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Mercato NBA: nuovo capitolo per Durant, i Golden State Warriors

Kevin Durant - © 2016 witter.com/PlayersTribune

Kevin Durant – © 2016 witter.com/PlayersTribune


Kevin Durant era il pesce grosso della free agency NBA 2016 e la sua decisione era attesa tanto quella di LeBron James nell’estate 2014. 24 mesi fa LBJ tornò a Cleveland, a casa, oggi KD ha deciso di lasciare quella che era diventata la sua casa, ovvero Oklahoma City e i Thunder, e firmare con i Golden State Warriors, la miglior franchigia degli ultimi due campionati. Una scelta che divide e fa discutere ma a 27 anni è arrivato il momento di vincere il titolo per KD e i Dubs sono certamente la squadra che può avvicinarlo maggiormente al suo obiettivo.

Durant ha annunciato la sua decisione al mondo con una lettera sul noto sito The Player’s Tribune, soltanto dopo aver informato le franchigie con cui aveva parlato nei meetings agli Hamptons. La lettera si intitola “My Next Chapter”, “Il mio nuovo capitolo”. KD motiva così la sua scelta di firmare per i Warriors:

L’obbligo primario che avevo nei miei confronti nel prendere questa decisione era quella di basarla sullo sviluppo della mia carriera come giocatore e della mia crescita tecnica. Ma sono anche ad un punto della mia vita nel quale trovare un’opportunità che incoraggi la mia evoluzione come essere umano ha la stessa importanza: uscire dalla mia comfort zone e spostarmi in una nuova città e in una nuova comunità che offre il più grande potenziale per la mia crescita umana“.

E non dimentica di ringraziare i Thunder e Oklahoma City:

Io sono di Washington D.C. ma è Oklahoma City il posto dove sono veramente cresciuto. La città mi ha insegnato così tanto sulla famiglia e su che cosa significa essere davvero un uomo. Non ci sono parole per esprimere quello che l’organizzazione dei Thunder e la comunità di Oklahoma City significano per me e quello che rappresenteranno sempre nella mia vita e nel mio cuore. Mi fa davvero male sapere che deluderò moltissime persone con questa mia decisione ma sento che sto facendo la cosa giusta a questo punto della mia vita e della mia carriera sportiva. Mi mancherà Oklahoma City e il ruolo che ho avuto in questa incredibile squadra“.

KD ha vinto il titolo di MVP nel 2014 con i Thunder, nel 2012 ha giocato le Finals NBA perdendo 4-1 contro i Miami Heat di LeBron, Bosh e Wade e quest’anno ha sfiorato il ritorno alle Finals perdendo 4-3 proprio contro Golden State in una finale di conference che OKC conduceva 3-1. Forse questa sconfitta gli ha dato un motivo in più più per prendere la strada della Baia, forse le parole di Draymond Green, quello che più lo ha “importunato” per tutto l’anno facendogli sentire quanto fosse desiderato a “Frisco” (è stato il primo ad andare a parlargli dopo la fine di gara 7 alla Oracle), sono diventate più pesanti, forse quella cultura vincente che ha visto negli Warriors è stata decisiva. Di fatto Durant ha preso la sua decisione e quei rumors che qualche mese fa sembravano fantabasket, oggi sono realtà: KD firmerà un biennale da 54 milioni di dollari ma avrà la possibilità di uscire dal contratto nell’estate del 2017 e rinegoziare l’accordo puntando ad un sodalizio ben più ricco.

