Rookies of the month, novembre: meglio Towns o Porzingis?

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Trascorso il primo mese della nuova stagione NBA 15/16, tra i mille risvolti, è interessante osservare quale sia l’andamento dei rookies. Quali sono i giovani che hanno maggiormente impressionato? Chi ha saputo confermare le alte aspettative? Ma soprattutto, è possibile stimare una prima, fuorché approssimativa, gerarchia nella lunga corsa che ci porterà al Rookie of the Year?

LA TOP 3:

#1 Karl-Anthony Towns: nato nel 1995, ala grande, di provenienza Kentucky University, college che insieme a Duke ha fornito il maggior numero di talenti nello scorso Draft, nel quale il suddetto è stata prima scelta assoluta. I Minnesota Timberwolves hanno affiancato alla prima scelta dello scorso anno, Andrew Wiggins, un’altra prima scelta, e le speranze riposte nel progetto cominciano a rendere dividendi. Messe a referto già 8 doppie-doppie nelle prime 15 uscite stagionali, i margini di crescita del ragazzone sembrano essere davvero inimmaginabili: grandi capacità realizzative, superba abilità nelle giocate in post, braccia lunghissime che lo agevolano nel taglia-fuori e nella protezione del ferro. La miglior prestazione della sua ancora precocissima carriera NBA si è verificata nella sconfitta in volata ad Orlando, quando Towns ha messo a referto una doppia-doppia da 21 punti e 12 rimbalzi. Le sue statistiche attuali sentenziano: 15.3 punti, 9.8 rimbalzi, 2.4 stoppate di media. 

#2 Kristaps Porzingis: a New York è l’uomo del momento, il vero protagonista della rinascita dei Knicks, peggior squadra della Lega soltanto pochi mesi fa e trasformati in un team capace di sbancare Oklahoma e Houston. Le pazzesche statistiche di Towns lo relegano, per il momento, al secondo posto, ma la sfida a distanza tra i due proseguirà per tutta la stagione. Appena ventenne, nato in Lettonia ma formatosi cestisticamente parlando a Siviglia, la nuova ala grande scovata da Phil Jackson alla quarta chiamata è stata capace di trasformare i fischi che avevano seguito la sua scelta, in applausi scroscianti. Coach Fisher ripone in lui grande fiducia, dal momento che è l’unico, oltre a “sua maestà” Carmelo Anthony, a possedere la licenza di sgarrare la rigidità del triangolo per tentare l’isolamento. E’ dotato di un range di tiro infinito e una stazza che gli permette di stoppare qualsiasi avversario (7 stoppate contro Houston), le sue prestazioni stanno progressivamente crescendo. Il suo score, attualmente,   attesta: 13.7 punti, 9.2 rimbalzi, 1.5 stoppate a partita. 

#3 Jahlil Okafor: ancora inspiegabile come i Lakers si siano lasciati sfuggire la possibilità di sceglierlo con la seconda chiamata. Per il momento il ventenne ex Duke University è la punta di diamante dei disastrosi Philadelphia 76ers, che a dispetto della corposità del loro reparto lunghi, lo hanno scelto con la chiamata successiva. Centro sul modello dei fratelli Gasol, capace di catalizzare il gioco su sé stesso, potenzialmente può ambire a diventare il  più forte della Lega nella sua posizione. Provvisto di mani da pianista, di una peculiare capacità di costruirsi il tiro in post o di appoggiare a canestro oltre che di una notevole abilità nel catturare rimbalzi e nel proteggere il ferro, potrebbe tranquillamente scalare le posizioni qualora i 76ers riuscissero nell’improbabile circostanza di portare a casa qualche vittoria in più. Nel testa a testa contro Towns ha fornito la miglior prestazione stagionale, mettendo a referto 26 punti conditi da 12 rimbalzi (non sufficienti per vincere il match); le sue medie, leggermente inferiori, risultano tuttavia molto interessanti: 18.4 punti, 8 rimbalzi, 1.7 stoppate. 

DA VALUTARE: 

Fuori dal podio ma comunque incoraggiante è stato l’avvio di Emmanuel Mudiay, scelto con la 7 chiamata dai Denver Nuggets. Secondo violino di Danilo Gallinari, il giovane play di origini congolesi ha messo a referto 13 punti e 6.5 assist a partita, contribuendo in maniera determinante al discreto inizio di stagione della franchigia del Colorado.

D’Angelo Russell, scelto dai Lakers con la seconda chiamata, è protagonista di un andamento piuttosto altalenante derivato soprattutto dalle pessime prestazioni della sua franchigia e dalla personalità ingombrante di Kobe Bryant, il quale lascia poco spazio di manovra al giovane play. Tuttavia ha già mostrato lampi di classe purissima e ha saputo costruirsi uno score da 10.5 punti e 4.5 rimbalzi a partita. 

Infine l’esterno dei Miami Heat, Justise Winslow, capace di realizzare 7.5 punti e 5 rimbalzi a gara. Con 28 minuti di media, il 19enne di scuola Duke è il vero sesto uomo di Spoelstra, capace di dare rifiato sia a Deng che a Bosh.

I FLOP:

Che fine ha fatto quel Mario Hezonja che durante la presason veniva etichettato come il probabile steal of the Draft? Il croato ex Barcellona, scelto addirittura alla 5 da Orlando, ha collezionato fin qui pochi minuti di media e solo 4.6 punti a partita. Probabilmente il suo adattamento alla NBA non è facilitato dalla presenza di due concorrenti nel suo ruolo, giovani e agguerriti, come Victor Oladipo e Elfrid Payton.

Pessime prestazioni anche per Frank Kaminsky, centro con una notevole esperienza universitaria e scelto alla 9 da Charlotte. 13 minuti e 4.6 punti di media è uno score ampiamente sotto le aspettative, prodotto di una debole presenza a rimbalzo ma soprattutto dalla presenza di un concorrente spietato che risponde al nome di Al Jefferson.

1 commento

  1. Winslow impressionante. Se da rookie è capace di essere così determinante difensivamente tra 4-5 anni contro Miami non si segnerà mai. Volendo fare un paragone irrispettoso nemmeno Leonard (che per me è il miglior difensore tra gli esterni) è al suo livello.

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