Top NBA: rinascita Cavaliers, ecco i perché delle 13 vittorie di fila

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Cleveland Cavaliers – © 2017 twitter.com/cavs

La partenza da incubo in questa regular season ha fatto temere il peggio. I Cavaliers sembravano aver smarrito la forza e la voglia per regalare a LeBron James l’ottava edizione consecutiva delle Finals NBA, per quanto fosse assolutamente prematuro da pronosticare a un mese dall’inizio della stagione. La situazione è subito sembrata critica e quel 5-7, così lontano dal volo dei Celtics, l’avversario più vero e temibile da qui alla serie per l’anello, faceva già temere la disfatta. Dopo 13 partite e 13 vittorie consecutive, però, Cleveland è tornata a respirare. La strada da percorrere è ancora lunga e impervia, ma il peggio sembra passato.

SPERANZE IN OHIO

Il filotto da 13 successi in fila, anche se non si sono affrontati avversari di assoluto spessore, rappresenta un record di franchigia, che potrebbe essere clamorosamente migliorato da qui a Natale. Pacers, Sixers, Hawks, Lakers, Jazz, Wizards, Bucks e Bulls, prima dello splendido scontro festivo contro gli Warriors, rappresentano una ghiottissima occasione per tornare nei pressi del trono in Eastern Conference e portare la striscia oltre quota venti. Non solo, però. La stagione e la carriera del tanto discusso Isaiah Thomas ai Cavaliers potrebbe iniziare presto. IT, infatti, ha preso parte a un quattro contro quattro in allenamento nella giornata di mercoledì, insieme all’altro grande nome in infermeria, Tristan Thompson. Il centro d’acciaio, arrivato anche a 447 partite senza stop fino allo scorso aprile, ha saltato praticamente venti match in stagione fin qui e non vede l’ora di tornare a mettere piede sul parquet. Thomas, che avrà il duro compito di far dimenticare un Kyrie Irving ambientatosi alla grandissima a Boston, deve anche cancellare i dubbi sorti sulla sua stabilità fisica, arrivati addirittura a metterne in discussione la carriera. Thomas e Thompson devono aiutare a completare un meccanismo che, pur nell’esaltazione generale del recente periodo, resta incompleto.

TRA ALTI E BASSI

La domanda sorge spontanea: cosa ha reso i Cavaliers migliori in così poco tempo? Tre fattori su tutti. Il primo, per quanto doloroso per gli appassionati di basket, è da affrontare senza mezzi termini: Derrick Rose è deleterio per la squadra e la sua assenza ha giovato anziché risultare penalizzante. L’ex MVP, che sta da tempo meditando il ritiro, aveva spento la manovra d’attacco monopolizzando la gestione del pallone e non ha reso a dovere quando si è trattato di difendere, per usare un eufemismo. Secondariamente, la squadra attorno al sempre onnipotente James si è svegliata e ha ripreso a trovare il canestro con regolarità, soprattutto da oltre l’arco, tornando il terzo miglior attacco in NBA, con 111.1 punti ogni 100 possessi. Ultimo, ma non ultimo, la crescita esponenziale della panchina. Dwayne Wade ha alzato paurosamente il proprio rendimento nell’ultima decina di partite e, con lui, hanno ripreso a girare Kyle Korver e Channing Frye, oltre all’altro nuovo arrivato, Jeff Green. Senza dimenticare Kevin Love, grande protagonista della striscia vincente con le sue corpose doppie-doppie. Ora sono cinque gli uomini saldamente oltre quota 10 punti a partita per almeno 24 partite quest’anno, con il Re a dominare la scena e a nascondere la carta d’identità grazie a 28.2 punti, 8 rimbalzi e 8.6 assist. Il più grande e grave problema, resta la tenuta difensiva. Cleveland è al 23esimo posto complessivo nella Lega, con 107.6 punti subiti ogni 100 possessi. L’aggiunta di Thomas, da questo punto di vista, non aiuterà, mentre si attende il rientro di Thompson per ritrovare certezze sotto canestro.

C’è ancora tanto da fare e da dimostrare per i Cavaliers: sono ancora loro i padroni dell’Est?

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