I protagonisti della settimana NBA: Lillard, Nurkic e McCollum spingono i Blazers sul treno playoff

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C’è un giocatore a cui l’All-Star Game fa un effetto particolare. Non ha ancora avuto l’occasione di vivere in prima persona il weekend delle stelle, pur essendo uno dei talenti più affermati della NBA, ma la rabbia per le continue esclusioni gli regala una carica unica e insolita, capace di scatenarne l’estro nelle partite a seguire. Le più importanti, quelle che decidono una stagione. In una regular season che per i suoi Blazers non è stata di grande gioia, come ci si aspettava dopo l’exploit dell’anno passato, ma che ancora li vede lottare per un posto nei playoff, al nono posto di Western Conference (32-38) alle spalle dei Nuggets (34-37) del nostro Danilo Gallinari.

Damian Lillard - © 2017 twitter.com/trailblazers
Damian Lillard – © 2017 twitter.com/trailblazers

Damian Lillard, nelle 14 partite giocate dopo l’ASG, non ha soltanto alzato la propria media punti da 25.7 a 31.2, uscendo da un mese di gennaio ai minimi stagionali con 24.1 punti a partita, tirando con un misero 33% da oltre l’arco e aggiungendo appena 5 assist a uscita, ma ha alzato le proprie percentuali al tiro in maniera sostanziale, arrivando al 49.3% dal campo, con il 42.3% da tre punti ed il 90.2% ai liberi, cui aggiunge 4.6 rimbalzi, 5.6 assist ed un salto del plus/minus da -1.2 a +4.9. A giovarne non è stato soltanto l’offensive rating, tornato ampiamente sopra i 110 punti ogni 100 possessi (112.6 contro i precedenti 108.4), ma anche la tanto complicata fase difensiva, in cui Lillard è sceso a 106.2 punti concessi ogni 100 possessi, dopo che era finito oltre i 110, rovinando anche un net rating che, nel complesso della stagione, resta negativo di -0.4, considerando l’offensive a quota 109.3 ed il defensive a quota 109.7. Non è un caso che Portland, di queste 14 partite, ne abbia vinte nove, di cui una contro gli Spurs e due contro i Thunder.

Jusuf Nurkic - © 2017 twitter.com/NBAcom
Jusuf Nurkic – © 2017 twitter.com/NBAcom

A dare vitalità agli spenti Blazers non è stato soltanto il salto di qualità di Lillard, ma anche l’arrivo di Jusuf Nurkic dai Nuggets in una trade che ha spedito Mason Plumlee a Denver. Il centro bosniaco, finora, ha fornito prestazioni di livello assoluto, come quella da 28 punti, 20 rimbalzi, 8 assist, 6 stoppate e 2 palle rubate nella vittoria contro i Sixers, ma soprattutto ha dato nuova energia all’attacco di Portland, senza far dimenticare le qualità di passatore di Plumlee, tra i centri con le mani più educate da questo punto di vista. Nurkic sta donando alla causa 14.2 punti, 9.9 rimbalzi, 3.3 assist e 2.1 stoppate di media ed è riuscito a sorprendere anche quando si è trattato di difendere, non proprio il suo marchio di fabbrica. Niente male per un ragazzo di 22 anni, che va ad aggiungersi a Lillard, classe ’90, e C.J. McCollum, un anno più giovane del compagno di backcourt. Quest’ultimo, pur in una stagione poco eclatante, oltre ad essere l’unico che non ha saltato nemmeno una partita, si mantiene a 23.2 punti di media tirando con il 48.3% dal campo, 42% da oltre l’arco e 90.4% ai liberi, ad un soffio dall’ambito 50-40-90 Club.

Se si mettessero a difendere tanto bene quanto attaccano, i Blazers sarebbero più che sicuri di uno dei primi otto posti ad Ovest. Purtroppo, però, il 24° defensive rating della NBA (108.6 punti subiti ogni 100 possessi), non può essere garanzia di playoff, nemmeno in una Conference in parziale caduta dopo le mostruose battaglie degli ultimi anni. Il trio delle meraviglie vuole conquistare la post-season, ma Denver non sembra d’accordo con questa previsione. Sarà una lotta all’ultima partita, come si addice alla Western Conference.

1 commento

  1. Sarà decisiva la sfida a fine mese (28 marzo) tra Nuggets e Portland. Se vincesse Denver il distacco diventerebbe incolmabile (2 partite più il vantaggio negli scontri diretti quindi 3), in caso di vittoria di Portland si ritroverebbero alla pari ma con Portland in vantaggio nel record di division.

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