Nell’incontro agli Hamptons i Warriors hanno schierato il GM Myers, coach Kerr, Green, Curry, Thompson e Iguodala, e pare che proprio la presenza di Iguo, più la telefonata di “Mr. Logo” Jerry West, siano state decisive per la decisione di KD. “Senza di te potremmo vincere ancora uno o due titoli. Anche tu potresti vincerne qualcuno senza di noi. Insieme? Potremmo vincerne un sacco“, le parole che avrebbe usato Bob Myers secondo la ricostruzione del solito informatissimo Adrian Wojnarowski. Tra le altre pretendenti, Miami Heat, LA Clippers e San Antonio Spurs sono subito apparse in seconda fila (gli Heat sono alle prese con la difficile riconferma di Dwyane Wade mentre gli Spurs hanno subito ingaggiato Pau Gasol con un biennale da 30 milioni di dollari ma devono fare spazio nel cap cedendo Boris Diaw e attendono la decisione di ritirarsi o meno di Duncan), i Boston Celtics erano una temibile outsider, soprattutto dopo l’ingaggio di Al Horford che KD voleva fortemente ai Thunder, mentre Oklahoma City contava sul legame del nativo di Washington con la franchigia, con la comunità, con Westbrook. Niente da fare, Durant voleva cambiare aria per provare a vincere subito e i Golden State Warriors sono quel treno che passa una sola volta in carriera.

Per prendere Durant e liberare lo spazio necessario nel salary cap, i Warriors rinunceranno a Harrison Barnes e Festus Ezeli, che diventeranno free agent (HB diretto a Dallas col max contract, 94 milioni di dollari in 4 anni, Festus piace a molte franchigie, Hornets in primis), manderanno Andrew Bogut e il suo contratto da 11 milioni ai Dallas Mavericks per una seconda scelta futura e rinunceranno ai vari Clark, Barbosa, Speights, Varejao, Rush e McAdoo. Ripartono da KD, Curry, Thompson, Green, Iguodala, Livingston, il secondo anno Looney e i rookie Damian Jones e Patrick McCaw. Viceversa gli Oklahoma City Thunder proveranno da subito a rinnovare il contratto a Russell Westbrook, free agent nel 2017: non dovessero riuscirci, non è escluso che il GM Sam Presti provi subito ad intavolare una trade per non perderlo in cambio di nulla come accaduto con Durant.

 

11 commenti

  1. Simone

    5 luglio 2016 at 10:46

    Pessima scelta KD35! Sul proprio tavolo c’erano diversi progetti interessanti ai quali poteva aggregarsi, divenendo leader e uomo franchigia, invece ha scelto la via più semplice, quella dove avrà meno responsabilità! Raramente mi aggrego al pensiero della gente, ma in questo caso la gente ha ragione: PERDENTE!

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    • Daf2348

      5 luglio 2016 at 16:56

      Ma scusa Simone perché sarebbe un perdente? Perché ha deciso di accettare l’offerta migliore che aveva per vincere subito un Anello?
      Dopo 8 anni da uomo franchigia magari ha deciso che non gli interessa più essere l’unico leader senza vincere, e gli va bene vincere essendo uno dei leader. Che poi magari manco vincerà a Golden State.

      Quello che non capisco è, perché se fosse andato in un’altra squadra (che poi chi, Spurs? Celtics?) sarebbe stato un vincente e la scelta sarebbe stata giusta e invece andare ai Warriors, cosa che qualsiasi persona con un po’ di cervello avrebbe fatto, lo rende un perdente?

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      • Gianlux

        5 luglio 2016 at 18:53

        Infatti quello che dice non ha senso avrei capito il risentimento se avesse giurato amore eterno come fece LeBron James. Ma alla fine durant ha fatto il suo tempo a okc ha visto che la franchigia più di un tot non poteva andare e si é accordato nella squadra più forte che poteva portarlo al titolo…
        Piuttosto io starei attento alla vicenda Wade, mi sa che raggiunge LeBron a cleveland

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      • Simone

        7 luglio 2016 at 09:45

        L’ossessione per la vittoria lo ha portato a sacrificare la sua leadership, la stessa che avrebbe tenuto in qualsiasi altra franchigia. Se non ad OKC, lo avrei preferito ai Clippers, che non hanno mai vinto un titolo, lo avrei preferito agli Spurs, affascinato dall’organizzazione top, lo avrei preferito ai Celtics, in netta ascesa. No, Golden State proprio no: una squadra che anche senza di lui, il prossimo anno sarebbe stata comunque la pretendente numero 1 al titolo.

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        • Fabio Venturin

          7 luglio 2016 at 12:40

          Ma scegliere la squadra più forte possibile per te, da quando è da considerare errore? Non mi pare che nel calcio se uno va nel Real Madrid o nel Bayern Monaco gli dicono che è un perdente.
          E neanche se uno in Eurolega sceglie di andare al Cska Mosca o al Fenerbahce.

