Brooklyn Nets: il rebuilding passa dall’Europa (e da Teodosic…)

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Brook Lopez - © 2017 twitter.com/BrooklynNets
Brook Lopez – © 2017 twitter.com/BrooklynNets

E’ stata una stagione interlocutoria per i Brooklyn Nets che, come previsto, hanno chiuso in fondo alla Eastern Conference con appena 20 vittorie. La franchigia del proprietario russo Mikhail Prokhorov ha iniziato una nuova fase, con una nuova dirigenza, un nuovo coach ed una strategia di squadra inedita, fatta di scommesse, esperimenti e provini, visto che le scellerate scelte passate hanno condizionato fortemente il presente e l’immediato futuro (leggi la quasi totale assenza di prime scelte al Draft).

Il clima ai Nets resta comunque sereno perchè, aldilà della volontà di Prokhorov di vendere il 49% delle quote della franchigia, si sta comunque parlando di una società all’avanguardia, che ha sede a New York, che gioca in uno degli impianti migliori della Lega come il Barclays Center, che ha una situazione salariale assolutamente invidiabile e che ha un management giovane ma con esperienza, anche se non soprattutto internazionale, capeggiato dal neozelandese Sean Marks con al fianco Trajan Langdon (ex giocatore anche alla Benetton Treviso e al CSKA Mosca) e con Gianluca Pascucci (ex GM dell’Olimpia Milano, poi agli Houston Rockets) a capo dello scouting mondiale.

Chiaro che poi in campo non ci va l’organigramma societario ma i giocatori e qui ovviamente c’è moltissimo su cui lavorare. Si ripartirà da Brook Lopez e Jeremy Lin, i due giocatori dal contratto più pesante (ultimo anno a 22 milioni il primo, altri due da 12 milioni il secondo) e anche dal talento più evidente. Il pivot ha sicuramente migliorato il suo gioco aggiungendo un tiro da tre punti più che affidabile al suo arsenale mentre il secondo di fatto non c’è stato a causa di frequenti infortuni. Questo ha permesso ai giovani di avere spazio, su tutti Sean Kilpatrick, Caris LeVert e Isaiah Whitehead: il primo ha chiuso ad oltre 13 punti di media (terzo marcatore della squadra), gli altri due, matricole, hanno avuto di sicuro un buon impatto. Bene anche il lungo bianco Justin Hamilton, che ha saputo aprire il campo (30% da oltre l’arco, non così male per un sette piedi), il roccioso Trevor Booker (10+8 a sera), e il tuttofare Rondae Hollis-Jefferson, giocatore da rifinire ma con atletismo e braccia interminabili.

Da rivalutare Andrew Nicholson, KJ McDaniels e Archie Goodwin: il lungo canadese può solo fare meglio, l’atleta ex Rockets ha una team option nel contratto e potrebbe essere tenuto mentre alla guardia ex Suns è stato dato un biennale dopo alcuni decadali nell’ultima stagione. Sembra che sul ragazzo uscito troppo presto da Kentucky ci sia fiducia, il talento non gli manca e di certo ha tanti punti nelle mani.

E il futuro? Quello passa dal Draft e dal mercato dei free agent. Il grande obiettivo, da tempo non troppo nascosto, è Milos Teodosic. Il playmaker serbo, 30 anni, a fine anno sarà in scadenza di contratto col CSKA Mosca e il suo sogno è quello di provare l’esperienza NBA. Nel 2013 disse noi ai Grizzlies, i Nuggets lo stanno corteggiando attraverso il connazionale Nikola Jokic ma sono i Nets la franchigia più vicina a Milos: il GM Marks lo ha visionato più volte e nell’ultimo viaggio a Mosca, c’era anche coach Atkinson per vederlo dal vivo nel playoff di Eurolega col Baskonia. Teodosic piace tantissimo agli scout NBA per la grande visione di gioco, la capacità di giocare il pick and roll a livelli altissimi, la personalità, il ball handling e anche il tiro, mortifero anche dall’arco; normale ci siano dubbi sulla sua tenuta fisica e soprattutto sulla sua difesa, ma un modo per “nasconderlo” si può sempre trovare. Oltretutto la connection tra Prokhorov e il CSKA Mosca potrebbe favorire l’affare, senza dimenticare che ai Nets Teodosic non avrebbe una pressione eccessiva e potrebbe avere quella libertà di esprimere tutto il suo talento che magari non avrebbe in sistemi più strutturati.

