Brindisi: via Dell’Agnello, via tutti i problemi?

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L’annuncio dell’esonero di coach Dell’Agnello è arrivato a seguito del match del PalaPentassuglia contro Trento. Brindisi ne usciva sconfitta per 72 a 77, a causa di un primo tempo troppo “molle” (49 punti subiti e -8 all’intervallo lungo), sottolineato anche dallo stesso coach: “Siamo i soliti e abbiamo pagato lo sforzo di rientrare tirando poi male nell’ultimo quarto. Non riusciamo a capire che si fa fatica a recuperare dopo un approccio sbagliato alla partita. Questa settimana siamo rimasti più in palestra che a casa quindi partire dalla palla a due subendo 25 punti (a fine primo quarto, ndr) è inconcepibile”.

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Gli errori del coach

Non si può negare che Dell’Agnello le abbia provate tutte, forse anche troppe. I tifosi infatti, in più di un’occasione, avevano dimostrato il loro disappunto, criticando alcune sue scelte ed evidenziando la sua incapacità, a detta loro, di interpretare i momenti clou delle partite. Un evento particolare si è verificato proprio domenica scorsa. A un certo punto del match, il coach ha schierato, per lo stupore di tutto il palazzetto, un quintetto che definire atipico sarebbe un eufemismo anche nel basket moderno: in campo per Brindisi c’erano Tepic, Suggs, Mesicek, Donzelli e Cardillo, in pratica né un play né un pivot di ruolo. I risultati però, dando ragione al pubblico sugli spalti, non sono stati quelli sperati, e le critiche a fine partita non si sono fatte attendere. È vero che anche Trento, avversaria dei brindisini, stava giocando con un quintetto small ball, ma è proprio qui che si è vista la differenza tra i due sistemi di gioco: i trentini sono ormai abituati a giocare questo tipo di pallacanestro, è un sistema che ormai sanno interpretare molto bene; per Brindisi invece è sembrata quasi una mossa della disperazione, un tentativo di imitare gli avversari per provare a recuperare la partita.

Tutta colpa del coach?

Sicuramente Dell’Agnello ha le sue colpe, ma i problemi di Brindisi difficilmente finiranno con la sostituzione del coach. Il sogno sarebbe il ritorno di Piero Bucchi e secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport l’accordo sarebbe vicinissimo, mancherebbe quasi solo l’ufficialità. In alternativa il mercato dei coach propone nomi altrettanto interessanti: Moretti, Pancotto e Vitucci su tutti. Insomma nomi importanti per provare a dare una svolta alla stagione, almeno sotto l’aspetto tecnico.
Il problema principale però rimane quello legato alla società. La situazione in terra pugliese si era complicata con l’addio dello storico sponsor Enel e la conseguente drastica riduzione del budget a disposizione della società. I rapporti tra il presidente Nando Marino e il vecchio main sponsor si erano incrinati già prima delle Final Eight della passata stagione, quando la società decise di scendere in campo senza lo sponsor sulla maglia, giustificando questo gesto con la scarsa attenzione dedicata al basket dal nuovo manager di Enel.

Da quel momento per Brindisi è iniziato un periodo molto difficile, confermato da una serie di eventi: in primis, la rescissione del contratto biennale dal coach di allora Meo Sacchetti e un mercato estivo fatto di tante scommesse e poche certezze, per finire con il rischio di non iscrizione al campionato di Serie A, poi scongiurato anche grazie all’avvento del nuovo sponsor Happy Casa, in grado di garantire un regolare svolgimento delle operazioni, almeno per la stagione in corso. Ciò che però continua a mancare in questo momento storico è un progetto a medio/lungo termine, in grado di attrarre investimenti e riconquistare la fiducia dei tifosi.

Quale futuro?

Ad oggi la situazione rimane in bilico; c’è incertezza legata alla società, alla sua capacità di onorare gli impegni presi e assicurare un futuro a questa piazza storica.
Perché è chiaro che se una società che non è in grado di dare garanzie sufficienti ai suoi giocatori, questi difficilmente scenderanno in campo con il giusto atteggiamento. Come spesso capita, a pagare le conseguenze di problemi che spesso sono a monte, è l’allenatore. Ma questo fa parte del mestiere.

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