L’addio di Irving ai Cavs e a LeBron James: tutta la verità

1
1230
Kyrie Irving, Boston Celtics – © 2017 twitter.com/NBA

La sfida tra Celtics e Cavs è molto di più di una delle 82 gare di regular season NBA e, a prescindere dal risultato, si presta ad una serie infinita di considerazioni. Una però basta e avanza, ed è la trade della scorsa estate che ha portato Kyrie Irving a Boston in cambio di Isaiah Thomas, Jae Crowder e la prima scelta al Draft 2018 (quella dei Nets). E proprio alla vigilia di questa sfida, ESPN ha aperto il “Vaso di Pandora” di Cleveland, ricostruendo tutto quello che è successo la scorsa estate e che ha portato alla cessione di Kyrie.

Il pezzo, firmato dalla penna di Jackie MacMullan, uno dei reporter di punta di ESPN (qui l’articolo integrale), raccoglie una serie di testimonianze e retroscena di fonti rimaste anonime ma pure degli stessi protagonisti.

Irving esce dall’ombra di King James

E’ stato inevitabile. Non ho avuto il bisogno di dire nulla perchè conoscevo la verità, e loro pure. Non conta quello che altri hanno detto. Semplicemente non mi volevano più“.

Irving sostiene che i Cavs avessero la volontà di cederlo ben prima che venisse fuori la sua volontà di essere scambiato per uscire dall’ombra di LeBron James. Per questo l’ex Duke parla di un resoconto “distorto“. Non è tardata la replica di LBJ che, pur rimanendo zitto sulle questioni riguardanti le relazioni tra lui e Kyrie, ha commentato sinteticamente questa affermazione che i Cavs non lo volessero più e che la sua agenzia avesse architettato uno scambio.

Non ha assolutamente senso“.

Cleveland è il regno del Re

Alcuni compagni ai Cavs hanno confidato che nella passata stagione Kyrienon fosse più felice come l’anno precedente (quello del titolo, ndr)” e che a volte “fosse deconcentrato“. Inoltre hanno aggiunto che LeBron abitualmente si riferisse a Irving chiamandolo “il bambino” o “mio fratellino“, e questo poteva essere visto come mancanza di rispetto da parte dell’ex numero 2. Oggi Kyrie ha detto sull’argomento se LBJ lo trattasse da suo pari grado o meno:

Non so se lo faceva o no, ma non mi interessa molto. Di certo non ho perso il sonno per questa cosa“.

Nell’articolo di ESPN viene citato anche un episodio in un raro allenamento della passata stagione in cui coach Lue si rivolge a Irving in presenza dell’assistente Phil Handy, molto legato a Kyrie, una sorta di confidente.

Ky,” dice Lue, “Vorrei che alzassi un po’ di più il ritmo“.

Perchè?” Irving replica.

Perchè se alziamo il ritmo, possiamo prendere tiri più facili“.

Non ho bisogno di alzare il ritmo per prendere meglio i miei tiri” Irving dice. “Posso farlo in qualsiasi momento“.

Non parlo dei tuoi tiri. Parlo di RJ (Jefferson) e JR (Smith)” dice Lue.

Bene, è compito del numero 23” Irving riferendosi a James.

Un episodio concluso, pare, con Lue che se ne va scuotendo la testa. Bene ma non benissimo…

La trade con Boston e il futuro di LeBron

Come detto, ben prima che uscisse la volontà di Irving di essere ceduto, i Cavs col proprietario Dan Gilbert avevano provato a scambiarlo nei giorni precedenti al Draft. A preparare il campo era stato il GM uscente David Griffin che era molto legato a Kyrie e lo aveva visto sofferente negli ultimi mesi, ma lo stesso Griffin non fu confermato, Billups non accettò il lavoro e prima che arrivasse Koby Altman furono i Phoenix Suns a rifiutarsi di inserire il pick numero 4 (poi trasformatosi in Josh Jackson, ndr) nella trade che avrebbe portato Paul George e Eric Bledsoe (stesso agente di James, Rich Paul, ndr) a Cleveland, Irving e Frye in Arizona, e appunto la scelta ai Pacers.

Meno di un mese dopo, Kyrie e il suo agente Jeff Wechsler incontrano Gilbert: loro vogliono sapere del futuro di LeBron James (free agent la prossima estate, 2018), evidentemente per capire se ci fosse la possibilità di diventare la stella assoluta della squadra, il proprietario replica chiedendo le destinazioni favorite in caso di scambio. San Antonio, New York e Minnesota la risposta dell’agente.

E’ chiaro che la priorità di Gilbert e dei Cavs è tenere LeBron, non Irving. Infatti, quando Gilbert ha in mano la proposta dei Celtics, incentrata su Thomas ma soprattutto sulla prima scelta 2018 dei Nets, corre da LBJ per assicurarsi un sì sul prolungamento di contratto nella prossima estate ma, come confermato da tutti, il Re ha risposto picche, tenendo aperte tutte le possibili opzioni, addio o permanenza che siano.

Tornando dal punto di vista di Irving, i Boston Celtics erano e sono lo scenario perfetto per lui, con un coach tra i migliori nella Lega come Brad Stevens, un’organizzazione cinque stelle lusso per capacità e tradizione, un roster giovane e promettente, e una squadra che aspettava solo una stella e un leader come lui. Ora non potrebbe essere più felice, e lo è, il TD Garden lo adora e lo chiama “MVP“, i Celtics sono un po’ a sorpresa la miglior squadra NBA per record, ma lo stesso Irving vuole spiegare come sono andate le cose:

C’era un patto di segretezza tra tutti e invece tutto è uscito e chiunque diceva qualcosa su di me, che ero egoista, eccetera. E poi c’è un luogo comune da sfatare: io non ho avuto alcuna voce in capitolo sul mio addio, sono stato scambiato coi Celtics. Non ho potuto dire nulla. Non c’è stata alcuna conversazione sulle opportunità a nostra disposizione, nessuno è venuto a fare recruiting con me“.

Ma ci tiene anche a sottolineare:

Sono felice. Sto prendendo tutto il bene da questa esperienza, sto imparando tanto stando in questo nuovo gruppo, in questa franchigia. E’ un percorso lungo, sono estremamente felice di farne parte“.

I Cavs sono il passato, i Celtics il presente e il futuro: Kyrie Irving è uscito dall’ombra di LeBron James e non è più il “fratellino”. Ora deve anche batterlo sul campo e riportare Boston alle NBA Finals.

1 commento

  1. Ovviamente non si saprà mai com’è andata veramente. Nessuno spiegherà esattamente i contorni della vicenda, però questa ricostruzione pare abbastanza veritiera, e, a mio parere, Irving non ne esce benissimo. Anche se ovviamente la massa critica maggiormente LBJ anche per questa cosa.

    Alla fine a Kyrie è pure andata bene, perché se al posto dei Celtics fosse stato mandato ai Suns, i vertici della classifica li avrebbe visti col binocolo.

    Chi ci perderà è Cleveland, che fra qualche mese non avrà vinto un altro titolo, non avrà più Irving, difficilmente confermerà Thomas e dovrà salutare per la seconda volta James. Tornando nel più totale anonimato (perché i Cavs senza LeBron, e lo dicono i fatti, sono una franchigia morta).

DICCI LA TUA

Please enter your comment!
Please enter your name here