Capolavoro Obradovic, Fenerbahce campione d’Europa

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Da domenica accanto al Real Madrid c’è anche Obradovic in testa alla classifica dei più titolati di Euroleague. Con nove vittorie il coach serbo vanta uno score personale che supera il Cska Mosca (7 titoli) e Olympiakos, ottenuto con cinque squadre diverse (Partizan Belgrado, Joventut Badalona, Real Madrid, Panathinaikos e Fenerbahce). La mano di Obradovic nel primo successo della storia del Fenerbahce è rilevante non solo sul piano tecnico, ma anche nel trasmettere la giusta carica nei momenti difficili trascorsi in stagione.

Dopo le tre sconfitte in fila rimediate nel finale della Regular Season, Obradovic ha avuto il merito di ricostruire un team apparso spento e incapace di reagire, trasformandolo in una macchina perfetta che prima ha spazzato via il Panathinaikos in tre gare e poi dominato le Final Four di Istanbul. Pochi i dubbi emersi dall’ultimo atto dell’Euroleague 2017 ampiamente controllato dai turchi nella doppia sfida contro Real Madrid e Olympiakos. Gli spagnoli non sono riusciti ad arginare lo strapotere di Udoh e Vesely sotto le plance. Coach Laso ha provato diverse soluzioni, alternando Ayon, Hunter e Randolph ma le due torri del Fenerbahce sono risultate insormontabili.
In finale contro l’Oympiakos, artefice dell’ennesimo miracolo contro il Cska Mosca in semifinale, i turchi sono stati guidati dai diecimila tifosi turchi che affollavano la Sinan Erdem Dome scappando già nel primo quarto. I greci, con il cuore e l’indomabile orgoglio hanno ricucito sino al meno sette, senza mai riuscire ad impattare il match. L’80-64 finale manifesta una superiorità netta con cui il Fenerbahce ha legittimato il primo titolo europeo della sua storia. Il tap-in di Khryapa che spense l’urlo di gioia dei tifosi lo scorso anno a Berlino e le triple di Nocioni e Carroll di Madrid 2015 sono ora un lontano ricordo, sepolte da una vittoria che sfata la maledizione al terzo atto.

Il titolo del Fenerbahce ha molte facce: la coppia di piccoli Dixon-Sloukas è riuscita perfettamente a fondersi, alternando il talento e la fantasia di Bobby, al carisma e la solidità di Kostas. Nikola Kalinic, dopo una stagione in chiaroscuro, ha scelto il week-end più importante per diventare protagonista, chiudendo la finalissima con 17 punti ed un primo quarto perfetto. Bogdanovic ha definitivamente confermato il suo status di star, disputando una stagione di livello assoluto che lo ha insignito dell’ingresso nel First Team Euroleague, e che gli ha anche aperto molto probabilmente le strade per l’NBA dalla prossima stagione. Luigi Datome, pur non risultando così determinante come lo scorso anno, ha dimostrato che la scelta di abbandonare gli States per sposare la causa turca era giusta, addolcendo una stagione amara per il basket azzurro; nel secondo tempo è uscito tutto il carattere del capitano italiano, che nonostante i primi 20 minuti difficili e in campo per poco tempo, è rientrato con una grinta incredibile segnando 9 punti quasi di fila che hanno dato il definitivo break alla partita.
Jan Vasely è decollato in tutti i campi europei, sfruttando una forza fisica che in finale ha messo in difficoltà i vari Ayon, Hunter, Printezis e Birch. E poi ovviamente Ekpe Udoh, l’MVP delle Final Four che ha dominato entrambe le partite con una supremazia assoluta che non si vedeva dai tempi di Jasikevicius versione Maccabi e Papaloukas con la maglia del Cska. Una crescita quella del giocatore ex Clippers che nasce tanto dalla fame del ragazzo ma anche dal lavoro svolto dallo staff tecnico della squadra turca, che in un paio d’anni sono stati in grado di trasformarlo da ottimo difensore a giocatore totale, capace anche di passare molto bene la palla in attacco, oltre che di saper incidere in tanti modi diversi sul campo.
Ma, dietro ad un roster profondo e talentuoso, c’è una società che ha lavorato costantemente per allestirlo, e in particolare quel Maurizio Gherardini, General Menager dei turchi, che ha portato a Istanbul tanti artefici del trionfo europeo.

L’Euroleague 2.0, la nuova creatura di Jordi Bartomeu, ha calato il sipario con le immagini di Mahmutoğlu che alza la coppa, Antic che taglia i capelli di Datome e Obradovic che certifica lo status di leggenda. La stagione ha regalato tantissime emozioni, spalmate in sei mesi in cui i top team non si sono mai risparmiati, scendendo in campo anche per l’inedito back-to-back. La nuova formula a 16 squadre ha conquistato i tifosi e i supporter di tutto il continente che ora si apprestano a vivere una caldissima estate piena di incognite e soprese.
Teodosic e Bogdanovic accetteranno la corte dell’Nba? Il Fenerbahce riuscirà a trattenere Udoh oppure aumenterà la corte a Niccolò Melli? Luka Doncic crescerà ancora? E poi c’è il capitolo allenatori che rischia di avviare un domino che potrebbe sconvolgere l’intero continente. Il presidente del Cska Mosca non ha digerito la sconfitta con l’Olympiakos minacciando di avviare una ricostruzione partendo da Itoudis, e magari portando a Mosca quel David Blatt che rischia di restare senza Euroleague la prossima stagione. E la vittoria della Liga basterà a Laso a salvare la panchina del Real, proprio mentre il rivale Bartzokas aspetta ancora rassicurazione sul suo futuro a Barcellona? Jasikevicius resterà in Lituania o sarà pronto per il grande passo?

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