Up and down Milwaukee: The Greek Freak è da MVP, i Bucks ancora no

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Giannis Antetokounmpo vs LeBron James

Chi a settembre si aspettava una Eastern Conference già decisa in termini di piazzamenti per la post season, ha visto profondamente deluse le sue attese. Merito sicuramente della crescita improvvisa e sorprendente di alcune franchigie (vedasi Indiana, New York, Philadelphia, Detroit), ma anche delle imprevedibili difficoltà incontrate da alcuni team per i quali ci si aspettava, dopo una ventina di partite di regular season, un record ben più elevato di quello attuale. È il caso, quest’ultimo, dei Cleveland Cavaliers, degli Washington Wizards e, nel caso analizzato, dei Milwaukee Bucks.
Alle soglie di Dicembre, infatti, la squadra allenata da coach Jason Kidd non è ancora riuscita a piazzarsi saldamente in zona playoff, muovendosi fra periodi esaltanti e deludenti e un record sempre intorno al 50%, causa soprattutto di un attacco sterile (l’ottavo peggiore in totale) imperniato quasi totalmente sulle doti realizzative di Giannis Antetokounmpo, protagonista fino ad ora di una stagione straordinaria.

Road to MVP

Dopo aver conquistato il Most Improved Player of the Year soltanto pochi mesi fa, Giannis Antetokounmpo sta confermando i clamorosi progressi mostrati la scorsa stagione, consacrandosi come uno dei giocatori più completi e dominanti dell’intera Lega, nonché candidato alla conquista della statuetta da MVP della regular season.

I Milwaukee Bucks risultano essere totalmente dipendenti dalle sue prestazioni, dal momento che il greco compare fra i migliori del roster in gran parte delle voci statistiche. Con circa 30 punti (che lo rendono il secondo miglior realizzatore dopo Harden) e 4.5 assist di media, è in grado di incidere positivamente su circa il 30% dei punti segnati mediamente dal team (103); se a ciò si aggiungono 10.2 rimbalzi e 1.7 di rubate e stoppate, non solo è facile comprendere l’estrema polivalenza del giocatore, ma anche la vitale importanza che riveste nel roster. La sua regular season finora è paragonabile a quella condotta pochi mesi fa da Russell Westbrook: “da solo sull’isola”, è stato in grado, sì, di produrre statistiche straordinarie, ma al tempo stesso fine a sé stesse se non accompagnate da una proporzionale crescita dei risultati di squadra. L’altalenante andamento tenuto dai Bucks, infatti, ha non solo limitato le aspettative su di loro, ma anche rischiato di infuocare un ambiente sano e sempre rispettoso. Esemplificativo di ciò è la lite avvenuta (e subito smorzata) tra lo stesso Antetokounmpo e l’assistent coach Sean Sweeney durante il match, poi perso, a Salt Lake City.

Nuovi volti in attacco

A dare imprevedibilità e qualità al roster, dallo scorso 10 novembre, è arrivato Eric Bledsoe, in una trade che ha spedito a Phoenix Greg Monroe e due scelte al prossimo draft. Rischiosa nel lungo periodo, dal momento che i Bucks hanno rinunciato a due prospetti futuri ed un giocatore il cui contratto sarebbe scaduto fra pochi mesi, la trade consegna a Jason Kidd una delle point guard più interessanti e sottovalutate della Lega, capace di chiudere la scorsa stagione a 21 punti e 6 assist di media. Peraltro, il suo contratto a 15 milioni per la prossima stagione risulta essere tutt’altro che proibitivo per il pesante salary cap di Milwaukee. La vivacità e l’imprevedibilità aggiunte dal play ex Clippers, unite alle straordinarie doti di Antetokounmpo e all’imminente ritorno di Jabari Parker (si parla di gennaio o febbraio) dal lungo infortunio, potranno essere senz’altro fondamentali nella seconda parte di regular season, quando i Bucks, verosimilmente, dovranno giocarsi l’accesso alla post-season e disputare dei playoff in linea con le attese.

Problematiche

Sebbene con il ritorno di Parker la pericolosità offensiva tenderà a crescere, Milwaukee è una squadra che segna poco, se contrapposta alle altre big della Lega, frutto soprattutto di una scarsa propensione e precisione nel tiro dall’arco, caratteristica divenuta ormai imprescindibile nella NBA moderna. Khris Middleton, che risulta comunque essere il secondo top scorer del roster (19 punti di media), è involuto dal punto di vista del tiro da tre punti (31% attuale a fronte del 39% in carriera); Mirza Teletovic, che detiene la percentuale più significativa, è fermo da 9 match e non rientrerà prima di Gennaio; Tony Snell e Malcolm Brogdon tirano con discreta precisione ma non sono specialisti; degli altri, compreso Antetokounmpo, non si hanno numeri confortanti. Di conseguenza, Milwaukee è ventiquattresima per tiri tentati (25 di media) e ventiduesima per tiri segnati (9 di media).
La seconda incognita si chiama rimbalzi. Le statistiche, anche in questo caso, non mentono: i Bucks occupano le ultime posizioni in tutte le voci inerenti questo campo (offensivi, difensivi, totali). Antetokounmpo, anche in questo caso, è costretto agli straordinari: la coppia di lunghi Maker-Henson non assicura garanzie in questo senso, e il precoce addio di Monroe non ha fatto altro che impoverire ulteriormente il front court. Il ricorso al mercato, pertanto, è più che una valida alternativa.

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