Una NBA dal sapore International

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La stagione NBA 2017/2018 è iniziata da tre giorni regalando come sempre da subito grande spettacolo, prestazioni individuali e di squadra incredibili e purtroppo qualche infortunio. Tra le note più positive delle partite dell’opening night delle varie squadre spicca sicuramente la prova da 20 punti di Marco Belinelli con la maglia degli Atlanta Hawks, una delle squadre più “International” per giocatori e mentalità dell’intera Lega.
Un’apertura, quella verso i giocatori non americani, iniziata ormai tanti anni fa e che ha trovato la sua massima espressione numerica all’inizio della stagione 2016-17, (record di 113), ma che anche quest’anno rimane davvero viva: 108 i giocatori internazionali alla prima palla a due stagionale ed il nuovo record di 42 nazioni rappresentate. Si tratta del quarto anno consecutivo in cui ci saranno almeno 100 giocatori international in NBA ed ognuna delle 30 squadre ne avrà almeno uno.

Come sappiamo l’Italia è rappresentata da solamente 2 giocatori, Belinelli e Danilo Gallinari, chiamato ad una stagione consistente con i Los Angeles Clippers, squadra che ha (e che lo hanno) scelto in estate sul mercato de free agent.
A guidare la nazione di international è ancora una volta il Canada con 11 giocatori, una fucina di talenti sempre più attiva, seguita dalla Francia (10 giocatori) che continua con il suo grande lavoro di formazione di giocatori di alto livello. Altra nazione emergente da questo punto di vista è l’Australia che regala all’NBA 8 giocatori mentre si conferma ad alto livello la Spagna (7 giocatori, con la particolarità di avere ben 2 coppie di fratelli, i Gasol e gli Hernangomez). A quota 5 poi ci sono Brasile, Croazia, Germania, Serbia e Turchia, che portano l’Europa ad nuovo primato con 64 atleti al via della stagione.

Dal punto di vista delle franchigie NBA invece chi è il General Manager che strizza più l’occhio verso i giocatori di Oltreoceano? Toronto Raptors e Utah Jazz sicuramente, comandano la classifica anche quest’anno con ben 7 giocatori internazionali a testa! Masai Ujiri è sempre stato attentissimo a cosa succede negli altri Continenti tanto che negli ultimi Draft le sue scelte sono andate spesso verso giocatori meno conosciuti provenienti da tutto il mondo (anche questo Draft la scelta è ricaduta su OG Anunoby, giocatore nigeriano naturalizzato britannico). Boston Celtics, Philadelphia 76ers (più recente) e San Antonio Spurs (storica franchigia “internazionalizzata”) seguono a quota 6 giocatori ciascuna, mentre Dallas Mavericks, Denver Nuggets, New York Knicks e Orlando Magic si fermano a 5.

Che l’NBA sia una Lega sempre più globale ormai è un dato di fatto e tutto il lavoro fatto dall’ex Commissioner David Stern per aprire a nuovi mercati sta dando i suoi frutti. Se fino a qualche anno fa i GM cercavano le perle rare nelle parti basse dei Draft, la tendenza attuale è quella di andare a prendere giocatori europei anche già formati (ad esempio Milos Teodosic) per cercare di inserirli in una franchigia e fargli portare il loro bagaglio di esperienza maturato negli anni. Le due visioni sembrano andare a braccetto, portando in NBA sempre più giocatori internazionali. E questo numero è destinato a crescere nei prossimi anni. Di sicuro il prossimo anno, visto che anche negli Stati Uniti sbarcherà la Stella di Luka Doncic.

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