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I numeri delle Finals NBA: repeat pazzesco, tra Warriors e Cavaliers sarà battaglia vera

Finals NBA 2016 - © 2016 twitter/NBA

Finals NBA 2016 – © 2016 twitter/NBA


Non ci sono più scuse che tengano, per Cleveland questo è l’anno più propizio per cominciare a scrivere la propria storia nel basket e nello sport americano. LeBron James porta sulle spalle il peso psicologico di poter regalare un sogno in città, ma avrà di fronte gli indomiti Warriors, galvanizzati, anche se non certo riposati, dopo le sette battaglie contro gli intrepidi Thunder, lasciati sulla porta dopo una serie pazzesca. Le Finals NBA sono uno spettacolo assoluto e quest’anno si annunciano tanto avvincenti da lasciare senza fiato. Riuscirà il Re a diventare tale anche in Ohio, o Steph Curry guiderà il repeat, riportando il titolo in California?

ALLA VIGILIA

Solitamente, dopo un record di 73-9 in regular season, si direbbe che una squadra possa dominare su qualsiasi palcoscenico venga posta. Eppure, Oklahoma City ha dimostrato che Golden State è umana, portandola ad un passo dal tracollo. Al contrario, i Cavaliers devono ancora trovare un reale avversario nell’Est odierno, quando si tratta di playoff. Motivo per cui 14 sfide, con un brivido provato soltanto contro i tenaci Raptors, sono state sufficienti per tornare all’atto conclusivo, questa volta con un roster al completo e competitivo al massimo delle proprie potenzialità. L’una è diventata la decima squadra nella storia NBA a rimontare da un 1-3 di svantaggio in una serie, l’altra ha festeggiato il Prescelto (e James Jones) nel raggiungere le Finals per il sesto anno consecutivo. Impresa titanica, ma che attende la propria ciliegina anche a Cleveland, dopo le due gioie a Miami, per non rendere eccessivamente ingeneroso il record del numero 23 in carriera quando si tratta di conquistare l’anello (2-4 attuale). Succede per la 14esima volta che due squadre si rincontrino per due anni consecutivi e in 7 delle precedenti 13 occasioni si è consumata la vendetta. Tornando indietro fino a gara 4 delle scorse Finals, gli Warriors hanno sempre vinto nelle ultime cinque sfide giocate, con una media di 16.4 punti di scarto. Non c’è da fidarsi di queste cifre, però, perché i Cavaliers hanno portato il loro gioco offensivo ad un livello di rendimento altissimo e la panchina, non bastasse un quintetto eccellente, ha fatto un lavoro egregio durante l’intera post-season. I 116.2 punti ogni 100 possessi sono il massimo in questi playoff e dal 1986/87, quando i Lakers si spinsero a 117.8. Dovrà ricredersi, però, anche chi pensa che, se un James monumentale l’anno passato ha tenuto in piedi la serie da solo, quest’anno, di conseguenza, ha in mano i favori del pronostico con Kyrie Irving e Kevin Love al suo fianco. I californiani hanno un 73-9 ed una stagione leggendaria da difendere, ad ogni costo.

MATCH-UP E UOMINI CHIAVE

Gli Warriors sono la miglior squadra del pianeta quando sono in grado di far girare palla a dovere e segnare triple a ripetizione. Una formula in apparenza semplice, ma tremendamente efficace se si esprime in 109.8 punti ogni 100 possessi in questi playoff, con assist sul 62% dei canestri messi a segno. Se il tiro da oltre l’arco funziona, Golden State è pressoché invincibile. La serie contro OKC ha portato a 90 triple, un record NBA, così come lo sono state le 32 e 30 individuali rispettivamente di Curry e Thompson. I Cavaliers hanno distrutto gli avversari a suon di canestri, come detto, ed il massimo esponente delle loro grazie offensive è stato un James da 26 punti, 8.5 rimbalzi e 6.7 assist di media contro Toronto, con il 62.2% al tiro, record in carriera nei playoff. La domanda sorge spontanea, come in ognuna delle ultime sei annate: si può limitare il suo rendimento? E qui torna di moda Andre Iguodala, MVP delle Finals l’anno passato e meraviglioso interprete difensivo contro Kevin Durant nella rimonta contro OKC. Draymond Green ha dimostrato di dover crescere ancora moltissimo a livello caratteriale ed emotivo, ma resta uno dei giocatori più completi del basket odierno, come dimostra il +117 in 639 minuti con lui sul parquet in questi playoff, che diventa un tragico -8 nei 182 minuti trascorsi in panchina, oltre ai 271 contested shot collezionati finora, i quali hanno portato al misero 38.1% per gli avversari quando è stato il loro primo marcatore. Dall’altra parte c’è un giocatore in grado di smontare qualsiasi difesa e di coinvolgere chiunque nell’azione. Il giocatore chiave sarà Love. Senza un big man capace di aprire il campo sulla linea da tre punti, James è stato costretto ad attaccare continuamente il canestro nelle scorse Finals. Motivo per cui l’ex Timberwolves sarà fondamentale con le sue triple ed il suo eccellente lavoro a rimbalzo. Da oltre l’arco Cleveland ha costruito il 40.8% dei suoi tiri in questi playoff, andando a segno con la magnifica percentuale del 43.4%, costruita non soltanto da Love, ma anche da Channing Frye (57.8%), J.R. Smith (46.2%) ed Irving (45.6%). Quest’ultimo potrebbe essere la valvola impazzita di queste Finals, se terrà a livello fisico, ma soprattutto mentale.

IL PRONOSTICO

Il compito più arduo è esprimere un possibile pronostico per questa serie. Gli Warriors saranno in hype a livello mentale, ma il fisico potrebbe non reggerli altrettanto a dovere. Sono la miglior squadra nei playoff nel quarto periodo, con un +16.4 di net rating ogni 100 possessi sugli avversari ed un Curry capace di segnare 9 triple delle 12 tentate nei momenti decisivi del match (13/24 di squadra). Anche i Cavaliers non scherzano, se si pensa ai soli 94.2 punti concessi ogni 100 possessi nei 12 minuti finali, con l’attacco in calando, però, con l’andare delle sfide. Cleveland ha un roster quanto mai completo, con un quintetto da +21.4 punti ogni 100 possessi ed una second unit capace di dominare gli avversari, quando chiamata in causa. James ha un net rating personale di +17.3 punti, a dir poco stratosferico. Sanno tirare da oltre l’arco, come detto, ma anche trasformarsi in padroni del pitturato se serve, come dimostrato contro i Raptors, con 40.7 punti di media in quella zona del campo.

Concedendo due opzioni per un esito finale si può preannunciare, in ogni caso, un crollo psicofisico di Golden State in una delle prime due sfide casalinghe, con conseguente spostamento del baricentro in Ohio. Se Cleveland le vince entrambe può chiudere 4-2 tra le mura della Quicken Loans Arena. Se dovesse lasciar per strada una partita, allora sarà 4-3 Warriors, nel tripudio della Oracle Arena.

 

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