Preview NBA: Central Division 2017/2018

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La Central Division presenta diverse novità e gerarchie piuttosto variate, a causa dei numerosi big che hanno salutato le loro precedenti franchigie. Ne risulta che, eccezion fatta per i Cavaliers, questa divisione, che negli ultimi anni ha rappresentato l’élite della Eastern Conference, appare ai nastri di partenza pesantemente indebolita. Com’è ovvio che sia, però, sarà solo il campo a giudicare l’effettività di quanto detto.

1 – Cleveland Cavaliers

Un roster a dir poco rivoluzionato, stesso identico obiettivo: la vittoria del secondo anello della loro storia, l’ultima possibile chance di portarlo a casa visto il probabile addio di Lebron James a fine stagione. La dirigenza ha fatto all-in, puntando su un roster competitivo, completo, profondo, accettando di pagare per il terzo anno di fila la luxury tax più onerosa dell’intera NBA. Prima di questo, però, lo sconcertante addio di Kyrie Irving, volato dalla rivale n.1 ad Est a causa di un rapporto oramai logoro con LBJ; dal Massachusetts, in cambio, sono arrivati Isaiah Thomas (costretto all’infermeria per la prima parte di stagione), Jae Crawford e Ante Zicic. Non solo, pochi giorni fa, Dwyane Wade ha ottenuto il buyout da Chicago per tentare un’ultima corsa all’anello in compagnia del suo amico fraterno Lebron. A fargli compagnia, inoltre, il redivivo Derrick Rose, Jeff Green e il turco Cedi Osman, che completeranno un roster già costituito da campioni del calibro di JR Smith, Kevin Love, Tristan Thompson, ecc.

2 – Milwaukee Bucks

Diciamocela tutta: ci aspettavamo una offseason diversa da parte dei Bucks. Tanti i nomi rincorsi e poi lasciati andare verso altre destinazioni, numerose opportunità sprecate per potenziare un roster di talento ma troppo spesso soggetto ad infortuni. La dirigenza ha, ancora una volta, puntato sulla linea verde, che finora ha fatto le fortune di questa franchigia. Al timone, come sempre, coach Jason Kidd e il Most Improved Player of the Year, Giannis Antetokounmpo, coaudiuvati da Jabari Parker (in netto miglioramento nel recupero dall’infortunio al ginocchio), Malcolm Brogdon, che ha chiuso la stagione passata con il premio di miglior rookie, e Thon Maker, atteso dalla definitiva consacrazione. Senza infortuni e con una crescita costante e coesa, i Bucks possono diventare la terza/quarta forza ad Est, sebbene le variabili siano numerose.

3 – Detroit Pistons

Attenti a sottovalutare i Pistons, che, in una Conference povera di talento e competitività come quella Orientale, possono rappresentare la mina vagante, la variabile impazzita. Chiusa una stagione deludente, avendo mancato l’obiettivo playoff, Detroit è più che intenzionata a tornare ai fasti dell’annata 2015/16, coronata da un ottavo posto considerato all’epoca un punto di partenza. Ceduto Marcus Morris ai Celtics, da Boston è giunto Avery Bradley, leader dello spogliatoio, eccellente 3&D, tuttofare, con esperienza ad alti livelli. La sua acquisizione, unita alla presenza di Reggie Jackson e Andre Drummond, chiamati ad un obbligatorio riscatto dopo una stagione in chiaroscuro, costituisce un terzetto in apparenza completo e di grande talento. A ciò si aggiungano Tobias Harris e Stanely Johnson, due solidi e affidabili starter che contribuiscono a dare equilibrio ed esplosività al quintetto. Liberi da infortuni e altri condizionamenti, i Pistons possono ambire ad un sesto/settimo posto ad Est.

4 – Indiana Pacers

Ad Indianapolis si è ufficialmente chiusa l’era Paul George, volato ad Oklahoma City, e se n’è inaugurata una nuova: quella di Myles Turner. Sarà il centro 21enne (15 punti + 8 rimbalzi + 2 stoppate di media la scorsa stagione) il fulcro presente e futuro dei Pacers, attorno al quale ruoteranno Domantas Sabonis e Victor Oladipo, giunti da OKC nella trade per George, i quali si spera possano diventare presto colonne portanti della franchigia. Dalla free agency sono stati acquisiti Corey Joseph e Bojan Bogdanovic, role player di discreta qualità, che vanno ad aggiungersi al nucleo più esperto della squadra composto dai confermati Al Jefferson e Lance Stephenson. Nate McMillan, nonostante i dubbi sorti nei mesi precedenti, ha ottenuto una seconda chance per provare ad imprimere il suo modello tecnico-tattico. I playoff, allo stato attuale, sembrano essere un miraggio.

5 – Chicago Bulls

Posticipato da troppo tempo, a Chicago è finalmente iniziato il rebuilding. Nei mesi e settimane trascorse hanno salutato Windy City, uno dopo l’altro, le tre stelle presenti nel roster: Rondo ai Pelicans, Wade ai Cavaliers, ma soprattutto Butler ai T’Wolves, per ricostituirsi con il suo mentore Tom Thibodeau. Da Minnesota, in cambio, sono arrivati prospetti di assoluto talento del calibro di Khris Dunn (5° scelta al draft 2016), il finlandese Lauri Markannen (7° scelta al draft 2017) e Zach Lavine (che sta ancora recuperando da un grave infortunio al ginocchio). Al terzo anno sul pino di Chicago, coach Fred Hoiberg è atteso dalla prova del nove con un roster costruito finalmente secondo i suoi dettami tattici: età media fra le più basse della Lega, elevata propensione e precisione nel tiro dall’arco, pochi isolamenti e tanta velocità. Pochissime possibilità di diventare competitivi fin da subito, l’obiettivo è costruire una solida base per il futuro, in attesa del Draft 2018.

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