Derrick Rose back to the past: di nuovo con Thibodeau

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Derrick Rose – © 2018 twitter/SLAMonline

Dopo la cessione agli Utah Jazz avvenuta nelle ultimissime ore di mercato e la conseguente, ovvia, risoluzione del contratto con la franchigia di Salt Lake City che non aveva interesse nel tenerlo all’interno del proprio roster, Derrick Rose ha atteso pazientemente di ricevere delle offerte di livello tale da permettergli di giocare i playoff, e magari anche ad un discreto livello.
Ad essere sinceri non c’era la coda di squadre interessate all’ex MVP, caduto ormai in un baratro dopo le ultime stagioni difficilissime tra Knicks e Cavs (tra infortuni, prestazioni negative, problemi caratteriali), la maggior parte di quelle che avrebbero potuto proporre un contratto erano franchigie di bassa fascia, ma DRose ha aspettato, perché sapeva che interessato c’era anche il suo vecchio mentore Tom Thibodeau.

Un ritorno al passato

I Minnesota Timberwolves, al momento sesti nella Western Conference, ci hanno pensato un po’, probabilmente indecisi se firmare un giocatore in declino fisico e con caratteristiche che mal si sposano con il basket moderno (poco tiro da fuori, tanti isolamenti) e soprattutto in un ruolo dove oltre a Jeff Teague c’è anche Tyus Jones che piano piano ha fatto breccia nel cuore del coach grazie alle sue caratteristiche. Probabilmente l’assenza di un leader come Butler e il poter avere Rose gratis (al minimo salariale) alla fine ha fatto decidere Thibodeau per la firma.

Sarà un nuovo, radioso, futuro?

Come potrà andare il matrimonio tra Rose e i TWolves non è facilissimo da capire: se è vero che coach e giocatore si conoscono e si stimano bene dai tempi condivisi a Chicago, è anche vero che il DRose che conosceva Thibodeau è ben diverso dall’attuale, che ha perso gran parte del suo atletismo (la sua caratteristica migliore) e gran parte della mentalità che aveva ai tempi dei Bulls. Non è più sicuro dei suoi mezzi, fatica a fare anche le cose più basilari, ma soprattutto è perseguitato da infortuni, grandi e piccoli, che non gli permettono di prendere mai ritmo e giocare con una certa continuità.
Inoltre trovare minuti per lui come detto non sarà così semplice vista la presenza di Teague e Jones, anche se Thibs potrebbe utilizzarlo come guardia di riserva, affiancandolo a uno dei due playmaker, così da togliergli anche un po’ di pressione. Non sembra essere il fit perfetto che cercava Minnesota dalla panchina (probabilmente sarebbe servito un tiratore più che un trattatore della palla) per migliorare la sua situazione, che dopo l’infortunio di Butler è peggiorata in una Western Conference che dal 3° al 9° posto è una vera giungla, però tutti sperano che ritrovare il suo mentore possa dare una nuova linfa a Rose, magari facendogli tornare un po’ di fuoco dentro e soprattutto un po’ di allegria nel giocare, che pare essere la cosa che manca di più all’ex #1 dei Bulls.

Il futuro resta incerto, ma di sicuro poter rivedere in campo Rose fa piacere a tutti gli appassionati di basket, perché anche se può non piacere a livello di gioco, non si può provare un po’ di empatia per un ragazzo davvero sfortunato, che sta provando con tutte le sue forze a rientrare ai livelli massimi.

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