Dilemma Jokic, ma non solo: estate rovente per i sorprendenti Nuggets

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Nikola Jokic – © twitter.com/denverstiffs

La stagione dei Nuggets si è interrotta a un passo dal miracolo, lo scorso 12 aprile, al Target Center di Minneapolis. Dopo una partita alla pari in tutto e per tutto, compreso il risultato al termine dei 48 minuti regolamentari, Denver ha lasciato spazio alla storia, perdendo il supplementare e lasciando strada ai Timberwolves, dopo 14 anni senza playoff. E dire che il team di Michael Malone l’avrebbe meritata eccome la post-season, dopo una stagione incredibile.

IL BILANCIO

Soltanto in una Western Conference tanto combattuta, almeno tra le sue prime dieci forze, un record di gran lunga positivo con il 46-36 scritto da Denver non può bastare a prenotare un biglietto per i playoff. In un Est comunque in grande crescita, il sesto posto sarebbe stato realtà con un simile score. Così non è stato e per i Nuggets i rimpianti sono molteplici. La squadra è riuscita ad assorbire senza problemi la partenza di Danilo Gallinari, ma non solo. Non ha sofferto nonostante l’assenza della nuova stella in città, Paul Millsap, per gran parte della regular season, di cui ha giocato appena 38 partite. Nikola Jokic su tutti, ma anche Gary Harris, Jamal Murray, Will Barton, Wilson Chandler e il rookie Trey Lyles hanno reso meno evidenti il crollo delle speranze verso Emmanuel Mudiay, non a caso poi finito ai Knicks in una trade a tre con i Mavericks, e la definitiva involuzione di Kenneth Faried, presto finito fuori dalle rotazioni di Malone.

JOLLY JOKER

Guardando al futuro, i Nuggets vivono di un equilibrio precario che potrebbe riportarli nuovamente tra le protagoniste, anche in post-season, così come farli tornare nel dimenticatoio. La prima e più importante decisione in offseason riguarda Jokic. La sua stagione da 18.5 punti, 10.7 rimbalzi e 6.1 assist a partita ha tolto ogni dubbio: se c’è una stella in grado di cambiare il futuro in positivo a Denver, è proprio Joker. Le opzioni, ora, sono due. La prima, e più sicura, porta a declinare l’opzione per l’ultimo anno nel contratto firmato da rookie, così da renderlo restricted free agent, con la possibilità di pareggiare qualsiasi offerta fino al massimale di 148 milioni di dollari per i prossimi 5 anni. La seconda, e più incerta, impone di continuare con il contratto da rookie, che prevede “appena” 1 milioni e 600 mila dollari nel suo portafoglio, con Jokic poi unrestricted free agent tra un anno. Anche se Denver dovesse poi trovare un accordo preventivo con il serbo, c’è il rischio che quest’ultimo giochi con il freno a mano tirato, per evitare infortuni prima del momento della firma del contratto più importante della sua vita.

NON SOLO JOKIC

Attenzione, però, perché non c’è soltanto la situazione Jokic da tenere in considerazione. Dopo aver garantito a Gary Harris ben 84 milioni di dollari per i prossimi quattro anni, resta da prendere una decisione sui tre free agent in estate: Devin Harris, Richard Jefferson, ma soprattutto Barton. I suoi 15.7 punti, 5 rimbalzi e 4.1 assist hanno avuto un grande impatto sulla stagione di Denver, che, possibilmente con i numeri del proprio cap space, vorrebbe confermarlo. Così come vorrebbe trattenere Chandler Lyles, free agent nel 2019, e, ovviamente, la giovane stella Murray. La sua situazione in particolare andrà monitorata in vista di un possibile max contract tra un anno. Al contrario, i Nuggets non vedono l’ora di poter fare pulizia al più presto, risparmiando oltre 20 milioni tra Faried e Darrell Arthur. Per avere abbastanza spazio salariale per confermare i propri talenti e, possibilmente, portare qualche altro giocatore di peso in città, questa offseason sarà già decisiva. Il futuro dei Nuggets (ri)parte da qui.

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