Flop Thunder! Disastro Anthony, dubbio George e Westbrook non basta

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Starting 5 OKC © 2017 twitter.com/OklahomaCityThunder

La stagione dei Thunder si è fermata, nuovamente, al primo turno di playoff. L’entusiasmo, le speranze e il presunto salto di qualità generatisi dall’arrivo in città di Paul George e Carmelo Anthony nella scorsa offseason hanno fatto l’effetto “benefico” di una sola vittoria in più in stagione regolare (48 a 47) e nei playoff, quando contro i Jazz la serie si è chiusa sul 4-2 rispetto al 4-1 subito dai Rockets un anno fa. La sensazione, però, è che se 365 giorni fa Oklahoma City avesse fatto il massimo possibile, questa volta si possa legittimamente parlare di fallimento.

INCUBO ANTHONY

La prima e più grande delusione risponde al nome di Carmelo Anthony. L’ex Knicks ha toccato il fondo in carriera. In regular season appena 16.4 punti con 15 tiri a partita in 32 minuti e una percentuale del 40.4% dal campo e del 35.7% da oltre l’arco. A parte quest’ultimo dato, tutti gli altri sono career-low per lui. E, arrivati ai playoff, la situazione è tragicamente peggiorata: 11.8 di media con 12 tiri a partita e, udite udite, la miseria di 4 punti (!) sommando tutti i quarti periodo della serie, dei quali nessuno nelle ultime cinque sfide. In pratica, un disastro completo, nell’occasione probabilmente più importante avuta da Anthony per spegnere critiche, polemiche e dubbi sull’eredità ai posteri da lasciare con la propria carriera. E OKC ora non può liberarsi di lui. Melo, a meno di pazzie, accetterà i 28 milioni di dollari previsti a contratto per restare dov’è. Incredibilmente, ha già messo in chiaro che sarà di aiuto alla squadra, ma fino a un certo punto: “Nessun ruolo in uscita dalla panchina per me. Questo è fuori questione“. Un ego sconfinato, di gran lunga superiore a quanto poco, pochissimo dimostrato sul parquet.

IL FUTURO DI GEORGE

Di gran lunga migliore la stagione d’esordio di George, anche lui atteso a un’annata di straordinaria importanza per un salto di qualità in carriera. I quasi 22 punti di media in regular season sono diventati 24.7 con 6 rimbalzi a partita nei playoff, per renderlo degno del soprannome che lui stesso si è affibiato, Playoff P. Dopo una gran serie giocata contro Utah, però, nella decisiva gara 6 l’ex Pacers è crollato, segnando appena 5 punti, con 2/16 al tiro e 0/5 da tre punti. Una prestazione da dimenticare, che rischia di annebbiare il ricordo costruito fin lì. George, però, è ormai un elemento fondamentale di questi Thunder, che devono fare di tutto per trattenerlo in estate. Il problema, di fronte ai maxi contratti di Westbrook e Anthony e agli accordi già firmati con Steven Adams e Andre Roberson, è quanto “poco” si potrà offrire per non perderlo. I Lakers sono già in agguato, i Sixers ci hanno pensato con interesse e, nel caso in cui restasse, la scelta sarà legata esclusivamente al progetto, dimenticando le questioni economiche.

WESTBROOK NON PUO’ BASTARE

L’unica certezza, è ancora e sempre Westbrook. Pur con i suoi difetti, il numero 0 è il vero trascinatore dei Thunder, in ogni situazione. Dopo la seconda regular season consecutiva chiusa in tripla-doppia di media, un’impresa spaziale, nei playoff non ha deluso le attese, con 29.4 punti, 12 rimbalzi e 7.5 assist di media. Quando la serie si è fatta decisiva, ne ha segnati 45 con il 43% dal campo e 15 rimbalzi in Gara 5 per provare a crederci e 46 con il 42% al tiro in Gara 6 per non abbandonare anzitempo il sogno. Westbrook, però, da solo non è bastato, non basta e non può bastare. L’assenza di Roberson, la cui stagione è finita a gennaio, si è fatta sentire come un macigno. In estate dovrà necessariamente essere confermato Jerami Grant, cresciuto in maniera esponenziale quest’anno, oltre a provvedere a qualche inserimento low-cost. Il sogno è il nostro Marco Belinelli, le più reali possibilità portano a Wayne Ellington, Ian Clark, Anthony Tolliver e, chissà, a Michael Beasley.

I Thunder sono a un passo dalla disperazione, ma nulla è ancora perduto.

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