 35 anni può essere ancora decisivo nell’aprire il campo e colpire dall’arco.

Per completare però il roster mancava da sistemare l’affare Tristan Thompson, tutt’altro che scontato e che avrebbe potuto portare qualche malumore in spogliatoio. Le richieste del giocatore infatti non si sposavano con quelle della dirigenza, fino a che James su Instagram ha proclamato un endorsement verso il compagno (uno dei suoi più fidi scudieri) mettendo pressione sulla società che si è di fatto trovata costretta a ri-firmarlo con un contratto faraonico: 5 anni a 82 milioni di dollari. Cifre che hanno scatenato un simpatico tweet anche di DeMarcus Cousins:

L’inizio di stagione regolare per i ragazzi di coach Blatt sta comunque ripagando i Cavs per gli sforzi economici, infatti il record di 7-1 li porta da subito in testa alla Eastern Conference, e a differenza dell’anno scorso, pur senza Irving che dovrebbe tornare a gennaio (anche se c’è molto fumo attorno al suo infortunio e ai suoi tempi di recupero), la squadra sta girando meglio, subendo meno passaggi a vuoto che l’anno scorso avevano messo sulla graticola Blatt e James. L’offensive rating rimane uno dei migliori con 106.3 e la percentuale di canestri assistiti è il 66.1%, dietro solamente a Warriors e Hawks, altro sintomo che il pallone si muove di più e meglio nell’attacco di Cleveland, mentre quello che è notevolmente migliorato è il defensive rating (98.8), cioè i punti concessi agli avversari su 100 possessi. E si sa che sono le difese a vincere i campionati.

La speranza per i tifosi dei Cavaliers quest’anno è che, giunto il momento più caldo della stagione, l’infermeria sarà vuota; perchè se resta ancora l’amaro in bocca per gli infortuni di Irving e Love negli scorsi playoff, immaginare una rivincita ancora nelle Finals può essere tutto fuorché un’utopia.

DICCI LA TUA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.