Next generation: Bogdan Bogdanovic, l’erede della tradizione cestistica serba

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La Serbia, e più in generale l’Est Europa, è sempre stata serbatoio di talenti da far approdare in NBA. L’ultimo prodotto dell’eccellente tradizione cestistica balcanica è Bogdan Bogdanovic, che, dopo aver impressionato in Europa, è pronto a mettersi nella scia dei grandi del passato: da Sasha Danilovic a Pedrag Stojakovic, scomodando, perchè no, il “diavolo di Sebenico” Drazen Petrovic. Vlade Divac, suo attuale GM ai Sacramento Kings, lo ha definito il giocatore serbo più forte in circolazione ed in NBA, tra l’altro, c’è chi azzarda già ad etichettarlo come il prossimo miglior esterno europeo. Lui, cresciuto in un ambiente dilaniato dalla più cruenta guerra civile del XX secolo, non si scompone: pressione e timore sportivo non trovano spazio nel suo repertorio; nel suo DNA sono ben presenti mentalità, coraggio, sangue freddo e spregiudicatezza.

Da Belgrado all’Eurolega

Come il vino, che migliora con il passare del tempo, Bogdanovic ha incrementato prestazioni e successi di anno in anno. A soli 15 anni è titolare del KK Zitko Basket, a 18 entra a far parte del glorioso Partizan Belgrado, a 20 esordisce in Eurolega, della quale diventa Rising Star appena 12 mesi dopo, oltre ad essere nominato MVP del campionato serbo.
Il 2014 è l’anno del Draft NBA. Scelto alla 27 dai Phoenix Suns, resta a maturare in Europa, dove ad attenderlo c’è una nuova ed avvincente sfida: il Fenerbahce del santone Obradovic. In Turchia, in soli tre anni, compie il vero salto di qualità: non solo vince campionato ed Eurolega, si consacra come giocatore totale, non più semplice guardia sugli scarichi perimetrali, ma anche scorer, assist-man, rollante, difensore.
E poi, sotto la guida di Sasha Djordjevic, il 25enne di Belgrado ha pian piano assunto le redini della nazionale serba, assumendosi l’onere di traghettarla al di là della pesante eredità che presto lasceranno i vari Teodosic, Raduljica e Markovic.

In mezzo, però, da ricordare il suo passaggio ai Sacramento Kings del GM Vlade Divac: un segno del destino quello di giocare per una franchigia che, proprio con l’ex centro serbo, ha vissuto gli ultimi fasti di una storia tanto lunga quanto complicata.
Bogdanovic rappresenta, per la città californiana, l’ultimo bagliore di speranza per risollevarsi dal mediocre torpore nel quale sono impantanati da oltre 10 anni.

L’impatto in NBA

Pochi avrebbero scommesso su un ambientamento così rapido al mondo NBA, ad un tipo di basket estremamente diverso da quello giocato dall’altra parte del pianeta. Invece, il n° 8 dei Kings sta impressionando gli addetti ai lavori per costanza, dedizione, personalità, ma soprattutto statistiche.
Bogdanovic, infatti, tra i rookies è settimo per punti segnati (12 di media), quinto per assist (3.5 di media), quarto per percentuale realizzativa da oltre l’arco (40%, 1.7 sulle 4.2 tentate); segna, inoltre, circa 1.16 punti per possesso in situazioni di spot-up (i catch and shoot perimetrali da fermo).

L’impatto estremamente positivo che apporta quotidianamente alla franchigia di Sacramento, però, si spiega soprattutto in termini di plus/minus offensivo, dove, tra i rookie, il solo e strabiliante Donovan Mitchell fa meglio di lui; inoltre, con lui in campo, i Kings segnano circa 0.7 punti in più rispetto alla squadra avversaria, dato che precipita a -8 nei momenti in cui è fuori.
Ciò è facilmente spiegabile dalla versatilità acquisita nel tempo dal giovane serbo, conosciuto ai più (alquanto erratamente) come discreto tiratore perimetrale o poco più. Bogdanovic, in realtà, riceve spesso palla in mano, allo scopo di creare gioco in situazioni di pick and roll, dal quale è in grado sia di concludere personalmente al canestro, sia di scaricare il pallone ai compagni liberi. Se questo risulta difficile da credere, sia dia uno sguardo alla media di assist che concede a partita, innalzata dagli 1.8 del primo mese di NBA agli attuali 5. Difficile dire adesso se Sacramento ha trovato in lui il perno su cui costruire finalmente un futuro vincente e competitivo; più facile, invece, notare il netto miglioramento che il team ha riportato in termini tecnico-tattici e di successi (4 vittorie nelle ultime 8) da quando Jorger ha affidato le chiavi del suo sistema a Bogdanovic.

Negativa, comunque, dal punto di vista di squadra (i Kings occupano attualmente la 13° posizione della Western Conference), la stagione personale del 25enne di Belgrado resta fortemente positiva, incrementata ulteriormente dalla nomina di MVP del Rising Star Challenge: soddisfazione e privilegio di un ragazzo che, come da tradizione est-europea, resta con i piedi piantati per terra ma con l’ambizione di migliorarsi sempre.

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