Golden State-Cleveland, le pagelle delle NBA Finals 2017

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Golden State Warriors © 2017 twitter.com/goldenstatewarriors
Golden State Warriors © 2017 twitter.com/goldenstatewarriors

Appena concluse le NBA Finals 2017, che hanno assegnato il quinto titolo nella loro storia ai Golden State Warriors, è tempo di provare a dare una valutazione delle prestazioni offerte dai protagonisti di quella che è stata una delle serie di finali più spettacolare degli ultimi anni.

Golden State Warriors

STEVE KERR – 10: valutazione massima per il principale artefice del trionfo di Golden State, squadra che da tre anni si è impossessata della Lega. Aggiungere Kevin Durant ad un meccanismo perfettamente collaudato come quello dei californiani non era affatto semplice; l’ex compagno di squadra di Michael Jordan ai Bulls, invece, non solo è riuscito a migliorare le prestazioni della sua squadra, è riuscito anche a far rendere al massimo delle potenzialità KD, giocatore trasformato da straordinario solista a leader di un sistema perfetto.

KEVIN DURANT – 10: pieni voti anche per il protagonista, sul campo, di queste Finals, delle quali è diventato oltretutto l’MVP. Per l’ex giocatore di Oklahoma City sono state 5 gare indimenticabili, concluse con 35 punti, 8.5 rimbalzi, 5.5 assist di media, che gli hanno consegnato il tanto agognato primo titolo NBA in carriera. Le numerose critiche che hanno accompagnato il suo arrivo nella Baia la scorsa estate sono state smentite da una stagione straordinaria.

STEPHEN CURRY – 9: etichettato come l’uomo che spariva nei momenti topici, ha risposto ai suoi detrattori con quasi 27 punti, 9.5 assist e 8 rimbalzi di media, consapevole che, senza il numero 35 in campo, la statuetta di MVP sarebbe finita nelle sue mani (poco male). Oltretutto ha lasciato ai posteri la giocata simbolo di questa serie di finali: il dribbling ubriacante, con conseguente penetrazione a canestro, rifilato proprio a LeBron James.

KLAY THOMPSON – 8: giocatore straordinariamente efficace sui due lati del campo, chiave tattica dello scacchiere costruito da Steve Kerr. Da una parte una difesa estenuante su un eccellente attaccante del calibro di Kyrie Irving; dall’altra una precisione chirurgica nei tiri da tre (43%). Fondamentali i suoi 30 punti nella decisiva gara 3, quella che ha tagliato in due la serie.

DRAYMOND GREEN – 7.5: dei Big 4 di Golden State, probabilmente, è stato quello che ha sentito di più la rivalità con Cleveland, pagandone in lucidità ed esperienza. Risse, sgomitate, falli inutili (4.5 di media) hanno rischiato di compromettere il buon andamento della propria squadra nei momenti chiave della serie. C’è però da considerare la strenua difesa applicata su LeBron James e Love, gli importantissimi rimbalzi catturati, i circa 5 assist smazzati a partita, e la dozzina di punti che assicurava in ogni match. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo!

Cleveland Cavaliers

TYRONN LUE – 4.5: volendo trovare un colpevole della debacle subita da Cleveland, la seconda in tre anni subita dai ragazzi della Baia, l’indiziato numero uno è proprio il coach. “Difendere su Golden State sarà più facile che contro Boston“: aveva presentato così la serie alla vigilia di gara 1, smentito prontamente dopo qualche ora, quando i suoi ragazzi non riusciranno mai ad entrare in partita. Cerca di giocare al ritmo forsennato degli avversari in gara 2, ma paga con quasi 20 punti di margine. Rallenta il ritmo, difende diversamente in gara 3, ma getta alle ortiche il match nei minuti conclusivi. Trova il bandolo della matassa in gara 4, quando ormai è troppo tardi. La realtà è che, forse, contro questi Warriors non c’era alcuna speranza di vincere.

LEBRON JAMES – 10: a lui, più di chiunque altro, l’onore della sconfitta va concesso. Gioca una serie ai limiti del possibile, diventa il primo giocatore nella storia a concludere le Finals con la tripla doppia di media, spinge i suoi a dare il massimo: non è bastato, ma quando dice di non avere rimpianti noi gli crediamo. “We’ll be back” dirà in confidenza ad Irving uscendo dal parquet: siamo pronti a scommettere che il Re vorrà riconquistare il suo trono!

KYRIE IRVING – 8: il vero ago della bilancia: dominante e immancabile in alcuni tratti della partita, lezioso ed irritante in altri. Quando la sua stella si accendeva, Cleveland teneva botta; quando calava il suo rendimento, i suoi faticavano a trovare la via del canestro, subendo parziali che spezzavano il morale. Alla fine ha concluso con quasi 30 punti di media: tanti, ma da uno con il suo talento è lecito attendersi anche di più.

KEVIN LOVE – 6: valutazione appena sufficiente per il lungo da UCLA, che ha disputato una serie a metà fra prestazioni eccellenti (15 punti e 21 rimbalzi in gara 1; 6/8 da tre punti in gara 4) e performance abbondantemente sottotono (6 soli punti in gara 5). Alla fine risulterà comunque fra i più positivi dei suoi, ma dal contratto che percepisce ci si attende ben altro impatto.

JR SMITH – 5.5: siamo alle solite, caro JR. Mai pervenuto nei primi due episodi della serie, dove realizza soli 3 punti complessivi, si iscrive alle Finals di ritorno alla Quicken Loans Arena, facendo quello che sa fare meglio: sparare da qualsiasi posizione. Segna ben 17 triple sulle 27 tentate negli ultimi 3 match (66%), approfittando della secondaria importanza che gli riserva la difesa di Golden State, impegnata ad evitare le penetrazioni di Kyrie e LeBron.

TRISTAN THOMPSON – 4.5: che fosse una serie poco adatta ai giocatori con le sue caratteristiche, questo si sapeva già; che Lue sarebbe andato spesso con Love da cinque, anche questo si sapeva. TT, però, ha comunque giocato 26 minuti di media circa, non andando oltre i 6 punti e 6 rimbalzi di media. A detta di tutti, è stato lui il vero grande assente tra le fila dei Cavs.

1 commento

  1. La differenza è stata un kd in più ma anche un dellavedova in meno. Se curry non aveva ingranato era anche per merito suo.

    Hanno impostato la squadra per vincere con tutti grazie al tiro perimetrale e un ritmo alto … tutti tranne gsw

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