I protagonisti della settimana NBA: i giovani ed esaltanti Bucks inseguono il sogno playoff

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Jabari Parker - © 2017 twitter.com/Bucks
Jabari Parker – © 2017 twitter.com/Bucks

Il 9 febbraio arriva la notizia che qualunque tifoso dei Bucks non avrebbe voluto sentire: Jabari Parker ha rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, lo stesso già crollato nel dicembre 2014 dopo appena 25 partite in NBA da seconda scelta assoluta. E la questione pone dubbi a lungo termine sulla sua prestanza fisica, tutta da valutare al rientro. Ai box per un tempo indeterminato, dopo 51 partite da 20.1 punti e 6.2 rimbalzi di media, con la squadra ampiamente a record negativo e ben lontana dalla zona playoff, si sarebbe detto che a Milwaukee le speranze di far bene fossero completamente annullate. Eppure lo stratega Jason Kidd ha sistemato la squadra ed è riuscito a farne uscire un meccanismo vincente, capace di portare a casa 7 delle ultime 8 partite giocate, utili per prendersi un momentaneo settimo posto in Eastern Conference, con i Pacers nel mirino e alle spalle gli incalzanti Heat insieme agli altalenanti Pistons ed ai deludenti Bulls.

Parker è senz’altro un fattore a livello offensivo, ma quando si tratta di difendere si pone in un limbo complesso, non avendo la velocità per uscire a difendere sulle ali piccole poste sul perimetro, ma nemmeno quelle qualità da rim protector che, nella NBA attuale, ci si aspetta da un’ala grande di valore. Inoltre, il suo net rating di -2.5 punti ogni 100 possessi era il secondo peggiore tra tutti i giocatori di Milwaukee che avessero giocato almeno 1.000 minuti. A favorire il lavoro di Kidd ci ha pensato il ritorno in campo di un clutch player come Khris Middleton, il prototipo del 3-and-D, che in carriera tira con il 40% da oltre l’arco e quest’anno, pur dopo un grave infortunio, sale ad un eccezionale 44.7%. I 105.7 punti subiti con lui sul parquet ogni 100 possessi migliorano il 106.5 di squadra, ma sono i 111.6 di offensive rating a sorprendere, a dimostrazione delle sue capacità eccezionali anche quando si tratta di attaccare, che sia dal palleggio o in post. Immaginate cosa sarebbe potuto succedere se Middleton e Parker avessero potuto avere più dei sei minuti effettivi insieme in campo in questa regular season.

Giannis Antetokoumpo - © 2017 twitter.com/Bucks
Giannis Antetokoumpo – © 2017 twitter.com/Bucks

E ancora non abbiamo analizzato la meraviglia ellenica scatenatasi sulla NBA. Giannis Antetokounmpo sta scrivendo una regular season pazzesca, con numeri storici: 23 punti, con il 52.6% al tiro, 8.5 rimbalzi, 5.5 assist, 1.7 palle rubate e 1.9 stoppate di media. La sorpresa più bella dell’anno, insieme al Greek Freek, si chiama Malcom Brogdon. La scelta numero 36 dello scorso Draft si è subito ambientata in città ed ha trovato solide prestazioni da 10 punti, con il 45% al tiro ed il 42% da oltre l’arco, e 4.1 assist di media in poco più di 25 minuti di media. Gli young and beautiful Bucks schierano, tra gli altri, Tony Snell, arma dal 40% da oltre l’arco su 4.4 tentativi a partita, e Thon Maker, il cui potenziale è ancora tutto da scoprire, ma ad appena 20 anni c’è tutto il tempo. La “vecchia guardia” è composta da un Greg Monroe tornato ad essere un fattore dalla panchina, tanto da guadagnarsi un PIE di 14, Matthew Dellavedova, sempre importante sui due lati del campo, e Jason Terry, leader spirituale del giovanissimo spogliatoio.

Milwaukee costruisce un gioco offensivo invidiabile, quinta forza per assist nella Lega con 24.4 a partita, ed ora che ha sistemato gli automatismi difensivi può davvero aspirare a tornare ai vertici dell’Est.

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