          Se ho sul piatto le offerte di GSW, SAS e BOS… è ovvio che scelgo Golden State, essendo a detta di molti la miglior franchigia anche a livello di organizzazione e avanguardia al momento.

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  2. Simone

    7 luglio 2016 at 15:10

    Pensate negli anni 2000 se Iverson si fosse accasato a LA con Kobe e Shaq, oppure pensate se negli anni ’90 Malone si fosse accasato con MJ, o Lebron fosse andato ai Celtics di 6-7 anni fa…dove sarebbe lo show? Dove sarebbe la competizione? Il punto forte della NBA è proprio la garanzia, più o meno continua, della competitività di tutte le franchigie; è questo che lo rende il campionato più bello del mondo. La scelta di Durant è stata troppo figlia dell’ossessione di vincere, ossessione che lo ha portato a sacrificare il rispetto della Lega, oltre che la leadership.

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    • Gianlux

      7 luglio 2016 at 15:52

      Scusa ma alla “decision” di LeBron dove stavi?
      Quando i Big 3 di Boston hanno deciso di giocare tutti insieme non mi pare nessuno si sia stracciato le vesti…
      Fino a prova contraria nello sport ad alti livelli conta solo vincere. E perché uno dei migliori giocatori di sempre deve precludersi la possibilità di farlo…
      Poi se vogliamo dire cazzate tanto per partito preso é un altro conto. Allora diciamo pure che okc non doveva avere durant visto che era stato scelto da seattle già che ci siamo…

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      • Emanuele

        7 luglio 2016 at 19:13

        Ma come nessuno si è stracciato le vesti?
        In pratica Lebron ha perso tutte le possibilità di essere ricordato come il numero 1 della storia perché ha fatto una scelta da perdente. Per due anni gli hanno dato tutti addosso per ogni sconfitta che Miami subiva…

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    • Pippo

      7 luglio 2016 at 16:55

      C’è da precisare che Golden state è nella condizione di prendere KD perchè si trova con dei giocatori con i contratti clamorosamente non conformi al proprio valore, renditi conto che Curry è il QUARTO più pagato della squadra a DODICI (12) MILIONI e ti dico per esempio che Deng ne piglia 18.5, Thompson che a mio avviso è un top 10 della lega ne busca 16! tutto questo per farti capire che una situazione del genere è una cosa più unica che rara, e sicuramente non avverrà più. La struttura della lega è fatta per non permettere questi “dream team” in stile sceicchi del calcio.

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      • Simone

        7 luglio 2016 at 19:00

        Miami pre-Decision e Boston ante-big3 non avevano alle loro spalle un anello e un record di 73-9. Non mi pare possano essere per nulla paragonati i due casi. Fortuna che, come dice Pippo, questa è una situazione che permarrà per uno, massimo due anni, fino al momento in cui Curry e Thompson andranno in scadenza e verrano a battere cassa. Fino a quel momento, auguriamoci che possa esserci un filino di competitività.

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        • Fabio Venturin

          8 luglio 2016 at 09:19

          Ma quindi la colpa di Durant io ancora non riesco a capire dove sia.

          - Restare a OKC e sapere di avere poche chance di vincere (visto anche la cessione di Ibaka e le idee non proprio chiarissime di come voler costruire la squadra)
          - Andare nella miglior squadra dell’Ovest e avere grandissime chance di vittoria.

          Ma davvero si critica un giocatore per aver fatto la scelta più scontata che TUTTI giustamente avrebbero fatto?

          La scelta di James quando è andato a Miami è stata giustissima. Il ciclo con i Cavs era finito, non avrebbero mai vinto nulla così. Quindi ha scelto di andare in un’altra squadra costruita per portare a casa un Anello.
          Stessa cosa ha fatto Durant, scegliendo quella che per lui (e con ragione) è la squadra che gli darà più chance di vincere. Poi che lo faccia come leader assoluto (cosa che non era neanche a OKC visto che il leader era Westbrook) o come co-leader, cosa cambia? Cosa toglie al suo incredibile modo di giocare e segnare?

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