Si deve scommettere su Trae Young al prossimo Draft?

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Quando sei considerato il giocatore più simile a Stephen Curry e decidi di dichiararti per il Draft NBA è indubbio che un misto di eccitazione e scetticismo cresca in GM, scout e tifosi. Trae Young, dopo un’unica, strabiliante, stagione di college a Oklahoma (che si è interrotta prematuramente al Torneo NCAA), infatti, ha annunciato di essere pronto a intraprendere il sogno di quando era bambino, ovvero calcare i parquet NBA.

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La notizia era di quelle che ci si attendeva ma lo stesso ai General Manager NBA che sceglieranno nelle prime posizioni del Draft è apparso un sorriso, perché difficilmente un giocatore del genere verrà lasciato scendere troppo, per evitare il rischio che succeda quello successo già con Steph Curry.

Elettrizzante pur non essendo Superman

Il basket moderno e probabilmente futuro è in mano a quei giocatori che sono dei freak fisici, alti, lunghi, mobilissimi, con aperture alari impressionanti e doti atletiche fuori dal comune, capaci anche però di giocare la palla e tirare. Nel Draft 2018 ce ne sono un paio di questi: Ayton, Bagley e Bamba ad esempio andranno a meno di incredibili sorprese tra le prime 5 scelte. Ad intromettersi tra questi super-uomini (o super-ragazzi) ci sono Luka Doncic, che rimane un playmaker di quasi 2 metri di altezza, quindi altra stranezza fisico-atletico-tecnica, e Trae Young che invece a livello fisico è il vostro normale amico che gioca in un qualsiasi campionato minors: 187 cm di altezza per 81 kg di peso.
Ma allora come fa un giocatore con quel fisico ad emergere così tanto diventando il giocatore più elettrizzante di tutta la stagione NCAA?

Tecnica e tiro fuori dalla norma

Young da bambino ha visto da vicino giocare Curry e ne ha studiato tutte le mosse. Senza dubbio è il suo modello, anche per vicinanza di qualità fisiche, ma non è così scontato poterlo imitare così bene. La guardia di Oklahoma ha chiuso la stagione a 27.4 punti e 8.7 assist di media, unico giocatore nella storia a guidare la Division I in entrambe le voci statistiche, e l’ha fatto solamente usando la sua tecnica ed il suo carattere.

Tiratore davvero incredibile, con un range praticamente illimitato, senza dubbio la sua qualità migliore, ma Young è più che un solo tiratore come in NCAA se ne sono visti tanti altri in questi decenni. Riesce a mixare in modo perfetto il tiro (anche da 9 metri senza ritmo) con gli assist per innescare i compagni (ha pareggiato il record di assist in una singola partita NCAA a quota 22 il 19 dicembre contro Northwestern State), inoltre, una dote che al momento si ritrova solamente in Curry, ha la capacità di essere pericoloso anche quando non sembra nella posizione adatta per attaccare, costringendo quindi la difesa ad una pressione costante.

Confidence

Un altro aspetto che ha impressionato positivamente gli scout NBA è sicuramente quello mentale: Young in campo appare sempre molto tranquillo e sotto controllo, riesce a gestire le situazioni sotto pressione senza lasciarsi trascinare da quello che succede. Una confidence che non è così semplice da trovare in ragazzi giovani che abbinata ad una capacità di prendere spesso le decisioni giuste lo rendono davvero merce rara in questo Draft.
In tante partite NCAA la scelta difensiva è stata quella di raddoppiare Young in qualsiasi punto del campo per costringerlo a passare la palla ai compagni, estraniandolo un po’ dal gioco e limitando quindi i successi di Oklahoma. In NBA, però, questa tattica non potrà essere utilizzata (almeno non con continuità per evitare di essere sempre in sottonumero difensivo) e Trae potrà avere grande spazio di manovra e tanto campo per attaccare. Il ritmo di gioco attuale NBA, inoltre, sembra calzare a pennello al 19enne, che potrà davvero diventare un’arma totale sfruttando le tante transizioni offensive rapide giocando 1 contro 1 o con i cosiddetti drag, i pick ‘n roll in transizione.

Difesa e carenze fisiche sono un problema?

Uno degli aspetti più preoccupanti del suo gioco è quello fisico-atletico. Se già al College trovava difficoltà ad attaccare le difese e finire al ferro, al piano di sopra l’assunto si complica enormemente, ma attenzione perché Young non è così male in penetrazione soprattutto perché riesce a chiudere con dei floater anticipando gli stoppatori. La crescita fisica però ci potrà essere, e dovrà esserci, per imparare ad assorbire meglio i contatti, chiudere con dei layup, avere più sicurezza con la mano sinistra così da integrare al meglio il tiro da fuori e la capacità di subire falli e andare in lunetta, altro dato molto interessante.

Quello che potrebbe essere un vero problema difficile da risolvere è il suo impatto sulla metà campo difensiva. A livello fisico, appunto, Young rischia di essere sovrastato dalle point-guard moderne (pensiamo ai Westbrook e ai Simmons, ma anche Irving ha una capacità fisica nettamente migliore) ed attaccato ad ogni possesso per stancarlo, toglierli sicurezza e costringerlo a fare dei falli. La squadra che lo sceglierà dovrà essere brava a creargli un sistema difensivo attorno che lo possa proteggere, ma ovviamente tutto passa da lui e dalla sua applicazione a migliorare come difensore sulla palla, come sono riusciti a faare Curry e Irving ad esempio.

Troppe palle perse

Un altro dei problemi che Young potrebbe incontrare in NBA è l’alto numero di palloni che perde durante una partita. In NCAA dove il ritmo è più basso questo era già un campanello d’allarme, ma al piano di sopra potrebbe diventare davvero un fardello pesante. Essendo un giocatore che ha bisogno del pallone in mano per tanto tempo, e di conseguenza condizionante per la squadra, questa particolarità dovrà essere curata perché pronti-via è probabile che le difese gli metteranno grande pressione per scongiurare che prenda ritmo (e una volta che lo prende è difficile toglierglielo, un po’ guarda caso come Curry) e per costringerlo a fare scelte difficili portandolo a commettere palle perse.

Trae Young © Stopframe Youtube/ESPN

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