Next generation: dalla Finlandia ai Bulls, l’ascesa di Lauri Markkanen

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Le similitudini sono innumerevoli. Le opportunità di incrociare i propri destini pure.
Estate 2017: Phil Jackson, ancora saldamente al comando dei New York Knicks, è pronto a scambiare Kristaps Porzingis, in rotta con la dirigenza della Big Apple, con l’obiettivo di draftare tale Lauri Markkanen, 20enne finlandese, che pare essere a tutti gli effetti la fotocopia del lettone.
Le cose andranno diversamente, Phil Jackson verrà silurato, KP diventerà il nuovo re di NY, ma soprattutto il giocatore in questione finirà ai Chicago Bulls, franchigia che è stata disposta a cedere la propria stella più lucente, Jimmy Butler a Minnesota, pur di accaparrarsi la settima pick, con la quale draftare il finlandese. Le sliding doors in questa storia potrebbero essere infinite: cosa sarebbe diventato Markkanen ai Knicks? Cosa sarebbe diventato ai T’Wolves in coppia con KAT e Wiggins? Sono domande che non possono avere una risposta; la certezza, invece, è che Lauri sia uno dei prospetti più interessanti del Draft 2017, e ai Bulls sembra aver trovato la sua perfetta dimensione.

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Dalla Finlandia ad Eurobasket

Nato nel 1997 a Vantaa, la prima occasione per ammirare le qualità del lungo finlandese è l’Europeo Under 20 del 2016, torneo che Markkanen conclude da leader per media punti messa a referto (25). Abile ad interpretare il ruolo di moderno stretch-four, in grado di catturare rimbalzi, di segnare in post, nonché di allargare il campo con un range di tiro pressoché illimitato, Lauri rappresenta il perno della nuova “generacion dorada” del basket finlandese, squadra giunta fino agli ottavi di finale del precedente Eurobasket (eliminata proprio dall’Italia). Nel torneo continentale, nonostante abbia dovuto affrontare nazionali del calibro di Francia, Grecia, Slovenia e Italia, Markkannen ha tenuto medie da 20 punti e 6 rimbalzi, per nulla sfigurando davanti a pezzi da 90 della pallacanestro del vecchio continente, ed anzi risultando alla fine fra i migliori giocatori della competizione.

Negli States, però, lo avevano già conosciuto da qualche mese: da freshman, in quella che sarà la sua unica stagione agli Arizona Wildcats, trascina la sua università fino alle Sweet Sixteen del Campionato NCAA, attestandosi su medie da 16 punti e 7 rimbalzi, guadagnandosi la convocazione simbolica nell’All Conference 1st Team. Oltretutto, testate giornalistiche di assoluto rilievo del calibro di ESPN e SB Nation lo hanno giudicato il miglior tiratore mai passato in NCAA con un’altezza di almeno 210 cm.

Windy City

La stagione dei Bulls non procede certamente a gonfie vele, risultando una delle franchigie con il record più basso della Lega. Tuttavia, nonostante Chicago sia una piazza poco incline ad accettare gli insuccessi, i fans di Windy City restano fiduciosi per il futuro. Jimmy Butler, che due anni prima si era impegnato a diventare l’uomo franchigia, non ha del tutto convinto: positiva, per questo, la decisione della dirigenza di spedirlo a Minnesota, in cambio di giovani promesse del calibro di Kris Dunn, Zach Lavine e, per l’appunto, Lauri Markkanen. Il primo, dopo un terribile anno da rookie, sta progressivamente trovando la sua dimensione (12 punti, 5 assist, 5 rimbalzi di media), mentre Lavine, ancora out per la rottura del crociato subita a febbraio, sta letteralmente scalpitando e il suo ritorno è datato per la fine di gennaio. La nota più lieta, però, si chiama Lauri Markkanen, che, approfittando delle questioni extra-campo di Mirotic e Portis, ha progressivamente guadagnato minuti e importanza nelle rotazioni di Hoiberg, il cui sistema di gioco è conciliante alle caratteristiche tecniche del finlandese, divenendo in poco tempo la stella dei nuovi Bulls.

25 partite giocate, 15 punti e 8 rimbalzi di media in 30 minuti a partita: l’impatto del finlandese, appena agli albori della sua carriera NBA, è certamente di rilievo. A sorprendere maggiormente, però, è la precisione e la sicurezza delle sue conclusioni: 40% dal campo, 35% da tre punti, che gli hanno permesso di piazzare, tra l’altro, 24 punti (+12 rimbalzi) ai Charlotte Hornets, e 26 (+13 rimbalzi) ai Phoenix Suns; in sole due occasioni non è riuscito a raggiungere la doppia cifra per punti realizzati. Del tutto da migliorare sotto l’aspetto fisico, dove risulta spesso subire miss-match contro i pari ruolo, i risultati finora conseguiti permettono a Lauri di essere fra i rookie più impattanti e positivi della stagione, candidandolo, perché no, al trofeo di Rookie of the Year.
Il basket europeo ha sfornato un nuovo talento.

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