Semi-rivoluzione a Memphis: via i senatori, Gasol-Conley i leader

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Memphis Grizzlies – © 2017 twitter.com/mconley11
Memphis è una franchigia abituata, da qualche anno a questa parte, a calcare palcoscenici importanti, vivendo di stagioni discrete, a tratti esaltanti, ma mai del tutto soddisfacenti. I “Big Three” (Conley, Gasol, Randolph), sapientemente guidati da Coach Dave Jorger prima, e David Fizdale poi, hanno guidato i Grizzlies ai playoff, rappresentando spesso una brutta gatta da pelare per il team avversario. Nonostante ciò, come è successo nello stesso periodo ad altre franchigie (vedasi i Clippers o i Raptors), il nucleo su cui il roster si reggeva non è riuscito a imprimere quel salto di qualità necessario per poter raggiungere i traguardi più importanti, lasciandosi sgretolare dal passare del tempo. Ecco che, con la stagione oramai alle porte, per Memphis si inaugura una nuova era: via i vecchi senatori che avevano tenuto saldo lo spogliatoio, maggiori responsabilità tecnico-morali alle due star rimaste, ringiovanimento e modifica dello stile di gioco. I cambiamenti, però, necessitano di tempo, ma in una Conference che viaggia a doppia velocità, chi rallenta viene lasciato dietro. Riusciranno i Grizzlies a mantenere inalterato il proprio livello di competitività?

Il mercato

E’ stata definita semi-rivoluzione perché le due star più importanti, Mike Conley e Marc Gasol, sono rimaste saldamente al timone della squadra, ed anzi maggiormente responsabilizzati rispetto alle stagioni precedenti. Questo poiché a dare l’addio ai Grizzlies sono stati veterani dello spogliatoio del calibro di Randolph, Carter (accasatisi a Sacramento) e Allen (andato ai Pelicans).

Carter+Z-Bo+Hill - © 2017 twitter.com/SacramentoKings
Carter+Z-Bo+Hill – © 2017 twitter.com/SacramentoKings

La questione più incombente, però, resta quella legata a Jamychal Green, che di anni ne ha 27 e dunque pare essere pienamente in linea con i nuovi dettami anagrafici imposti dalla dirigenza. Green, che lo scorso anno si è conquistato a suon di presenze, rimbalzi e punti, lo slot da ala grande titolare, è ancora restricted free agent, chiedendo un contratto da almeno 10 milioni di dollari annui. I Grizzlies, che dal canto loro vantano sul giocatore una qualifying offer in caso di offerta di altra franchigia, gli hanno offerto un prolungamento annuale a 2.8 milioni di dollari (ad oggi l’unica pervenuta sulla sua scrivania), che probabilmente sarà sufficiente per convincerlo a vestire la casacca di Memphis per un’altra stagione, potendo vantare, perchè no, maggior potere contrattuale tra 12 mesi.
A fare il percorso inverso da Sacramento, invece, è stato Ben McLemore, firmato con un biennale da 10.7 milioni di dollari. Arrivato voglioso di riscattare il periodo di penombra in cui ha vissuto ai Kings, la giovane guardia si è infortunata in un pick-up game che la costringerà a saltare la prima parte di stagione. Dalla free agency sono pure arrivati Mario Chalmers e Tyreke Evans, che a discapito degli infortuni che ne hanno compromesso le stagioni precedenti, porteranno tecnica ed esperienza in uscita dalla panchina, a basso impatto salariale.

La squadra

Giunto a Memphis con l’obiettivo di svecchiare un ambiente ancorato a dettami tattici non conformi alla NBA moderna, David Fizdale ha ottenuto risultati positivi ma non del tutto soddisfacenti. L’addio dei veterani su citati, però, rappresenta, per l’ex assistente di Spoelstra agli Heat, la concreta possibilità di guidare la squadra verso i propri modelli tecnico-tattici, di aprire il campo, di aumentare il ritmo, di ridurre i pick and roll e gli isolamenti. Il cosiddetto Grit and Grind, slogan sotto il quale si è identificata la franchigia negli ultimi anni, sarà riposto nel cassetto per abbracciare uno stile di gioco più moderno e spettacolare.

Necessario sarà il contributo che riusciranno ad apportare, non solo Conley e Gasol, ma anche i nuovi arrivati, più eclettici e versatili rispetto ai loro precedenti compagni. Fondamentale, però, sarà la presenza di Chandler Parsons nell’aprire il campo. L’incognita maggiore persiste nelle condizioni fisiche dell’ex esterno di Houston: smaltito l’infortunio al tendine d’Achille che ne ha condizionato le prime due stagioni a Memphis, riuscirà ad essere decisivo e a dimostrare di valere il contratto al massimo salariale firmato soltanto due anni or sono? Grandi speranze, infine, sono riposte in Andrew Harrison, 23enne point-guard che nella stagione precedente ha prodotto 6 punti e 3 assist in 20 minuti di media.
L’alba dell’anno zero sta per nascere con aspettative ben diverse dagli anni precedenti. I playoff, allo stato attuale, sembrano rappresentare un miraggio: davanti i Grizzlies si ritroveranno 14 franchigie tutte a loro modo rinforzate dalla off-season. Riuscire a raggiungere ancora una volta i playoff sarebbe un notevole risultato.

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