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Andrea Bargnani vuole tornare Mago: il ritorno in Europa dopo il fallimento NBA

Dopo 550 partite giocate si conclude l’avventura oltreoceano di Andrea Bargnani, prima scelta per i Raptors nel 2006. Dopo sette stagioni in Canada è volato tra il 2013 ed il 2015 ai Knicks, salvo poi chiudere l’esperienza a stelle e strisce l’anno passato ai Nets. Ora lo aspetta il Baskonia, sperando che il nativo di Roma possa tornare ad essere deciso e decisivo. Cercando di capire cosa non ha funzionato dal 2006 a questa parte, riviviamo gli anni in NBA di quello che gli americani considerano “one of the worst n° 1 draft picks ever“.

Andrea Bargnani - © 2016 twitter.com/baskonia

Andrea Bargnani – © 2016 twitter.com/baskonia

Il nostro connazionale sarà la settima prima scelta assoluta del Draft a giocare in Europa, dopo Kent Benson, scelto nel 1976 e Cantù nel 1989/90, Mychal Thompson, 1978 e a Caserta nel 1991/92, Joe Barry Carroll, 1980 e a Milano nel 1984/85, Ralph Sampson, 1983 e a Malaga nel 1991/92, Allen Iverson, 1996 e al Besiktas nel 2010/11 e Michael Olowokandi, 1998 e alla Virtus Bologna nel 1999/2000. Proprio quest’ultimo, malauguratamente arrivato quell’anno ai Clippers, è ritenuto il predecessore di Bargnani come peggior prima scelta. La pessima considerazione che l’italiano ha ottenuto negli Stati Uniti non è dovuta, come spesso accade, ai punti segnati. Dopo un paio di stagioni di ambientamento, in cui ha sofferto la pressione mentale e mediatica della n°1, ha infatti alzato la propria media punti a partita fino ai 21.4 del 2010/11, confermata dai 19.5 dell’anno seguente, nonostante quel maledetto infortunio che, però, ha di fatto chiuso per lui le porte di una possibile rivalsa. I 14.3 punti di media in carriera, comunque, di certo non possono essere considerati un fatturato così terribile. Il 44% dal campo ed il 35% da oltre l’arco, con una sola stagione chiusa oltre il 40%, mettono in mostra la grande incapacità di essere costante nel proprio rendimento, ma non è l’aspetto peggiore. In una Lega che ama i floor stretcher, un’ala grande adattabile a centro con tanta sensibilità ed abilità al tiro da tre punti avrebbe potuto avere un impatto notevole ed arrivare, almeno in parte, a meritare quel paragone tanto pesante con Dirk Nowitzki che ha segnato il suo arrivo oltreoceano.

Andrea Bargnani - © 2016 twitter.com/AndreaBargnani

Andrea Bargnani – © 2016 twitter.com/AndreaBargnani

Ed invece il vero Mago si è visto soltanto in una stagione e poco più, per altro con quei 21.4 punti e 5.2 rimbalzi in 35.7 minuti a partita rovinati costantemente da pessime prestazioni difensive, tanto da aver concesso ben 112.5 punti ogni 100 possessi, troppi per il leader di una squadra pur derelitta come Toronto in quella regular season da 22-60. Il suo tallone d’Achille è stata l’incapacità di difendere il canestro che ci si aspetta da un ragazzo di 2 metri e 13. Nell’ultimo anno a Brooklyn è stato il peggior rim-protector in NBA, contestando appena il 19.1% dei tiri e lasciando il 68.4% al tiro agli avversari. Bargnani ha raccolto in carriera appena il 9.5% dei rimbalzi disponibili, davvero troppo poco considerando il fisico statuario, ed ha smazzato il 7.1% di assist, meno di quanto ci si aspetterebbe da un giocatore con mani tanto delicate. E’ innegabile che la sfortuna si sia messa in mezzo dopo che, nelle prime 11 partite dopo il lockout ad inizio stagione nel 2011/12, si trovava nel momento migliore della propria carriera, con 22.3 punti a partita con il 48.9% al tiro. L’infortunio al polpaccio è stato un colpo terribile al suo morale e da lì in avanti il romano non è più riuscito a tornare ad alti livelli, continuamente colpito da problemi fisici e preda del proprio disagio in un ambiente che non lo ha mai amato. Le esperienze nella Grande Mela, tragicamente concluse nell’ultima annata ai Nets, gli hanno fatto capire che cambiare aria e tornare in Europa, dopo averla lasciata da Euroleague Rising Star, era l’idea migliore per provare a ricominciare, a 31 anni ancora da compiere.

Lo aspetta un Baskonia capace di siglare una doppia semifinale, in Liga ACB ed in Eurolega, in una sorprendente scorsa stagione, e voglioso di confermarsi ad altissimi livelli nella prossima stagione. L’occasione è di quelle ghiotte, anche in prospettiva nazionale, con Ettore Messina e tutta l’Italia che si augura di rivedere quel Mago che in gioventù aveva incantato Treviso e fatto sognare l’intera penisola.

 

3 commenti

  1. Emanuele

    28 luglio 2016 at 18:26

    La verità è che, secondo me, a Bargnani giocare a basket piace poco e niente…
    Gli americani ci hanno messo del loro distruggendolo fisicamente/psicologicamente perché non hanno voluto costruire un giocatore ma hanno cercato di adattarlo alle mode del momento ma uno con le sue qualità fisiche/tecniche (2.11 capace di tirare da 3 molto bene, guadagnare falli, mettere i liberi con l’85% e anche atleticamente buono visto che il suo primo passo manda al bar quasi tutti i centri) poteva tranquillamente stare tra i grandi di questo sport.

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    • Fabio Venturin

      29 luglio 2016 at 17:19

      Non sono proprio d’accordo che giocare a basket non gli piace, altrimenti non sarebbe arrivato dov’è e soprattutto adesso farebbe la bella vita piuttosto che continuare a giocare.

      Di sicuro psicologicamente non è stato in grado di sostenere l’impegno NBA e il suo carattere non ha aiutato. E neanche la sua volontà di migliorarsi su certi aspetti del gioco.
      Anche se c’è da dire che l’infortunio al polpaccio che l’ha praticamente stoppato mentre stava giocando da All-Star, è stato gestito/curato malissimo dalla staff medico dei Raptors. E infatti appena si sono resi conto che l’avevano curato malissimo, l’hanno scaricato a NY.

      Curioso adesso di vedere come si ri-adatta al gioco dell’Eurolega.

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  2. Iomechesonoio

    8 agosto 2016 at 12:40

    Mah,
    ho sempre pensato che dovesse tornare in Europa dove poteva essere potenzialmente dominante rispetto all’atletismo devastante degli americani…..ma dopo il preolimpico comincio a pensare che possa essere una delusione anche in Eurolega.
    Boh, non mi riesce farmelo piacere.
    Sarà che non sembra mai coinvolto emotivamente, sarà che è sempre atteso a grandi prestazioni che mai arrivano.
    Io non l’ho mai visto decisivio in alcuna partita.
    Sicuramente è un giudizio da bar ma si fa per discorrere un po’….

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