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Pazienza e perseveranza: questa è la vera Trento

Forray, Trento - © 2016 Simone Lucarelli

Forray, Trento – © 2016 Simone Lucarelli

E’ dovuto passare metà campionato per poter tornare ad apprezzare la vera Trento, quella squadra che nelle passate stagioni ci aveva abituato ad andare sempre ben oltre le più rosee aspettative. Quest’anno invece c’è voluto più tempo del solito per trovare la giusta chimica e i giusti equilibri, sia sotto l’aspetto tecnico-tattico sia all’interno dello spogliatoio.

Un girone d’andata sottotono le è costato l’esclusione dalle Final Eight, una sorpresa vista la costante partecipazione nelle ultime due edizioni. Nei momenti difficili però, squadra e staff sono rimasti sempre molto uniti e non hanno mai smesso di credere nel progetto societario, uno dei più validi e ambiziosi dell’intero panorama cestistico nazionale.

L’obiettivo del “progetto Trento” è quello di far appassionare sempre più gente alla pallacanestro, creando un’atmosfera in cui tutti (società, giocatori, tifosi) possano dare il loro contributo alla causa, attraverso una pianificazione a lungo termine, che ovviamente dovrà portare anche a risultati dal punto di vista tecnico. Portare così tanta gente ogni domenica al PalaTrento era qualcosa di inimmaginabile fino a qualche anno fa. E questo è solo uno dei tanti miglioramenti che il progetto ha portato, e tanti ancora ne porterà. Per esempio, anche la crescita esponenziale di Davide Pascolo, passato in estate all’Olimpia Milano, che nelle ultime settimane si è dimostrato in grado di poter reggere il confronto contro i migliori lunghi d’Europa (chi l’avrebbe detto un paio d’anni fa?), è di fatto merito di questa società (insieme ovviamente a tanti altri fattori), che è riuscita a creare un ambiente in cui ognuno, senza avere troppa pressione addosso, riesce a dare il meglio di sé.

Poi è normale che la prima stagione, dopo tanti anni, senza Pascolo non sarebbe stata facile per nessuno, figuriamoci per una piazza in cui Dada era stato praticamente adottato. Ma, a prescindere dagli aspetti puramente romantici, non sarà stato facile nemmeno per coach Buscaglia, reinventarsi un sistema di gioco senza quello che per anni era stato il suo giocatore fondamentale, quello che tutte le difese sottovalutano ma che chiude ogni match in doppia cifra. Fortunatamente a Trento circolano alcune delle eccellenze cestistiche italiane, una delle quali è proprio coach Maurizio Buscaglia, tra l’altro allenatore della nostra Nazionale Under 20, dove milita anche un certo Diego Flaccadori (classe ’96), uno dei migliori prospetti della nostra pallacanestro.

Non è un caso quindi che, anche quest’anno, i risultati stanno arrivando, e la classifica sta tornando ad essere più consona alle potenzialità di questo gruppo che in questa stagione, a differenza della scorsa, può concentrarsi esclusivamente sul campionato. Sono bastati quindi un paio di aggiustamenti al roster per trovare un migliore equilibrio e ridare fiducia all’ambiente: tagliato Johndre Jefferson, sono arrivati Devyn Marble (esterno con trascorsi in NBA ad Orlando) e il cavallo di ritorno Dominique Sutton. Ma in realtà è già dalla seconda metà di dicembre che si intravedono miglioramenti nel gioco dell’Aquila. Infatti dalla partita del 18 dicembre contro Varese, Trento ha uno score di 5 vittorie e 2 sole sconfitte, con una serie positiva ancora aperta di 3 vittorie, l’ultima delle quali conquistata domenica scorsa nel “derby” contro la Reyer Venezia.

La favola di Trento è in continua evoluzione. Un progetto che parte da lontano, da quando la squadra militava nei campionati dilettantistici, che ogni anno aggiunge un tassello alla sua storia, riuscendo a raggiungere traguardi sempre più ambiziosi. Sicuramente anche quest’anno non sarà da meno e, a discapito di una prima parte di stagione non proprio esaltante, riuscirà a ripagare nel modo migliore i suoi tifosi che, con la correttezza che li contraddistingue, non hanno mai smesso di sostenere la loro squadra.

 

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