TOP NBA: l’Ovest è nelle mani dei Rockets, tremano gli Warriors

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Anderson, Paul & Harden

Da cinque stagioni consecutive i Rockets sono una presenza fissa ai playoff. Dopo il viaggio alle finali di Conference del 2015, però, era lecito aspettarsi un’ulteriore crescita da parte di una squadra che, invece, ha fatto un passo indietro, non riuscendo a ripetere un simile cammino nelle ultime due annate. Mike D’Antoni, Head Coach of the Year per la passata regular season, però, dopo aver ricevuto in dono Chris Paul da un’offseason vincente, sta preparando un carrarmato pronto a fermarsi, se dovrà fermarsi, soltanto di fronte alla corazzata Warriors. Che però, al momento, guarda loro le spalle, perché c’è Houston in vetta alla Western Conference.

SENZA PIETA’

Sono 16 le vittorie nelle prime 20 partite giocate, di cui cinque consecutive e nove nelle ultime dieci, a dimostrazione di una crescita che si è fatta esponenziale dal rientro di Paul sul parquet in seguito all’infortunio al ginocchio. Golden State è leggermente più indietro (15-6), ma, ad oggi, appare ancora più forte e completa in una possibile serie che metta di fronte le padrone dell’Ovest al meglio delle sette partite. Il punto è che i Rockets ancora non hanno mostrato il meglio del loro potenziale, nonostante siano già ora il secondo miglior attacco della Lega, a un soffio dagli Warriors con 112.2 punti ogni 100 possessi. A partire dalla sinergia ai posti di comando. James Harden, uomo da 31.7 punti e 9.8 assist di media, sta imparando a convivere con l’ex faro dei Clippers, un accentratore del gioco offensivo, a cui piace maneggiare il pallone e costruire in attacco, come dimostra la doppia-doppia di media tenuta finora, con un doppio 10.8 alle statistiche di punti e assist. Il periodo di ambientamento per la strana coppia non è andato affatto male: dal rientro del 16 novembre, cinque vittorie, contro Suns, Grizzlies, Nuggets, Knicks e Nets, con sempre almeno 15 punti di vantaggio alla sirena finale. Senza che gli avversari siano mai stati realmente in grado di giocarsela. Senza pietà.

CHE ROSTER!

Non bastasse la qualità di un simile duo in impostazione, la batteria di tiratori di Houston rende il compito assai più facile. Da Eric Gordon, che si sta confermando ad altissimi livelli (19.7 punti a partita) dopo il premio di Sixth Man of the Year dell’anno scorso, a Ryan Anderson, chirurgico con il suo 40.1% da oltre l’arco su oltre 7 tentativi di media, passando per Trevor Ariza, pericolosamente vicino a un 12+5+5 di media che lo rende una clamorosa arma in più tra le tante a roster. In grande crescita è Clint Capela, ormai stabilmente oltre i 10 punti (13.3), 10 rimbalzi di media (11.2) e 1.5 stoppate (1.8) di media. Il centro classe ’94 deve superare il test dal punto di vista della tenuta atletica ed è atteso al definitivo salto di qualità con l’andare della stagione. Senza dimenticare due nuovi innesti fondamentali come P.J. Tucker e Luc Mbah a Moute, senza i quali sarebbe difficile per Houston mantenersi tra le migliori dieci difese dell’intera NBA, al momento al settimo posto con 101.7 punti subiti ogni 100 possessi. Il conseguente +10.5 di net rating spaventa Golden State, ma, prima ancora, l’intera Western Conference.

L’impressione, infatti, è che siano i Rockets la seconda forza di un Ovest salito incredibilmente in termini di qualità media, ma ancora ricco di discontinuità tra i suoi tanti protagonisti, alle spalle delle due di testa. “Houston, (non) abbiamo un problema“, anzi. Le finali di Conference potrebbero non essere più l’obiettivo finale di una squadra pronta a prendersi la NBA.

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