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Obradovic, abbiamo un problema

Il volto tirato e pensieroso di coach Obradovic al termine della sconfitta contro il Real Madrid nella penultima giornata di Eurolega sintetizza al meglio il momento complicato del suo Fenerbahce, passata in poco più di un mese dall’essere una delle principali candidate alla vittoria finale agli ultimi posto della griglia playoff. A “salvare” parzialmente la regular season della squadra turca è stata l’ultima partita vinta ieri contro un Barcellona già eliminato (ma superato solamente di 3 punti) che ha regalato al Fenerbahce la quinta posizione in classifica e, ininfluenti i risultati delle partite di questa sera, uno scontro al primo turno contro il Panathinaikos.

Per Obradovic sarà un ritorno nella squadra che l’ha reso uno dei coach più vincenti di sempre, un’emozione fortissima con un pubblico caldissimo ma che l’ha sempre omaggiato ad ogni suo ritorno da avversario. Una sfida tutt’altro che semplice, soprattutto perché il pessimo finale di stagione (2 vittorie e 4 sconfitte nelle ultime 6 partite) ha fatto scendere di molto in classifica la squadra, facendole perdere anche il fattore campo ai playoff. E si sa che giocare a Istanbul è complicatissimo per chiunque. Ma forse giocare ad OAKA lo è ancora di più.

Coach Obradovic ha fatto quadrato intorno ai suoi uomini, additando i numerosi infortuni quale causa principale di un cammino alterno e deludente. Sicuramente le assenze prolungate di Sloukas, Antic, Bogdanovic e Vesely, più gli acciacchi che hanno caratterizzato la stagione di Udoh, hanno influito negli equilibri del roster a disposizione del coach otto volte campione d’Europa, eppure qualche dubbio sulla solidità del team erano emerse fin dalle tre sconfitte consecutive rimediate a novembre. La squadra, che lo scorso anno arrivò a un tap-in dal titolo, è apparsa troppo spesso spenta e incapace di reagire alla difficoltà incontrate nel cammino, perdendo quella determinazione che è sempre stata la qualità delle squadre di Obradovic.

Difficile spiegare il calo improvviso che ha colpito il Fenerbahce. Alcune pedine hanno prodotto un contributo al di sotto delle aspettative: Nikola Kalinic (6.7 punti) non ha fatto quel upgrade che ci si attendeva, Bobby Dixon (11 punti e 3.2 assist) è un playmaker con un talento pazzesco ma troppo discontinuo nel paragone con Llull, Teodosic, Wanamaker, Larkin e De Colo, mentre James Nunnally ha avuto buoni momenti ma ha faticato a integrarsi nel gioco di Obradovic. Incomprensibile, poi, la scelta di optare su Anthony Bennett, prima scelta assoluta al draft NBA del 2013 quando fu selezionato dai Cavs. Il canadese, ha cambiato sei squadre in quattro anni (Cleveland, Minnesota, Toronto e Brooklyn), vivendo numerose difficoltà di ambientamento che hanno influito sulla sua immagine, appena ventiquattre. L’approdo in Turchia, siglato il 13 gennaio del 2017, è risultato tutt’altro che semplice, con medie deludenti (1.7 punti e 1.1 rimbalzi) e una oggettiva difficoltà di adattamento al basket europeo, ma anche pochissime possibilità di giocare (solo 7 minuti di media).

Il quinto posto in classifica ha mandato il Fenerbahce sul lato di tabellone del Real Madrid, scongiurando così uno scontro con il Cska Mosca, ma, in caso di passaggio del turno, l’eventuale sfida ai Blancos sarà oltre che molto interessante anche molto complicata, vista la solidità mostrata dagli spagnoli quest’anno.
La sensazione emersa tuttavia suggerisce che l’avversario più pericoloso per i turchi sarà… il Fenerbahce stesso! La compagine di Obradovic è tanto solida, forte e attrezzata nei momenti più brillanti quanto vulnerabile e passiva al sorgere delle prime difficoltà. Il recupero degli infortunati, agevolato dalla pausa prima dei playoff, consentirà al Fenerbahce di presentarsi con un look nuovo per il ballo più importante della stagione. O almeno coach Obradovic lo spera, per non rivivere la situazione vissuta nell’ultimo mese.

 

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