Torino: l’addio di Banchi ha rimesso tutto in discussione?

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Buona fortuna, Charlie!
Ebbene sì, servirà anche quella al neo coach per riportare immediatamente sui binari giusti una stagione che fino alla partita contro Varese era di gran lunga la migliore da quanto Torino era tornata in Serie A. Alla fine di quel match, ecco quello che, sbagliando, potrebbe essere definito un fulmine a ciel sereno: Luca Banchi, head coach dell’Auxilium, rassegna le sue dimissioni. Chi ha la memoria corta è rimasto senza parole. Ma bastava andare indietro di qualche mese (precisamente ad agosto) per ricostruire al meglio il quadro della situazione, che si incastra benissimo con le indiscrezioni trapelate al termine di quella partita.

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Il cielo non è mai stato sereno a Torino, anche se apparentemente poteva sembrare. Di incomprensioni ce n’erano state, eccome. Già in estate Banchi aveva ventilato l’ipotesi dimissioni, accusando la società di non averlo tenuto per niente in considerazione, soprattutto riguardo al mercato, con giocatori che erano arrivati senza la sua approvazione. Certo, molte scelte sono state comunque azzeccate (vedi Patterson), ma non è questo il punto.

Il rapporto era poi andato avanti con Torino che, con il tecnico grossetano in panchina, in Campionato aveva un record di 10-5, con conseguente qualificazione alle Final Eight, e in Eurocup aveva raggiunto le Top 16 (record di 1-1).

Ma cosa è successo al termine di questa famosa partita contro Varese? Pare che durante l’intervallo del match, i due principali dirigenti della società, il presidente Antonio Forni e suo figlio Francesco (vicepresidente), abbiano espresso perplessità nei confronti del coach riguardo a come era stata preparata e gestita fino ad allora la partita (Torino all’intervallo ero a -11). Al termine dell’incontro, vinto dalla Fiat dopo una bella rimonta, sarebbe stato invece l’allenatore – come riporta La Stampa – ad esplodere in uno sfogo contro quelle che ritiene siano state delle ingerenze della proprietà nel suo ruolo di tecnico. Di qui l’inevitabile frattura e il conseguente divorzio.

A mostrare solidarietà nei confronti del suo collega, è stato anche Frank Vitucci, attuale coach di Brindisi, fino all’anno scorso (per una stagione e mezzo) sulla panchina di Torino. Vitucci, in un’intervista precedente al match tra Torino e Brindisi di domenica scorsa, alla richiesta di un commento sul recente addio di Banchi, ha detto: “Onestamente non sono così stupito. Un po’ sorpreso ma non stupito. Capisco perché possa essere successo. Non credo si sia dimesso perché avesse paura di giocare contro Brindisi domenica. È successo tutto in una situazione assolutamente favorevole di classifica, con la qualificazione alle finali di Coppa Italia e un buon percorso in Europa, quindi i motivi saranno stati sicuramente molto gravi. Posso capirlo più di altri e gli sono anche molto solidale, ha fatto un gesto da gran signore, un gesto di coraggio. Evidentemente la misura era colma”.

Parole abbastanza chiare che, oltre ad esprimere comprensione verso la scelta fatta dal collega, lanciano più di una frecciatina nei confronti della sua ex dirigenza, come a dire “so bene cosa significa…”.

Tanto per rendere ancor più enigmatica questa vicenda, c’è da dire che tra le 15 squadre di A, A2 e B che hanno cambiato allenatore nella stagione 2017/18, Torino è l’unica ad averlo fatto pur avendo un record positivo.

Adesso c’è innanzitutto un ambiente che ha bisogno di serenità per continuare a lavorare bene così come ha fatto finora (anche se la sconfitta 101-68 di ieri sera in Eurocup non è particolarmente incoraggiante). C’è un allenatore esperto che in Serie A ha uno score più che positivo (496 vittorie e 363 sconfitte, 57%), che ha ancora voglia, a 72 anni, di mettersi in gioco, che ha accettato l’ennesima sfida della sua carriera, prendendosi una responsabilità non da poco.

Bisogna solo restare uniti e remare tutti nella stessa direzione, per il bene del basket torinese. Detto questo: buona fortuna, Charlie!

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