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Olimpia Milano, nuova stagione: vietato sbagliare. Sono stati scelti gli uomini giusti?

Coach Simone Pianigiani - © 2017 twitter.com/OlimpiaEA7Mi

Coach Simone Pianigiani – © 2017 twitter.com/OlimpiaEA7Mi

Archiviata una stagione tra le più negative della sua storia, in cui la sola Coppa Italia non sarebbe mai potuta bastare a consolare una tifoseria rimasta profondamente delusa da un’annata nettamente al di sotto delle aspettative, l’Olimpia Milano si appresta a ricominciare, consapevole che quest’anno non sarà più possibile permettersi passi falsi.

La contestazione dei supporters al momento dell’eliminazione dell’EA7 dai playoff del campionato sembrava dovesse portare a una rivoluzione a livello societario, che avrebbe dovuto far saltare in primis le poltrone del presidente Proli e del GM Portaluppi. Rivoluzione che però non c’è stata. Anzi, la società ha preso unilateralmente una decisione, quella di puntare su Simone Pianigiani come head coach per le prossime tre stagioni, che ha fatto letteralmente infuriare (per l’ennesima volta) i suoi tifosi. Sì, esattamente quel Pianigiani, “nemico” di mille battaglie quando era il capo allenatore di Siena. Un altro colpo basso per la tifoseria milanese, che si è scatenata su Twitter con l’hashtag #NoPianigiani, sperando che questa sua rivolta avrebbe fatto cambiare idea alla società, che al contrario è rimasta ferma sulla sua posizione e ha iniziato a muoversi sul mercato.

Innanzitutto ci si è dedicati alle onerose transazioni, che sono costate alle casse della società circa 2 milioni di euro. Partendo dalle prevedibili rescissioni dei contratti di coach Repesa e di Miroslav Radulijca (una delle maggiori delusioni della passata stagione), si è passati ad affrontare i capitoli Simon e Gentile. L’addio all’esterno croato è stato molto discusso, dal momento che in molti avrebbero gradito se Kruno fosse rimasto per la terza stagione consecutiva in maglia Olimpia Milano, essendo stato in questi anni uno dei giocatori più positivi a vestire la maglia bianco-rossa. Con lui, l’Olimpia perde un giocatore clou nei momenti decisivi delle partite, un uomo d’esperienza e intelligenza cestistica che non sarà facile sostituire.

È stato addio anche con l’ormai ex capitano Alessandro Gentile. Nell’ultimo anno, il rapporto con la società e con i tifosi si era insanabilmente rotto, e sarebbe stato davvero difficile ipotizzare un esito diverso da quel che è stato, sebbene poteva essere quantomeno intrigante, per Gentile, iniziare un nuovo capitolo della sua carriera sotto la guida di coach Pianigiani. Invece l’ex capitano Olimpia sarà uno dei leader della nuova Virtus Bologna, tornata in serie A con grandi ambizioni.

Infine, sempre per quanto riguarda i giocatori già sotto contratto, non è stata ancora trovata una sistemazione a Bruno Cerella. Si cerca una collocazione in prestito (per non gravare ulteriormente sulle casse societarie) per l’esterno italo-argentino che, dopo aver rifiutato le proposte di Capo d’Orlando e Siena, pare destinato o a Cremona in A o alla Fortitudo Bologna in A2.

Sistemati i contratti in essere, ci si è dedicati al mercato in entrata. In un solo giorno, precisamente il 10 luglio, l’Olimpia ha annunciato ben 5 nuovi giocatori. Trattasi delle guardie Andrew Goudelock e Dairis Bertans, delle ali Vladimir Micov e Amath M’Baye e del centro Patric Young. Poi ha chiuso il mercato con il botto, mettendo sotto contratto prima Jordan Theodore, poi Cory Jefferson. E a sorpresa, è arrivata anche la firma del centro azzurro Marco Cusin.

Il nome più altisonante è certamente quello di Andrew Goudelock, guardia classe ’88 proveniente dal Maccabi Tel Aviv, che sarà la prima scelta degli attacchi dell’Olimpia. Il prodotto da Charleston ha un talento offensivo smisurato e un mortifero tiro da 3 punti (51.7% nel 2016/17); ha esperienza sia in NBA, dove ha giocato con i Lakers insieme a Kobe Bryant, sia in Europa, dove è stato quasi sempre inserito nei migliori quintetti delle manifestazioni che ha disputato. Inoltre detiene il record di triple segnate in una singola partita di Eurolega (10). Goudelock è stato preferito in extremis a Curtis Jerrels, già visto in maglia Olimpia e allenato la passata stagione da Pianigiani all’Hapoel Jerusalem.