 

Teodosic non è l’unico obiettivo, chiaramente. Restando in Europa, il management dei Nets ha visto diverse gare di Eurolega in stagione, piace Thomas Heurtel, playmaker francese in scadenza con l’Anadolu Efes, nello stesso ruolo è seguito Nemanja Nedovic dell’Unicaja Malaga. E poi c’è George Hill, regista prossimo free agent con gli Utah Jazz, che potrebbe tenere in considerazione Brooklyn soprattutto per la presenza di Sean Marks, suo ex compagno ai tempi di quando era appena arrivato agli Spurs. Dando uno sguardo sempre in NBA, si sono fatti anche i nomi di JJ Redick, Kyle Korver e Ersan Ilyasova, giocatori che possono punire da dietro l’arco in una squadra che ha tirato tantissimo da tre in stagione (oltre 31 tentativi a gara, quarti), ma che ha concretizzato poco (33.8%). I due sogni nel mercato sono Kentavious Caldwell-Pope e Otto Porter Jr., giocatori giovani e in grande crescita: sono restricted free agent con Pistons e Wizards rispettivamente, ed è scontato che i Nets faranno una grossa offerta per provare a prenderli.

E infine c’è il Draft, nota dolente perchè i Nets non avranno una prima scelta “alta” fino al 2019: infatti, quella di quest’anno, alla 1 assoluta, andrà ai Celtics in virtù della famosa trade che portò Pierce e Garnett alla corte di Prokhorov. Il presente dice che i Nets avranno tre picks, il 22, il 27 e il 57: in queste posizioni è dura trovare futuri All Star anche se gente del calibro di Draymond Green, Rudy Gobert e Jimmy Butler, senza arrivare ad Isaiah Thomas, è stata scelta molto indietro e l’ultimo caso di Malcolm Borgdon ai Bucks insegna. L’idea sembra quella di puntare su un lungo e su un esterno: per il primo potrebbe esserci vasto assortimento, dall’esplosivo Bam Adebayo al progetto Justin Patton fino all’enigmatico Harry Giles (era considerato da Lotteria prima dell’ennesimo infortunio al ginocchio che gli ha fatto saltare quasi tutto l’anno a Duke), passando per gli internationals come il tedesco dello Zalgiris Hartenstein (il ct della Germania Fleming è un assistente dei Nets), il grezzo Viny Okouo (7 piedi e 2) di Malaga, il francese Lessort e il lettone di Gran Canaria Anzejs Pasecniks. Per gli esterni, si parla di due talenti cristallini come il lettone (un altro…) Rodions Kurucks, del Barcellona B, visto più volte all’opera dallo stesso Marks, e Hamidou Diallo, guardia newyorkese, del Queen’s, che potrebbe dichiararsi per il Draft pur non avendo giocato un singolo minuto a Kentucky. Di maggior sicurezza una chiamata come quella per Jawun Evans, playmaker in uscita da Oklahoma State dopo due anni e considerato da molti una sorta di nuovo Chris Paul, di certo il regista più puro che si presenterà al Draft.

I Brooklyn Nets stanno lavorando sodo per tornare a livello almeno di dignità nella NBA: il progetto è interessante, i “cervelli” sono di prim’ordine e quest’estate, a partire dal Draft, sarà importante per mettere le prime importanti basi in vista dell’immediato futuro. Se a Philadelphia continuano a credere nel “Process”, non c’è dubbio che devono farlo anche dalle parti del Barclays Center!

1 commento

  1. Occorrerà molta, molta pazienza e sagacia per ricostruire i Nets SENZA Lottery Picks sino al 2019…
    Tutto passa attraverso buoni giocatori europei non Draftati (cosi da avere pedine di scambio in eventuali Trades) e free agents.
    P.S. Per fortuna…per fortuna, ripeto che Crabbe NON ha raggiunto i Nets poiché sarebbero stati altri 15 mln gettati al vento…
    Il roster è povero di talento e poco giovane: si spera nella crescita di Lavert e Goodwin ma per il resto c’è da scalare montagne!

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