Charlotte Hornets: niente playoff, MJ rivoluziona i piani alti! Messina in arrivo?

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Ettore Messina – © slamonline.com

Ossessionati dalla “Buzz City” che ha catturato le arene NBA negli anni ’90, gli Hornets di Michael Jordan continuano, senza successo, a rincorrere l’ombra della ribalta. Con un salary cap pesantemente ingolfato, Charlotte aveva dato avvio alla stagione regolare con la vana speranza, quantomeno, di partecipare ai playoff, in una Conference profondamente rivoluzionata e in attesa – Cavs e Celtics esclusi – di conoscere i suoi nuovi protagonisti. Nonostante un roster di discreto livello, invece, i “calabroni” si sono lentamente appiattiti, vuoi per un sistema tecnico-tattico obsoleto, vuoi per le miriadi di infortuni che hanno colpito giocatori chiave, verso un anonimo decimo posto, lo stesso con il quale hanno concluso l’ennesima deludente stagione. Fuori dai playoff per la seconda stagione consecutiva, con le mani legate dal pesante monte ingaggi, MJ ha deciso, dunque, di rivoluzionare i piani alti: fuori il GM Rich Cho e Coach Steve Clifford, dentro Mitch Kupchak. E per la sedia vacante in panchina, tra i tanti, è spuntato il nome dell’italiano Ettore Messina. Che sia venuto finalmente il suo momento?

Regular season: le note positive

Tra i pochi fattori abilitanti della regular season di Charlotte, sicuramente, compare l’imprescindibile e funzionale apporto generato dalla coppia Walker – Howard, che ha statisticamente dominato il roster in punti, assist, rimbalzi, palloni rubati e stoppate.
Due volte consecutive All Star, Kemba ha tenuto una media di 22 punti + 5.6 assist a partita, diventando, tra l’altro, il miglior marcatore di tutti i tempi nella storia della franchigia, superando tale Dell Curry. Volto principale del team del North Carolina, pienamente inserito fra le migliori point-guard della Lega, il ragazzo del Bronx è atteso da una off-season colma di dubbi e rumors: trovarlo a Charlotte nella prossima annata è tutto fuorché scontato.
Discorso simile per Dwight Howard, tornato, seppur lontanamente, ad essere il centro dominante che ha calcato i parquet qualche anno fa. Con una regular season da 16.6 punti + 12.5 rimbalzi + 1.6 stoppate di media, il big man di Atlanta è stato un fattore fondamentale tanto in attacco, quanto in difesa, togliendosi pure lo sfizio di entrare a piedi uniti nella storia del gioco: lo scorso 22 marzo, infatti, nel match contro i Brooklyn Nets, si è reso protagonista di una performance (32 punti + 30 rimbalzi) che solo 7 giocatori prima di lui erano riusciti a mettere a referto.

Regular season: le note negative

Strano a dirsi per un team storicamente ad alta vocazione difensiva, ma per un attacco che, a fasi alterne, ha comunque dimostrato di essere in grado di colpire adeguatamente (108 punti di media, 4° ad est), coach Clifford non è stato capace di generare un sistema di protezione funzionale ai ritmi della NBA moderna (108 punti subiti, la 5° peggiore ad Est). A tratti imbarazzante la difesa sul perimetro, in un’era dove il tiro dall’arco risulta essere arma di offesa principale, lasciateci dire, quantomeno, che la filosofia dell’ormai ex allenatore degli Hornets è piuttosto obsoleta.
A ciò si aggiungano i numerosi infortuni che hanno dilaniato costantemente elementi chiave del roster, e, soprattutto, l’involuzione tecnica di giocatori, come Nick Batum, imprescindibili per i successi della franchigia. Vittima di malanni fisici (ma non siano una scusante), il transalpino, con soli 11 punti di media, è fra i peggiori rapporti qualità-prezzo dell’intera Lega, pesando sulle casse dei calabroni per circa 75 milioni di dollari nei prossimi 3 anni.

Il futuro

Per un personaggio storicamente noto per il suo ossessivo culto del successo, deve essere davvero frustrante essere a capo di una franchigia anonima, senza particolari attese tanto nel presente, quanto nell’avvenire. Michael Jordan, pertanto, ha dato avvio alla rifondazione degli Hornets partendo dai vertici. Licenziato il GM Rich Cho, ha affidato le chiavi del suo team nelle mani di Mitch Kupchak, 4 volte vincitore dell’anello con i Los Angeles Lakers, che ha lasciato il segno fin dalle prime settimane d’attività: sollevato dall’incarico Steve Clifford (196-214 il suo record sul pino di Charlotte), sulla lista dei potenziali coach per la prossima stagione, oltre ai soliti Fizdale, Stackhouse e Mark Jackson, ci è finito pure Ettore Messina, conosciuto e stimato proprio nello staff dei gialloviola (stagione 2011/2012), ma molto apprezzato anche San Antonio come assistente di Popovich e probabile designato a suo successore.

Detenere il nono payroll più alto della Lega, però, concede al nuovo GM spazi di manovra irrisori in free agency, a meno che non si proceda, come già tentato prima della trade deadline, ad una rivoluzione totale che coinvolga, oltre all’ingombrante contratto di Batum, anche quello di Kemba Walker. Se dovesse riuscire a cedere i propri veterani in cambio di giovani e scelte, però, Charlotte si troverebbe ad una sorta di anno zero, mancando, al momento, nuove leve in grado di prendersi carico le sorti della franchigia da qui alle prossime stagioni.

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