Dairis Bertans sarà invece il cambio degli esterni. Fratello di Davis, ala dei San Antonio Spurs, è anche lui un eccellente tiratore da oltre l’arco (50% nel 2016/17). L’anno scorso ha fatto il suo esordio in Eurolega con la maglia del Darussafaka Istanbul, con numeri di tutto rispetto. Quest’anno è chiamato a confermarsi sugli ottimi livelli della passata stagione, pur sapendo che la concorrenza nel suo ruolo non sarà poca (Dragic, Abass, Fontecchio).

Vladimir Micov, vecchia conoscenza del nostro campionato ai tempi di Cantù, sarà l’ala piccola titolare. Vlado ha maturato una grande esperienza negli ultimi anni, giocando l’Eurolega sia con il CSKA che con il Galatasaray, e sembra essere pronto ad una ruolo da protagonista in una squadra con obiettivi importanti come Milano. Pianigiani lo conosce bene e sa che il serbo è un giocatore di sistema, che rischia di “intimidirsi” se inserito in una squadra con troppe individualità.

Amath M’Baye rappresenta al momento l’unico innesto, che anche l’anno scorso era in Serie A, precisamente a Brindisi (che lo aveva scovato nel campionato giapponese). Nella passata stagione è stato tra i migliori del nostro campionato, segnando 17.8 punti e catturando 5.3 rimbalzi di media a partita. Non sarà facile per lui ritagliarsi molto spazio all’interno delle rotazioni del coach, anche a causa del soprannumero di stranieri (in campionato se ne potranno portare a referto soltanto 7), ma con la sua grinta e il suo atletismo potrebbe mettere in difficoltà il coach.

Patric Young sarà invece il centro titolare della squadra di Pianigiani, e dovrà quindi ricoprire un ruolo che negli ultimi anni ha fatto disperare i tifosi del Forum. Il lungo americano è un ottimo difensore, con una carriera NCAA di tutto rispetto, prima dell’approdo in Europa, all’Olympiakos, dove l’anno scorso è stato fermato da un infortunio ai legamenti crociati che gli ha consentito di giocare solo la parte finale della stagione. Il potenziale è enorme, a tratti si è intravisto l’anno scorso, sebbene non abbia ancora avuto modo di giocare con continuità in Europa a causa di problemi fisici. L’incertezza riguardo la sua condizione, unita al ritardo nell’arrivo del passaporto polacco di Tarczewski, ha indotto l’Olimpia ad acquistare anche Marco Cusin, un usato sicurissimo, con un contratto biennale.

Jordan Theodore è sempre stata la prima scelta della dirigenza nel ruolo di point guard. Mvp dell’ultima Champions League con la maglia del Banvit Bandirma, è un ottimo assist man, ma non gli manca l’abilità nell’attaccare il canestro mettendosi in proprio. A Milano si augurano che Pianigiani abbia indovinato il playmaker per l’ennesima volta, come ha sempre fatto nelle sue stagioni da head coach a Siena, dove lanciò prima McIntyre poi McCalebb.

Cory Jefferson invece è alla sua prima esperienza in Europa dopo 58 partite in NBA e due campionati in D-League, giocati prevalentemente con la maglia degli Austin Spurs. Si stava giocando le sue chances di tornare in NBA con la franchigia texana, quando ha deciso di accettare la proposta dell’Olimpia. Il lungo da Baylor è un giocatore prevalentemente interno, anche se nell’ultimo anno ha dimostrato di avere una buona mira anche dalla lunga distanza. Il talento non gli manca, ma essendo alla prima esperienza oltreoceano, meglio vederlo giocare prima di azzardare un commento.

La nuova Olimpia sarà dunque una squadra completamente rinnovata rispetto alla passata stagione. Il quintetto verosimilmente sarà composto tutto da new entry. Non è facile fare un paragone tra questa squadra e quella della passata stagione. Certo, è quasi impossibile fare peggio dell’anno scorso. Theodore, Goudelock, Micov, Jefferson e Young costituiscono un quintetto di altissimo livello; considerando poi che dalla panchina possono uscire giocatori come Dragic, Cinciarini, Abass, Pascolo e Bertans, i presupposti per tornare a vincere ci sono tutti. Ma è un po’ lo stesso discorso che si faceva l’estate scorsa.
Il problema di Milano non è a livello tecnico, perché ogni anno arrivano alla corte di Armani giocatori e allenatori di livello internazionale. Probabilmente quello che più manca è un progetto tecnico che sia condiviso da tutti (in primis dai tifosi!), che permetta di superare i momenti di difficoltà con la consapevolezza che si è sulla strada giusta, per non partire ogni anno, di nuovo, da zero. Anche quest’anno nuovo allenatore e roster completamente rivoluzionato. Sicuramente non erano questi i piani societari l’estate scorsa, ma il clima che si era venuto a creare non lasciava spazio a soluzioni differenti. Purtroppo è una situazione che all’ombra della Madonnina è ormai diventata una routine, anche se è risaputo che non è questa la via per raggiungere traguardi importanti.

Milano invece deve tornare a vincere in Italia e a farsi rispettare in Europa. Sperando che questa non sia l’ennesima falsa partenza.

 

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