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Team Usa senza rivali, la medaglia d’oro è di Durant e soci

Team USA oro a Rio 2016 - © 2016 twitter.com/USABasketball

Team USA oro a Rio 2016 – © 2016 twitter.com/USABasketball

Erano tutti pronti a festeggiare un loro fallimento, le critiche erano già state preparate sui tavoli, i soliti dualismi “meglio il basket Fiba, in Nba sono bravi solo a saltare”, eccetera eccetera. Invece, al netto di qualche prova poco brillante contro Australia, Serbia e Francia in cui comunque non hanno mai dato un’idea concreta di poter perdere, gli Stati Uniti si sono confermati medaglia d’oro alle Olimpiadi. Il terzo titolo consecutivo ai Giochi, il sesto nelle ultime sette edizioni e un totale di 15 su 18 Olimpiadi: dire che la pallacanestro è roba loro è quasi riduttivo.

Team Usa (basta parlare di Dream Team, quello è solo e soltanto la squadra di Barcellona 1992!) si è confermata con una prova sontuosa in finale: travolta, anzi asfaltata, anzi smontata, 96-66 la Serbia di Sasha Djordjevic e dei vari Teodosic, Bogdanovic e Raduljica. Tutti bravi, vero, però di fronte a superstar del calibro di Kevin Durant, Kyrie Irving, Carmelo Anthony e tutti gli altri, diciamo che anche gli slavi si sono dovuti inchinare. “L’ultima volta abbiamo perso di 36 punti, stavolta di 30. Forse tra 10 anni saremo pronti per competere con loro“, il commento di finale di coach Djordjevic.

La sfida per l’oro alla Carioca Arena 1 di Rio de Janeiro è durata un quarto, chiuso sul 19-15 dagli Stati Uniti. Poi nel secondo periodo Kevin Durant, l’uomo dell’estate per il suo passaggio ai Golden State Warriors, ha letteralmente preso fuoco e con una serie di triple alternate ad un paio di schiacciate ha scavato il solco decisivo. KD ha segnato 18 punti nel solo secondo periodo e ha chiuso con 30, gli stessi rifilati alla Spagna nel 2012 a Londra. Non è stato un ‘one man show’: Kyrie Irving ha messo in piedi il solito spettacolo di ball handling e tiri impossibili, Klay Thompson ha segnato dall’arco e DeMarcus Cousins, sì l’uomo che nel torneo si era fatto notare più per i falli fatti che per i minuti giocati, si è messo a dominare sotto entrambi i ferri ed era già in doppia doppia all’intervallo (13+15 alla fine).

La Serbia ha alzato bandiera bianca al rientro negli spogliatoi, sotto 52-29 e totalmente incapace di impensierire una difesa che, con atleti irreali come gli americani, aveva cambiato marcia e aveva oscurato qualsiasi linea di penetrazione, di passaggio e di tiro. Nel secondo tempo non c’è stata più partita, Durant ha toccato i 30 punti, Team Usa è arrivata fino al +41 sull’88-47 e gli ultimi minuti hanno permesso ai due coach di dare spazio a tutti, compresi i Green, i DeRozan, i Butler e i Barnes della situazione, veramente poco utilizzati nel torneo. Alla sirena finale il punteggio ha detto 96-66, un risultato quasi stretto per la superiorità imbarazzante che si è vista sul parquet.

A quel punto è partita la festa e gli americani hanno preso le bandiere a stelle e strisce e hanno cominciato a correre felici per il campo, a conferma di quanto tengono davvero alle Olimpiadi e a vincere la medaglia d’oro. Una vittoria a dispetto delle tante assenze – LeBron James, Steph Curry, Russell Westbrook, James Harden, Anthony Davis, Chris Paul, Blake Griffin, Damian Lillard, Kawhi Leonard, LaMarcus Aldridge per citare i primi della lista – e delle solite affermazioni su presunte ‘squadre A’, ‘squadre B’ e ‘squadre C’. Una vittoria che inevitabilmente segna la fine di un’era: quella di Mike Krzyzewski, il santone di Duke che nel 2006 fu chiamato da Jerry Colangelo per invertire una tendenza negativa dopo i disastri del Mondiale 2002 e di Atene 2004, e che in 10 anni ha totalizzato un record di 88 vinte e una sola persa con tre ori olimpici e due titoli mondiali.

Dal 2017 il ruolo di commissario tecnico sarà di Gregg Popovich e il coach dei San Antonio Spurs avrà il compito di portare avanti questa striscia di successi. Pop non potrà più contare su Carmelo Anthony che ha annunciato il ritiro dalla nazionale: Melo, dopo la delusione di Atene 2004 con il bronzo, ha sempre rappresentato il suo paese nelle successive Olimpiadi e con i successi di Pechino, Londra e Rio è diventato il primo giocatore della storia a conquistare tre ori olimpici. Lascia con un discorso sentito e toccante, con la voce rotta dall’emozione, da vero Capitan America quale è stato in tutto il torneo, con la ciliegina dell’essere diventato il miglior marcatore All Time degli Stati Uniti ai Giochi (336 punti in 31 partite).

E’ stata una nazionale nuova, con 10 giocatori debuttanti ai Giochi (solo Melo e KD ci erano già stati) e 6 esordienti assoluti con la maglia di Team Usa. Ma hanno vinto comunque e con merito, pur se con degli alti e bassi e con una rotazione molto ristretta considerando che Barnes non ha quasi mai messo in campo e i vari Butler, Green e DeRozan sono stati utilizzati davvero poco da coach K. E’ stata l’Olimpiade del riscatto per Paul George, l’uomo che nell’estate 2014 a Las Vegas, in preparazione dei Mondiali Fiba, si era rotto una gamba, e della conferma di Kyrie Irving, un fuoriclasse che a soli 24 anni ha già vinto tutto da protagonista e che è diventato con Jordan, Pippen e l’amico LeBron James l’unico nella storia a conquistare oro olimpico e titolo NBA nella stessa stagione. Chapeau agli Stati Uniti e al loro movimento: appuntamento a Tokyo 2020 quando qualcuno, forse, sarà pronto a buttarli giù dal gradino più alto del podio!

 

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