Rio 2016: Team USA è pronto a prendere un altro Oro?

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Tante assenze e tanti rifiuti da parte delle Superstar non sono bastate a far perdere interesse intorno al Team USA, che si è ritrovato per prepararsi in vista delle Olimpiadi di Rio 2016, un appuntamento da sempre considerato importantissimo anche dai giocatori, che nelle ultime edizioni non hanno fatto mancare la loro presenza, con la susseguente vittoria della medaglia d’Oro. Questa volta, però, le cose sono andate diversamente causa infortuni, problemi fisici e scelte personali, che priveranno la formazione di coach K dei suoi due giocatori più forti, James e Curry, oltre che di molte altre Star (Westbrook, Harden, Paul, Griffin, Davis, Aldridge, Leonard). Nonostante questo non sia il Dream Team e neanche le successive versioni vincenti, però, il roster con cui gli Stati Uniti si presenteranno in Brasile è di primissimo livello e presenta degli spunti interessanti.

I PROBABILI STARTING FIVE

Almeno nelle amichevoli e nelle primissime partite grande curiosità desterà vedere Kevin Durant tornare in campo per la prima volta dopo aver scelto di cambiare casacca e approdare ai Golden State Warriors. Curiosità anche per vederlo all’opera per la prima volta insieme ai suoi due futuri compagni di squadra anche nella Baia, ovvero Klay Thompson e Draymond Green, per capire se e come i tre sapranno integrarsi (seppure in un contesto totalmente differente) in vista della nuova regular season NBA di fine ottobre.
Durant sarà l’ala piccola titolare nel quintetto di coach K e affiancherà Carmelo Anthony, unico superstite del magico Draft 2003 in maglia Team USA, che potrebbe diventare il primo giocatore statunitense di sempre a vincere tre medaglie d’oro Olimpiche, ma soprattutto potrebbe cercare di rilanciarsi dopo un paio di stagioni negative ai Knicks che l’hanno un po’ fatto cadere nell’anonimato NBA.
Nel ruolo di centro dovrebbe trovare spazio almeno inizialmente DeMarcus Cousins (favorito al momento su DeAndre Jordan) che si è presentato al ritiro in ottima forma fisica, dimagrito rispetto a come lo si è visto nell’ennesima tragica stagione NBA dei suoi Kings, e voglioso di rifarsi anche agli occhi del grande pubblico. Su di lui continuano a girare rumors di mercato che lo vorrebbero scambiato, magari con destinazione Boston o Chicago, ma per ora Sacramento se lo tiene stretto visto anche l’impatto che ha sulle partite quando riesce a rimanere concentrato.
Anche il ruolo di playmaker dovrebbe essere già definito in favore di Kyrie Irving piuttosto che Kyle Lowry, sia perché il play è prodotto di Duke University e quindi di coach K, sia perché ha già partecipato a spedizioni con Team USA anche con ottimi risultati. L’unico dubbio rimane sulla guardia da schierargli vicino: Thompson ha caratteristiche da tiratore, DeRozan da penetratore, Butler può fare più cose sia in attacco sia in difesa, ed è probabile quindi che la scelta possa ricadere proprio su di lui. La sua stagione è stata buona con i Bulls ma avara di soddisfazioni, l’anno prossimo giocherà con Rondo e Wade e spera in un riscatto, ma intanto può iniziare da questa occasione e dall’importanza di diventare campione Olimpico.

LE “RISERVE”

Si tratta ovviamente di una provocazione perché non è possibile chiamare “riserve” degli All-Star. L’abbondanza a disposizione di coach Krzyzewski però gli permetterà (e lo costringerà) di fare delle scelte in base agli avversari, sperimentando una grande quantità di quintetti differenti. Molto probabile infatti sarà vedere Draymond Green da centro in un quintetto basso per poter difendere cambiando su tutti i blocchi, mentre Paul George (al rientro in Nazionale dopo il terribile infortunio di due stagioni fa) potrebbe essere la riserva di Melo da stretch four, ruolo che anche gli Indiana Pacers vorrebbero vedergli fare più spesso la prossima stagione. Thompson, Harrison Barnes e DeMar DeRozan saranno gli altri tre esterni designati, capaci però di giocare tranquillamente insieme per le caratteristiche differenti che possiedono (Barnes, molto probabilmente, avrà un ruolo leggermente più marginale ma sempre utile come visto ai Warriors). Infine Lowry sarà il backup di Irving e dovrà portare un po’ più di tranquillità nell’attacco oltre che leadership, che come abbiamo visto nell’ultima stagione ai Raptors non gli manca di certo.

VITTORIA SCONTATA?

Sarebbe assurdo dire o pronosticare il contrario perché la potenza di fuoco di questo Team USA non è nemmeno avvicinabile da nessun’altra Nazionale che scenderà in campo a Rio. A patto però che i giocatori siano concentrati sull’obiettivo, riescano ad adattarsi velocemente alle regole FIBA e soprattutto alle difese International, che qualche problema negli ultimi decenni hanno portato. La presenza però di un alto numero di tiratori a differenza di qualche Team USA del passato, potrebbe scongiurare i 40 minuti a zona degli avversari, lasciando quindi maggiore campo aperto e possibilità di giocare 1 contro 1 dove gli Stati Uniti sono da sempre imbattibili.
Anche difensivamente le caratteristiche dei giocatori sembrano sposarsi meglio rispetto al passato al modo di attaccare delle varie Spagna, Francia, Serbia, Argentina che sembrano le avversarie più accreditate al momento per le altre due medaglie disponibili.
Se così effettivamente sarà, la medaglia d’Oro non sarà una formalità, ma sarà difficile pensare di non vederla al collo di questi ragazzi, sul gradino più alto del podio di Rio.

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