Arrivi eccellenti, partenze dolorose: Boston avrà colmato il gap con Cleveland?

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Irving-Hayward © 2017 celtics.com
Piazzarsi al primo posto nella Conference che da 7 anni a questa parte è inequivocabilmente dominata da LeBron James non è semplice; farlo con un roster, povero di grandi star, ma costruito sapientemente dalla propria dirigenza e funzionale all’idea del coach, è ancor più complicato. Il gap con Cleveland, sebbene assottigliato rispetto alle stagioni precedenti, è apparso però evidente nelle ultime Finali di Conference, quando Boston è stata spazzata via (4-1) dagli stessi uomini che poi, qualche settimana dopo, avrebbero pagato dazio contro Curry e KD.
La capitolazione subita in finale, però, non deve essere considerata il punto d’arrivo del progetto di ricostruzione avviato qualche anno fa da Danny Ainge, bensì il vero punto di partenza da cui costruire un futuro vincente e prosperoso, che Boston ha dimenticato da troppo tempo.

Il mercato

Nonostante le dolorose separazioni da Avery Bradley, Isaiah Thomas e Jae Crowder, fedeli scudieri di coach Stevens, Danny Ainge risulta essere, quasi al termine dell’offseason, il general manager che meglio di tutti ha lavorato in questo periodo. Con contratti a basso impatto salariale ma oramai in scadenza, i tre su citati avrebbero ben presto battuto cassa alla dirigenza di Boston, che nel rischio di doverli perdere a zero nel breve periodo, ha operato nel senso di una sostituzione vantaggiosa per ambo le parti. Bradley è stato spedito a Detroit in cambio di Marcus Morris, che graverà sul salary cap per soli 10 milioni in due stagioni. L’acquisizione dell’esterno ex Pistons è passata troppo spesso sotto traccia in questi mesi, nonostante esso sia tra i migliori 3&D in circolazione, e dunque ottimo sostituto dell’altro partente, Jae Crowder. Quest’ultimo, insieme a Isaiah Thomas e Ante Zicic, è volato a Cleveland nell’operazione più sconvolgente dell’estate, che ha portato Kyrie Irving sulle rive dell’Atlantico, risultando essere, in apparenza, un notevole upgrade per Boston e una pesante perdita per gli stessi Cavs, che con i Celtics dovranno giocarsi l’accesso alle prossime Finals.
Peraltro dopo un lungo corteggiamento, dalla free agency è arrivato pure Gordon Hayward (quadriennale da 125 milioni di dollari), che con lo stesso Irving andrà a comporre un duo esplosivo e offensivamente letale per chiunque.

Le sicurezze

Se offensivamente la squadra ha compiuto un notevole balzo in avanti, le maggiori incognite permangono nella propria metà campo, dove le partenze di Bradley e Crowder, assi portanti del roccioso e collaudato sistema difensivo costruito da Stevens, non possono essere sottovalutate. Per questo motivo, fondamentale sarà l’apporto che riusciranno a fornire, in questo senso, Marcus Smart e Al Horford. Il primo, che lo scorso anno ha rivestito un ruolo da sixth man, si giocherà le sue chance per affiancare Kyrie e dare equilibrio al backcourt, sfruttando le sue doti di marcatore su giocatori con prestanza fisica diversa dalla sua. Discorso simile per il centro ex Atlanta Hawks, che ancor di più dovrà dimostrare di essere in grado di saper difendere sui lunghi, sia in pitturato che sul perimetro.
Non si sottovaluti, inoltre, il ruolo da collanti del gruppo che potranno svolgere nei primi mesi di stagione, quando Stevens non avrà ancora trovato l’amalgama giusto per far funzionare al meglio il nuovo roster. Duttilità ed equlibrio, dunque, le doti che i due su citati dovranno necessariamente gettare sul campo, per dare stabilità ad un team profondamente squilibrato sul fronte offensivo.

Le scommesse

Un roster, perciò, profondamente modificato e votato al futuro. Futuro che, per quanto riguarda la franchigia del New England, parla la lingua di Jaylen Brown e Jayson Tatum, i due giovanissimi su cui Danny Ainge e Brad Stevens ripongono grandi speranze anche per il presente. Dopo una discreta stagione da rookie – nella quale ha accumulato 17 minuti di media e 6 punti a partita – Brown è pronto a conquistarsi lo slot da shooting guard lasciato vuoto dalla partenza di Bradley. Da sprezzare dal punto di vista realizzativo, il sophomore di Boston è, come al suo predecessore, un eccellente difensore, energico e dinamico, che ben si accoppierebbe con le doti di Irving. Tatum, dal canto suo, è stato inseguito dalla dirigenza biancoverde fin dai primi test pre-draft, preferito anche allo stesso Fultz, il quale è stato lasciato libero di accasarsi a Philadelphia, franchigia nella quale invece smaniavano per lui. Sebbene abbia già dimostrato di potersi guadagnare un posto stabile in quintetto, avendo disputato una Summer League da autentico protagonista, permangono dubbi sulla sua immediata adattabilità agli schemi di Stevens, che prevedono velocità, ritmo e pochi isolamenti.

Dalla loro immediata consacrazione passerà gran parte della fortuna dei Celtics nella prossima stagione, in quanto il roster, seppur di qualità eccelsa, appare piuttosto corto e poco assortito. Tuttavia, se la stagione alle porte non si rivelerà vincente, Boston non dispererà: ha dalla sua talento, integrità e un’età media fra le più basse della Lega: il loro momento è dietro l’angolo, basta aspettare!

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