Bivio Bucks: caccia all’head coach e a un futuro intorno a Giannis

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Giannis Antetokounmpo, Milwaukee Bucks – © 2017 2017 NBAE (Photo by Chris Schwegler/NBAE via Getty Images)
Giannis Antetokounmpo, Milwaukee Bucks – © 2017 NBAE (Photo by Chris Schwegler/NBAE via Getty Images)

Mettendo a paragone le ultime due stagioni dei Bucks, non si nota una particolare differenza. Le 42 vittorie di un anno fa sono diventate 44, ma nonostante ciò hanno fruttato una peggior posizione di partenza ai playoff nella griglia di Eastern Conference, con il sesto posto diventato settimo. Non un dettaglio indifferente, a giudicare dal fatto che i primi avversari di post-season sono stati i tostissimi Celtics di Brad Stevens anziché gli imprevedibili, in senso positivo quanto negativo, Sixers di Marco Belinelli. Ai playoff una doppia uscita al primo turno: in 6 partite contro i Raptors l’anno passato, in 7 contro Boston questa volta. Eppure, davvero tanto è cambiato in quel di Milwaukee, da 365 giorni fa a questa parte.

AI PIEDI DI GIANNIS

Negli scorsi playoff, i Bucks sono rimasti nella serie finché Toronto ha proseguito a flagellarsi nelle proprie paure, mentre oggi la squadra del Wisconsin è in grado di trascinare i Celtics, che stanno dominando la successiva serie contro Philadelphia, a giocarsi la partita decisiva per l’eliminazione in uno spaventato TD Garden. Merito, in primis, di Giannis Antetokounmpo, esploso dal premio di Most Improved Player a quello di potenziale Most Valuable Player della Lega e capace di 25.7 punti, con il 57% al tiro, 9.6 rimbalzi e 6.3 assist alla seconda vera scampagnata ai playoff in carriera. Non a caso, The Greek Freak rappresenta, insieme all’ottimo Khris Middleton, l’unica grande certezza di una franchigia che vede di fronte a sé tante delicate scelte da compiere, tra questa e la prossima offseason.

LA SITUAZIONE IN CASA BUCKS

A partire da Jabari Parker, in uscita dal proprio rookie contract. In estate è restricted free agent, il che consente a Milwaukee di scegliere, in ogni caso, il suo futuro, potendo pareggiare ogni offerta in arrivo. Da non tralasciare, in caso di sua conferma, la possibilità di una sign-and-trade. In questo caso si potrebbe portare in città qualche innesto di alto livello in cambio di una promessa in cui la franchigia forse ha smesso di credere. Difficile credere che i Bucks possano rinunciare a Malcom Brogdon, Rookie of the Year dello scorso anno, per non garantirgli poco più di un milione di dollari entro il 30 giugno prossimo. In pressoché sicura partenza, invece, sono Brandon Jennings e Tyler Zeller, così come sarà necessaria una riflessione sui restanti due restricted free agent, Shabazz Muhammad e Jason Terry. Difficile, infine, liberarsi dei pesanti contratti di Matthew Dellavedova (19 milioni in due anni), John Henson (20 milioni in due anni) e Tony Snell (34 milioni in due anni più opzione per il terzo) per provare a mettere le mani su qualche stella sul mercato.

Ettore Messina – © slamonline.com

HEAD COACH E NUOVI INNESTI

Con l’asticella del payroll che si alza fino a oltre 100 milioni di dollari già impegnati, ne restano poco meno di 20 prima di sforare anche la luxury tax. La situazione non è delle più agevoli per fornire ad Antetokounmpo un roster di livello superiore, per puntare a vincere il titolo nel prossimo futuro. Tanto più che ai Bucks manca, più di ogni altra cosa, un head coach. A Jason Kidd è subentrato, sul finire di stagione, il vice Joe Prunty. Difficile venga confermato e i nomi del possibile sostituto già si sprecano: da Mike Budenholzer degli Hawks a David Fizdale, ex Grizzlies, passando per David Blatt, ex Cavaliers. Oltre ai canonici, ecco due possibili sorprese: l’italiano Ettore Messina, da tempo secondo di Gregg Popovich agli Spurs, e Becky Hammond, assistente della stessa San Antonio, che potrebbe essere la prima donna di sempre a diventare head coach in NBA. Chiunque arrivi, dovrà sperare in un mezzo miracolo del General Manager per avere in mano qualcosa di meglio del pur competitivo roster attuale. Necessità impellenti riguardano un nuovo tiratore dall’arco, pur continuando a sperare nella crescita del diamante grezzo Thon Maker, di un aiuto dalla panchina, che ha segnato appena 27.7 punti a partita in stagione, e di un big man sotto canestro, che sia efficace a rimbalzo. Chissà che qualche sorpresa non possa arrivare dal Draft, dopo le tante del passato recente, pur con la chiamata numero 17.

Il futuro è dalla parte dei Bucks: non resta che sfruttarlo al meglio per provare a essere davvero protagonisti anche ai playoff.

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