Il protagonista della settimana NBA: l’uomo dei Mavericks Dirk Nowitzki tocca la vetta dei 30.000

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Dal 13 gennaio 2010 la NBA è cambiata radicalmente, più di quanto si possa pensare. I Mavericks hanno raggiunto l’Olimpo un anno più tardi, in una storica cavalcata che ha regalato loro il primo ed unico titolo nella storia della franchigia. Da allora, come se per maledizione dovesse rimanere un sigillo unico ed inimitabile, non sono mai andati oltre il primo turno di playoff, collezionando delusioni, in campo e fuori. Se c’è un aspetto che, nella Lega e a Dallas, da quel 13 gennaio 2010, è rimasto tale e quale, è un giocatore con il numero 41. Dirk Nowitzki, quel giorno a quota 20.000, oggi oltre la leggendaria quota di 30.000 punti in carriera.

Dirk Nowitzki - © 2017 twitter/hbarnes
Dirk Nowitzki – © 2017 twitter/hbarnes

Il destino vuole che gli avversari destinati a rendergli onore siano gli stessi, quei Lakers di cui hanno fatto parte quattro degli altri cinque appartenenti al club dei 30K, ovvero Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone, Kobe Bryant e Wilt Chamberlain, cui si aggiunge, ovviamente, Michael Jordan. E Dirk non può che esserci entrato con il proprio, iconico fadeaway jumper, come fece con i 20.000, sempre di fronte al numero 7 in maglia gialloviola, allora Lamar Odom, oggi Larry Nance Jr. Dal 2001/02 il tedesco ha segnato 270 fadeaway più di chiunque altro in NBA, con Kobe Bryant secondo nella lista. E’ stato per anni il re del midrange game, ma non ha mancato di collezionare la bellezza di 1.755 triple in carriera, oltre un migliaio in più di qualsiasi altro giocatore di almeno 2 metri e 13 nella 3-point era. Per raggiungere Chamberlain a quota 31.419 punti, Wunder Dirk dovrebbe continuare a giocare nella sua 20° stagione nella Lega e mantenere i 14 punti di media che scrive attualmente, un’impresa senz’altro fattibile. Se, però, questo non inciderà sulle prestazioni di squadra. Perché Nowitzki è stato, prima di tutto, una leggenda dei Mavericks.

Soltanto Malone nei Jazz e Bryant nei Lakers prima di lui hanno toccato quota 30.000 con una sola franchigia. Il fenomeno di Wurzburg ha guidato la propria per punti segnati in 14 stagioni, come sono stati in grado di fare soltanto Abdul-Jabbar e Malone, entrambi a quota 17, ed in 712 partite, ponendosi alle spalle del solo LeBron James (750) tra i giocatori in attività. Il suo essere decisivo si misura anche dai 35 canestri decisivi per la parità o la vittoria nei 24 secondi finali, con una percentuale del 38%, seconda di sempre per chi ne ha tentati almeno 50, con Tim Duncan in testa con il 40.6%. Dal suo anno da rookie nessuno ha avuto un miglior plus/minus di lui negli ultimi cinque minuti di partita con il match nell’ordine dei cinque punti di scarto. Ora, però, vien da chiedersi cosa c’è da aspettarsi a Dallas nell’ultima stagione e spiccioli con Nowitzki sul parquet. L’obiettivo playoff, raggiunto 15 volte in 16 anni nel nuovo millennio, non è scontato, almeno in questa stagione.

L’investimento profuso su Harrison Barnes in estate sta fruttando un team-high da 20 punti, cui si aggiungono 5.1 rimbalzi ed appena 1.3 palle perse, cui si aggiunge la crescita esponenziale di Seth Curry, che tocca quota 19 di media tra febbraio e marzo, e l’arrivo in città di un centro giovane, versatile e talentuoso come Nerlens Noel, in una trade magistrale conclusa con i Sixers. I margini di miglioramento ci sono e sono a dir poco evidenti. Perché i Mavericks non possono non dare il loro degno saluto a sua maestà Dirk Nowitzki.

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