Next generation: una rivoluzione di nome Ben Simmons

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Ben Simmons, Philadelphia 76ers © 2017 Danny Bollinger/NBAE via Getty Images
Ben Simmons, Philadelphia 76ers © 2017 Danny Bollinger/NBAE via Getty Images

Più di Donovan Mitchell, Lonzo Ball, Kyle Kuzma e Lauri Markkanen, c’è un rookie che match dopo match sta conquistando gli onori della critica e a passi da gigante si avvicina al premio di Rookie Of The Year: è Ben Simmons, giovane talento dei nuovi Philadelphia 76ers, che, anche grazie alle sue prestazioni, hanno finalmente chiuso il ciclo di ricostruzione avviato tempo addietro e identificatosi come “The Process”.
Scelto con la prima pick assoluta al Draft 2016, una dolorosa e frustante frattura al quinto metatarso del piede lo ha costretto ai box per l’intera stagione scorsa, rinviando di un intero anno il debutto nel mondo dei grandi. Periodo sabbatico, il suo, che sembra aver sortito effetti estremamente positivi, dato il rapido adattamento agli estenuanti ritmi NBA, confermato anche da statistiche e prestazioni che non corrispondono affatto ad un semplice rookie, bensì a giocatori di altissima caratura.
In grado di mettere a referto oltre 100 punti, 50 rimbalzi e 40 assist nelle sole prime sei uscite in carriera – come solo Oscar Roberson prima di lui -, le medie di Simmons, dopo 58 match in NBA, si attestano su 17 punti, 7.5 assist, 7.7 rimbalzi, 1.8 palle rubate in circa 35 minuti di utilizzo (primo fra i rookie); inoltre ha già collezionato 23 doppie-doppie (tra le guardie solo Harden e Westbrook hanno fatto meglio) e 6 triple-doppie (terzo dopo James e Westbrook).
Insomma, la sensazione, quando si discute di Ben Simmons, è di assistere, come in rari casi verificatisi in precedenza, agli albori di un predestinato, di un giocatore rivoluzionario, o più semplicemente “The Next Big Thing”.

Dall’Australia a LSU: la rapida ascesa del fenomeno

Come molti atleti australiani prima di lui, Simmons è cresciuto praticando una moltitudine di sport. Non tutti sanno che oltre al basket, Ben era piuttosto abile a competere nel football australiano (molto simile ma forse più rude di quello stelle e strisce), imparando ad assorbire i contatti, ad imporre il suo fisico statuario, a correre in contropiede. Molti suoi ex compagni ne decantano tutt’ora le lodi, affermando che in un’altra vita Simmons sarebbe potuto diventare uno dei giocatori di football più apprezzati sia in Australia che altrove. La peculiare formazione cestistica del giovane Sixers, però, non ha risentito soltanto della pratica di altri sport, ma anche dell’impiego sul parquet in una moltitudine di posizioni, che lo rendono oggi un cestista estremamente versatile.
A 14 anni la svolta della sua carriera con l’arrivo negli States. Prima l’High School a Monteverde (Florida), poi l’unico anno in NCAA a Louisiana State University (LSU), infine l’eleggibilità ad un Draft – quello del 2016 – che lo vede assoluto protagonista, diventando, dopo Shaquille O’Neal, il secondo giocatore di LSU ad essere scelto con la pick principale. Il successivo infortunio al piede, semplicemente, un piccolo contrattempo prima della definitiva consacrazione.

Potenza, classe, versatilità: la rivoluzione del gioco

L’hype con cui Ben Simmons ha messo piede per la prima volta nel mondo NBA era di assoluto rilievo, se non a tratti insostenibile. Un giocatore praticamente unico, imponente come un lungo (208cm), agile come un esterno, offensivamente letale come una guardia ma con mani e visione da playmaker: anche per questo The Ringer lo aveva definito una pointguard nel corpo di un centro.
Descritto in via piuttosto generalistica come un’ala piccola, il contemporaneo infortunio occorso a Markelle Fultz ha costretto coach Brett Brown ad impiegarlo esclusivamente nel ruolo di point guard. A differenza delle tendenze tecnico-tattiche in voga nella NBA moderna, però, Simmons interpreta questo ruolo a modo suo: non essendo ancora dotato di una grande tecnica di tiro dal mid-range e da oltre l’arco, Ben predilige prendersi tiri quasi esclusivamente in penetrazione o in post, lì dove possiede un’efficienza realizzativa quasi infallibile. Eppure, per le difese avversarie risulta molto scomodo difendere sul rookie dei 76ers: nonostante venga spesso sfidato al tiro, è in grado di approfittare dello spazio concesso, penetrando in area grazie alla sua velocità, alle sue lunghe leve e al suo fisico statuario.

Con transizioni offensive rapide e continua rotazione di palla, il sistema tattico di Philadelphia è perfettamente congeniale alle sue caratteristiche ed imperniato su esso, che, avendo spesso e volentieri il controllo della palla, può decidere se andare a concludere direttamente, scaricare sul perimetro o giocare pick&roll a tratti indifendibili con Joel Embiid.

Nonostante la giovanissima età (21 anni) ed un futuro tutto da scrivere, i paragoni si sprecano. Da Oscar Roberson a Giannis Antetokounmpo, passando per Magic Johnson e Lebron James, Ben Simmons è considerato il prototipo di giocatore moderno ed universale, con visione di gioco da playmaker, abilità di rollante da classico centro, capacità di difesa su cinque posizioni differenti. A rising star!

 

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