Next generation: Lonzo Ball tra scoop familiari, delusioni sportive e spropositato talento

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Lonzo Ball, Lakers – © 2018 twitter.com/lakers

Associato spesso a Jason Kidd per la sua intelligenza cestistica e la tanto rara quanto eccellente visione di gioco, Lonzo Ball ai tempi di UCLA è già una super star e il suo hype, già diversi mesi prima del Draft 2017, è alle stelle. Merito, sicuramente, di una stagione da freshman di alto livello (14.5 punti, 6 rimbalzi, 7.5 assist), grazie alla quale ha trascinato UCLA fino alle Sweet Sixteen e coronata con la selezione nell’All America First Team e con i premi di miglior freshman e miglior assist-man della stagione. Le aspettative a tratti insostenibili nei suoi confronti, però, non derivano solo dai suoi seppur soddisfacenti meriti sportivi, ma anche e soprattutto dalle persistenti sparate del padre (tale Lavar Ball), che ha esaltato le prestazioni del figlio fino allo sfinimento, rendendolo un personaggio antipatico e ostile al mondo verso il quale si stava per approcciare: la NBA. Scelto con la numero 2 dai Lakers, franchigia nella quale sognava di giocare fin dai primi passi mossi a pochi chilometri da Los Angeles, Lonzo Ball sta cercando abilmente di districarsi fra l’ingombrante presenza del padre, le difficoltà di un roster giovane e poco abituato alla vittoria, il malumore di un ambiente mai soddisfatto: tutto questo ad appena 20 anni compiuti.

Ball family – Lakers: un rapporto al vetriolo

Se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere! La telenovela che riguarda la famiglia Ball e la dirigenza dei Los Angeles Lakers assume sempre più i contorni del paradossale, a metà fra la tragedia e la commedia.
Sempre al centro dell’attenzione mediatica, vuoi per le esaltazioni pubbliche sulle qualità dei suoi figli, vuoi per le esternazioni contro diversi personaggi del mondo sportivo e non, Lavar Ball ha dapprima condotto Lonzo fra le fila dei Lakers, non fosse altro per il prestigio rivestito, rendendosi conto successivamente delle difficoltà che avrebbe potuto incontrare in un cantiere aperto e poco propenso alla progettualità futura. Senza alcuna remora per il figlio, che della franchigia losangelina è fin da subito diventato un leader, Lavar ha avviato una battaglia mediatica nei confronti di giocatori, coach e staff dirigenziale gialloviola. Una battaglia controproducente, infantile, che non fa altro che surriscaldare un ambiente poco abituato ai fallimenti sportivi.

Lo dimostra quanto accaduto il 17 Novembre scorso nel match contro i Suns, quando il rookie ex UCLA è stato accusato di essere “soft”, di non essere “uomo squadra”, per il semplice fatto di non essere intervenuto in una rissa fra il suo compagno Kentavious Caldwell-Pope e Tyler Ulis.

Lonzo è disgustato dalla mancanza di spirito di sacrificio della squadra!

I Lakers sono molli, non sono capaci di allenare mio figlio!

E’ chiaro che Walton non ha più il controllo di questa squadra. E’ senza autorità, troppo giovane per guidare questi ragazzi, figuriamoci quando giungeranno delle superstar!”

 
Le persistenti e violente esternazioni di Lavar Ball hanno toccato l’intero mondo NBA, mandando su tutte le furie Coach Carlisle, che da presidente dell’associazione allenatori, è intervenuto:

Luke Walton non lo merita, il fatto che debba affrontare questo tipo di insulti è deplorevole!

 

La stagione di Lonzo

Da una parte le prestazioni sportive, piuttosto soddisfacenti per un semplice rookie; dall’altra un contesto familiare esplosivo: Lonzo Ball rappresenta due facce diverse della stessa medaglia. Numerosi i suoi detrattori, che non aspettano altro che vederlo fallire; altrettanto cospicui i suoi sostenitori, tra cui Paul George, Lebron James, Stephen Curry, star NBA che hanno speso parole d’elogio nei suoi confronti.
Lui, tipo silenzioso e riservato, pare estraniarsi da tutto ciò che lo riguarda: sul parquet l’unico a parlare è lo “spalding”, oggetto con cui Lonzo ha un flirt particolare. 10.7 punti, 7 rimbalzi, 7 assist di media, con un picco avuto nel mese di dicembre, nel quale ha viaggiato a 12 punti, 6.7 rimbalzi e 6.5 assist di media. La squadra, totalmente dipendente dalle sue performance: senza Lonzo sul parquet i Lakers non hanno mai vinto, inficiando negativamente anche sulle statistiche individuali dei suoi compagni.

Dopo aver sfiorato la tripla-doppia appena alla seconda partita in carriera (29 punti, 11 rimbalzi e 9 assist contro Phoenix), è diventato il giocatore più giovane della storia a metterne una a referto: l’11 novembre scorso, contro Milwaukee, a 20 anni e 15 giorni, realizza 19 punti, 12 rimbalzi e 13 assist; si ripeterà 8 giorni dopo contro Denver. Meglio di lui, in questa stagione, solo Ben Simmons, Lebron James e Russell Westbrook.
La sensazione, finora, è di aver assisto a semplici sprazzi del talento che è in grado di dimostrare sul campo. Performance eccellenti, accompagnate a performance discrete, accompagnate a performance disastrose: per emergere in questa Lega è necessaria una continuità che Ball non ha ancora dimostrato di possedere. Il “Rookie of the Year”, attualmente, è solo un miraggio, avvicinabile esclusivamente mediante una seconda parte di stagione condotta alla grande.

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