Melo-dramma Knicks: di chi le colpe dell’ennesimo fallimento?

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Nell’attuale NBA, esistono solo due franchigie in grado di attirare su di loro l’attenzione mediatica, nonostante i risultati sul campo siano deludenti da qualche stagione a questa parte: una sono i Los Angeles Lakers, l’altra i New York Knicks. In particolar modo quest’ultima, sebbene non partecipi alla post-season da 4 anni, riesce quotidianamente a catalizzare l’attenzione su di sé, la maggior parte delle volte per avvenimenti negativi che esulano dal contesto propriamente tecnico. Ma provando a focalizzare l’attenzione sull’aspetto del gioco, i New York Knicks sono reduci dall’ennesimo fallimento sportivo della loro storia più recente. Una squadra costruita per raggiungere piuttosto agevolmente i playoff, partita con le marce giuste (16-13 il record prima di Natale), e poi lentamente e progressivamente caduta nelle solite difficoltà tecniche e psicologiche, che l’hanno nuovamente riportata nei bassifondi della Eastern Conference.
Dove cercare dunque le colpe dell’ennesimo naufragio?

Jeff Hornacek

Partendo dall’aspetto puramente tecnico, Coach Hornacek è pesantemente colpevole per non aver creato un sistema difensivo che potesse portare la franchigia ai playoff. I Knicks, infatti, hanno chiuso la stagione con la sesta peggior difesa dell’intera Lega, subendo mediamente 108 punti a partita; questo dato a fronte, invece, di un attacco discreto che ne ha piazzati circa 104.5 di media. Eppure le basi per far bene, sotto questo aspetto c’erano tutte: Porzingis ha infatti chiuso la regular season a 2 stoppate di media, Noah è stato anche Difensive Player of the Year durante la sua carriera, Courtney Lee è uno specialista nella difesa sul perimetro. Hornacek, però, è anche colpevole per non aver creato armonia nello spogliatoio, per non essere stato in grado di trascinare emotivamente la squadra nel momento più duro della stagione, quando ha inanellato un devastante record di 1 vittoria e 9 sconfitte, che ha praticamente spento le velleità di playoff di tutto l’ambiente.

Phil Jackson

Non si commetta, però, l’errore di fare del coach l’unico capro espiatorio: questo perché, nonostante sia stato confermato a gran voce, il presidente Phil Jackson è stato, a tutti gli effetti, il maggiore artefice del disastro. Da una parte un rapporto non propriamente idilliaco con Hornacek, dimostrato dal fatto che, dopo qualche settimana, nel coaching staff è tornato il suo fedele scudiero Kurt Rambis; dall’altra la rottura insanabile con l’uomo franchigia, Carmelo Anthony, più volte invogliato dall’ex coach dei Chicago Bulls e dei Los Angeles Lakers a trovare un’altra destinazione.
Tra gli errori di Jackson, però, è da considerare anche l’onerosa e cospicua campagna rafforzamenti, che ha portato nella Big Apple Derrick Rose e Joakim Noah, sventolati nella scorsa off-season come star della Lega, ma con un rendimento effettivo ben al di sotto delle aspettative.

Carmelo Anthony

Tuttavia, all’elenco degli orrori blu-arancio è obbligatorio iscrivere anche lo stesso Carmelo Anthony, ormai solo lontano parente di quel clutch player osservato a Denver e nei primi due anni ai Knicks. Svogliato in difesa, scarico emotivamente, poco funzionale agli schemi offensivi di Hornacek, la forte personalità di Melo è stata uno svantaggio per i numerosi giovani emergenti presenti nel roster. Per di più, la sua irremovibilità nel rinunciare alla sua No Trade Clause lo ha portato a prolungare il declino inevitabile della sua carriera, che rischia di restare quantomai incompiuta. Indiscutibile il suo amore per la città e per i fans, pubblicamente messo alla porta da Jackson in occasione della sua ultima conferenza stampa, Melo farebbe bene a valutare altre opzioni in vita della prossima stagione, per il suo bene, e per il bene dei Knicks. Anche se al momento non pare esserci grande interesse da parte di tante franchigie nei suoi confronti.

Note positive

In tutto questo marasma, però, c’è qualcosa da salvare. A NY, infatti, sembra essersi inaugurata la stagione dell’Europa: la conferma ad alti livelli di Kristaps Porzingis e le inaspettate esplosioni di Mindaugas Kuzminskas e Willy Hernangomez sono le uniche note positive di questa stagione. Il lettone ha dimostrato, nonostante i timori dirigenziali, di potersi prendere in mano la franchigia, pur con notevoli margini di miglioramento davanti a sé; Kuzminskas e Hernangomez hanno progressivamente rosicchiato minuti ai titolari, finendo col chiudere la regular season stabilmente in quintetto e con medie discrete. Energia, costanza, dinamismo: il trio europeo è la base per il futuro della franchigia newyorchese.
Il futuro prossimo, invece, potrebbe essere molto movimentato in casa Knicks. Detto della grana Anthony, in più c’è un Draft che vedrà i Knicks chiamare nella top-10, oltre che per due volte al secondo giro. Quasi impossibile arrivare ai due baby fenomeni – Fultz e Ball – Jackson dovrebbe comunque focalizzarsi su una point guard, vista anche la probabile separazione da Rose che è unrestricted free agent: Fox di Kentucky, Smith di North-Carolina, il giovane francese Ntilikina potrebbero essere i nomi papabili per la scelta blu-arancio del prossimo 23 giugno.

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