I protagonisti NBA: abisso Cavaliers, che succede a James & co?

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LeBron James, Cleveland Cavaliers

Sono esaltato dal futuro che ci attende“, così LeBron James ha provato a dare la carica martedì, nel corso del team meeting dei Cavaliers. Il risultato, però, è stata una nuova sconfitta, contro i Pacers. La sensazione è che svariate cose siano fuori posto nel meccanismo di una franchigia che, mai come oggi negli ultimi tre anni, ha avuto paura di non farcela.

PASSO INDIETRO

“E’ stato il peggior training camp della mia carriera per colpa dell’infortunio. Non sono riuscito a fare ciò che faccio di solito, è stato un passo indietro“. Il Re si è addossato anche colpe che non può avere chi sta avendo le solite, incredibili medie di una carriera unica nel suo genere, tenendosi a 25.6 punti, 7 rimbalzi e 8.9 assist a partita finora. Non può essere colpa di James, che sta tenendo medie da career high per percentuale al tiro (59.4%) e assist, anche se qualcosa, nel suo terrificante defensive rating da 113.5 punti subiti ogni 100 possessi, si spiega anche guardando le sue statistiche personali. Sono otto i nuovi arrivati in estate a Cleveland, di cui quattro stanno giocando con continuità agli ordini di coach Tyronn Lue. Nessuno di questi, tra Derrick Rose, Jae Crowder, Dwayne Wade e Jeff Green, ha convinto finora, in particolare nel delirio delle cinque sconfitte nelle ultime sei partite giocate, di cui quattro consecutive. In attesa che Isaiah Thomas possa rientrare dall’infortunio dall’anca per provare a salvare la situazione, questa squadra non ha nulla a che vedere con quella che ha giocato tre Finals consecutive, vincendo quella del 2016.

INCUBO CAVS

James, parlando in conferenza stampa, ha fatto capire che si sta ingigantendo il problema, che la squadra è pronta a vincere quando davvero necessario. Se non basti vedere Cleveland alla piazzola numero 13 della non certo stratosferica Eastern Conference, sono le sconfitte maturate a far suonare più di un campanello d’allarme. I Cavs hanno paradossalmente vinto le due sfide più ostiche affrontate finora, contro Celtics e Bucks, uscendo però sconfitti nell’ordine contro Magic, Nets, Pelicans, Knicks e Pacers, cinque squadre che non hanno alcuna ambizione in questa stagione e per le quali i playoff potrebbero già un risultato miracoloso. Nella notte di oggi si vola a Washington, alla Capital One Arena, ad affrontare una contender a Est e la situazione sul futuro della franchigia dell’Ohio inizierà a farsi più chiara. Un’eventuale nuova sconfitta non potrà più essere presa alla leggera.

COSA MANCA

Facile trovare la prima causa della crisi di Cleveland: nelle ultime sei partite James e compagni hanno lasciato agli avversari 116,5 punti di media e il loro defensive rating di squadra complessivo finora è di 109.8 punti subiti ogni 100 possessi, il quarto peggiore nella Lega. “Dobbiamo migliorare la difesa in transizione”, ha detto James. Non soltanto in quel particolare caso, verrebbe da aggiungere. E’ un grave problema di squadra, non di un singolo, altrimenti l’effetto complessivo non potrebbe essere tanto catastrofico. Se lo si unisce al tramonto di Rose e Wade, al mancato ambientamento, almeno per un momento, di un giocatore che a Boston era decisivo per le sorti di squadra come Crowder e alla terribile crisi di un J.R. Smith che sta tirando con il 19.5% da tre punti su oltre 5 tentativi a partita, il risultato non può che essere il 3-5 attuale. Da stanotte, contro i Wizards, si avrà una risposta importante. Non si scherza più, i Cavaliers devono rialzarsi.

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