Flop NBA: per i Pistons è crisi nera, sono ancora da playoff?

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Stan Van Gundy, Detroit Pistons

La stagione è iniziata col botto per i Pistons. Non soltanto per la vittoria all’esordio contro gli Warriors, che, di per sé, non è il peggiore degli antipasti. Dieci successi nelle prime tredici partite giocate, qualcosa che, a Detroit, non si vedeva dal 2007 a questa parte. Ovvero dall’ultima squadra in città che arrivò alle finali di Conference, perse contro i Celtics poi campioni NBA. Da allora sono stati appena due i viaggi ai playoff, entrambi conclusi al primo turno con uno sweep dai Cavaliers. E, dopo un dicembre da incubo, il sogno di tornarci da protagonisti potrebbe essere ulteriormente rinviato.

DICEMBRE DA INCUBO

Era andato tutto bene finché si è trattato di novembre, poi, come se il cambio di mese abbia significato inversione di tendenza, i Pistons sono crollati di schianto. Sette sconfitte consecutive, contro squadre potenzialmente da titolo come Warriors, Spurs e Celtics, ma anche contro avversari ampiamente alla portata, vedi Wizards, Sixers, Bucks e Nuggets. Il record si mantiene leggermente oltre la quota negativa (14-13), ma ora sono guai per Detroit, raggiunta da Washington, Philadelphia e New York, con Miami che incombe subito alle spalle, per giocarsi gli ultimi posti utili tra le squadre che contano in Eastern Conference. Certo, al termine della stagione manca ancora una vita, ma la crisi deve fermarsi già nella prossima sfida contro gli Hawks stanotte se non si vuol scivolare nei bassifondi dell’Est.

FLOP IN ATTACCO

Nella clamorosa sconfitta da -21 subita contro Denver, che ha lasciato gli avversari ad appena 84 punti segnati, sono usciti allo scoperto tutti i problemi di Detroit nel recente periodo. La squadra ha tirato con il 33% nel primo tempo, giocandosi ogni chance di vittoria. Durante la striscia negativa, gli uomini di coach Stan Van Gundy hanno tirato con il 40.8% e segnato appena 94.3 punti a partita, entrambe statistiche da ultimo posto in NBA nel periodo. I Pistons sono crollati al 18esimo posto per offensive rating nella Lega (103.8 punti ogni 100 possessi), e, al netto di una difesa che non va oltre la media, 14esima con 104.6 punti subiti ogni 100 possessi, il saldo è in negativo, sebbene sotto il punto (-0.7). Non il migliore degli auspici per chi lotta per la post-season.

I SINGOLI

A Motown, principalmente, manca un leader. Il miglior marcatore di squadra è Tobias Harris, unico a spingersi oltre i 15 punti di media (18.2), che però è anche il peggior difensore a roster, con un defensive rating addirittura a quota 108.7. L’involuzione di Reggie Jackson, che sembrava poter essere la stella della franchigia in ottica futura, e le qualità limitate di Avery Bradley quando si tratta di offendere (appena 1.9 assist a partita), non garantiscono la necessaria spinta ai posti di comando. Nel pitturato Andre Drummond è una presenza di qualità assoluta, come dimostrano gli oltre 15 rimbalzi di media, ma il centro fatica a trovare il canestro con continuità (13.7 punti con il 53% al tiro), anche si sta specializzando negli assist (3.8 di media). La sorpresa per ritrovare smalto potrebbe essere il rookie Luke Kennard, tra i migliori per net rating (+2.1).

Il calendario, da qui al 31 dicembre, consente ai Pistons di rialzarsi. Per arrivare al 2018 competitivi, serve soltanto tornare a vincere.

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