Durant fa il bad boy: quante espulsioni! Ma è sempre decisivo

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Kevin Durant, Golden State Warriors – © 2017 NBAE (Photo by Noah Graham/NBAE via Getty Images)
Kevin Durant, Golden State Warriors – © 2017 NBAE (Photo by Noah Graham/NBAE via Getty Images)

La stagione degli Warriors è senza dubbio diversa dalle precedenti, almeno a guardare la classifica di Western Conference, a meno di una settimana dal termine delle ostilità in regular season. Dopo tre annate letteralmente dominate, ognuna delle quali chiusa con almeno cinque partite di distacco dai secondi classificati, Golden State termina alle spalle dei Rockets, con più di 20 sconfitte nel complesso delle 82 partite giocate. Allo stesso modo la stagione di Kevin Durant, sebbene rimasta intatta e fenomenale dal punto di vista statistico e di prestazioni, è diversa dalle precedenti. Anzi, rappresenta un unicum nella carriera del Most Valuable Player delle scorse Finals.

EJECTED!

Lo scorso 29 marzo, nella partita poi persa dai californiani contro i Bucks, Durant viene spedito anzitempo negli spogliatoi dopo aver insultato ripetutamente l’arbitro. Il motivo? Un mancato fallo fischiato a favore in penetrazione. Tre delle cinque espulsioni stagionali sono arrivate in seguito a un mancato fischio, così come svariati tra i 14 falli tecnici accumulati finora. Numeri clamorosi, soprattutto considerando che Durant era stato espulso, in totale, soltanto due volte nelle precedenti dieci stagioni (!) nella Lega. Nessuno come lui in questa stagione, con Serge Ibaka e il compagno Draymond Green fermi a tre. Soltanto uno come lui negli ultimi 25 anni: sua maestà Rasheed Wallace, che è stato cacciato per ben sette volte in due diverse stagioni. Tutto è iniziato il 21 ottobre, con la doppia espulsione per il numero 35 e per Steph Curry, che aveva gettato il proprio paradenti verso l’arbitro. In totale, sono dieci in stagione per la “nervosa” Golden State. Poi, contro i Magic il 1 dicembre e contro i Knicks il 23 gennaio, le altre due sfuriate di KD per un mancato fischio e, il 1 dicembre, la lite con DeMarcus Cousins, che, di suo, ci ha messo ben poco di fronte al suo continuo trash talking.

COMUNQUE DECISIVO

Si tratta soltanto della mia esaltazione e della mia passione per il basket. Dopo aver vinto il titolo lo scorso anno, non è cambiato nulla. Pensavo potesse riempire un certo vuoto, ma non è successo. Tutto ciò che conta è giocare e quanto impegno e dedizione metti per raggiungere certi risultati. Sono esaltato, voglio riportare la squadra dov’è arrivata lo scorso anno. Per questo vedete questa passione in me

Così Durant ha provato a giustificare l’estrema foga agonistica che lo accompagna, anche sopra le righe, in quest’annata per lui tanto diversa dalle precedenti. Psicologicamente sarà pur cambiato qualcosa, ma in campo KD resta decisivo, oggi come in ogni momento della sua carriera. Impossibile discutere 26.5 punti, con il 51.7% dal campo e il 42.5% da oltre l’arco, 6.9 rimbalzi, 5.4 assist e 1.8 stoppate. Il quarto miglior offensive rating della Lega, con 116.3 punti segnati ogni 100 possessi, il quindicesimo miglior net rating, stampato a un netto +10 ogni 100 possessi e l’ottavo miglior PIE, a 16.5, analizzando i giocatori che hanno almeno 50 partite a referto quest’anno. Gli Warriors, dopo due titoli in tre stagioni, hanno ancora tutto da dimostrare: prima ai Rockets, poi ai Cavaliers o a chi prenderà il loro posto sul trono dell’Est.

Se Durant vuole il back-to-back, anche da MVP, non basterà soltanto la rabbia.

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