New York Knicks: ennesimo disastro, Hornacek paga per tutti?

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Jeff Hornacek, New York Knicks © 2018 Brad Penner-USA TODAY Sports

Dopo aver vissuto una prima parte di stagione entusiasmante e assolutamente sorprendente, tanto da spingere i fan a sperare in un potenziale piazzamento ai playoff, il trend dei New York Knicks ha pian piano assunto i caratteri dell’ambiguità prima, della delusione poi ed infine della disperazione. Una nuova ed ennesima stagione da dimenticare nella metà blu-arancio della Grande Mela, che da tanto, troppo, tempo fatica ad uscire dai bassifondi della Lega. Dal 2001 i Knicks hanno infatti il secondo peggior record di vittorie dell’intera NBA (appena il 40%), per di più sono ultimi come vittorie in post-season, avendo vinto una sola serie di playoff in 17 anni di storia. Un disastro imputabile innanzitutto a Jim Dolan, proprietario estroso ed invadente, che negli anni non ha mai avuto remore a fare terra bruciata attorno a sè, generando disfattismo, confusione e fallimenti sportivi.
Quasi al termine della stagione 2017/2018, NY è costretta a ripartire da zero, o quasi: si, perchè, se coach, dirigenti e senatori sono finiti sulla graticola, a dare ancora un bagliore di speranza sono i giovani Kristaps Porzingis e Frank Ntilikina, con un occhio attento ai prospetti del futuro Draft.

L’asse franco-lituano il perno del futuro

Con la dolorosa ma obbligatoria cessione di Carmelo Anthony, Kristaps Porzingis ha preso le redini sportive e psicologiche della franchigia, diventando il nuovo centro di gravità attorno al quale far ruotare il mondo New York Knicks. Ed il Lettone, nonostante la giovane età, ha dimostrato fin da subito di poter reggere l’insostenibile peso della metropoli per eccellenza: una prima parte di stagione disputata a ritmi da potenziale MVP della Lega, una serie di successi in fila che avevano spinto il team in abbondante posizionamento playoff, attestati di stima ed endorsement di molte star. Tutto perfetto, o quasi. Quello che per i Knicks inizialmente sembrava essere un naturale momento di flessione fisica e di prestazioni, è progressivamente peggiorato fino a quando, nella sfida del 6 febbraio contro i Bucks, il ginocchio di Kristaps ha fatto crack! In quell’esatto istante le speranze di avvicinarsi fin da subito ai top team NBA è svanita in una bolla di sapone, ma non ha cancellato i progressi mostrati da Porzingis in due anni e mezzo di attività, sufficienti per incoronarlo come nuovo leader della franchigia.

Dal canto suo, Frank Ntilikina ha saputo lentamente conquistarsi fiducia, minuti, possessi e, ancor più importante, stima, fiducia ed affetto dei suoi fans. La stagione del giovanissimo rookie francese (ha appena 18 anni) è piuttosto ambivalente, alternando esaltanti speranze a delusioni e rimorsi: ancora fresca e per molti inspiegabile, infatti, la scelta di non selezionare Dennis Smith Jr con la pick n.8, che in quel di Dallas ha immediatamente dimostrato il suo valore e il suo rapido adattamento nella Lega. L’ex Strasburgo è un rebus di non facile lettura: non ha ancora un ruolo predefinito, non possiede notevoli doti offensive e di visione, eppure sembra avere margini di miglioramento illimitati, come pochi rookie prima di lui. Una straordinaria e quanto mai unica attitudine difensiva è la sua caratteristica migliore: i numeri, infatti, sentenziano che con lui in campo i Knicks subiscono 105 punti ogni 100 possessi, a fronte dei 110 quando è seduto.
Non indifferente l’attestato di stima di Rick Carlisle nei suoi confronti:

“Un difensore eccellente, una straordinaria capacità di leggere prima di tutti le situazioni: New York ha trovato un pezzo di rifondazione.” 

L’ombra del Reverendo su Jeff Hornacek

Come spesso succede nello sport in genere, il Coach è il primo capro espiatorio per giustificare il fallimento di un’intera organizzazione. In questo caso, però, c’è da dire, che Jeff Hornacek ci ha abbondantemente messo del suo per generare, nei suoi confronti, sfiducia e disaffezione. Alla seconda stagione sulla panchina dei blu arancio, l’ex allenatore dei Phoenix Suns è ancora lontano dalla sua mission principale: la valorizzazione di un nucleo di giovani da erigere come perno della ricostruzione futura. La sua ostinata ossessione nell’inseguire un impossibile posizionamento playoff ha inspiegabilmente ridotto il minutaggio e la crescita di prospetti di notevole potenziale, a favore di senatori abbondantemente Over 30 (Jerret Jack su tutti).
Inoltre, tanto nella fase offensiva, quanto in quella difensiva, non è stato in grado di sviluppare un sistema collaudato e dinamico, affidandosi spesso a modelli tecnico-tattici obsoleti e ripetuti allo sfinimento.
Per questo motivo, con leggero anticipo sulla tabella di marcia, i media newyorchesi si sono affrettati a recitarne il de profundis, dando come suo probabile successore Mark Jackson, bandiera della franchigia tra gli anni 80 e 90 e attuale commentatore della ABC, ansioso di tornare su una panchina dopo i suoi felici trascorsi a Golden State.

Il Reverendo, però, non sarebbe l’unico ex alla finestra: Doc Rivers, in aria d’addio a LA, potrebbe essere presto disponibile sulla piazza.

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