L’AEK Atene vince la Champions League, Capo d’Orlando si gode Kulboka “Miglior Giovane”

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AEK Atene vince BCL 2018 © championsleague.basketball

A 50 anni esatti dal primo trionfo continentale, l’AEK Atene torna sul trono d’Europa mettendo in bacheca il terzo trofeo della sua storia, vincendo nell’impianto di OAKA la seconda edizione della Basketball Champions League targata FIBA. Come un anno fa a Tenerife, è la squadra ospitante ad aggiudicarsi la manifestazione: allora fu l’Iberostar, stavolta sono i gialloneri di coach Dragan Sakota ad imporsi battendo in finale 100-94 i francesi del Monaco, arrivati alla Final Four coi gradi di favoriti visto che avevano perso due sole gare tra regular season e playoff. Il terzo posto è degli spagnoli dell’UCAM Murcia che nella finalina hanno piegato 85-74 il Ludwigsburg.

Bolgia giallonera

Davanti ai 18mila di OAKA, scelto come campo per la Final Four, l’AEK Atene non parte coi favori del pronostico nonostante la presenza dell’MVP Manny Harris. Infatti i greci hanno superato la prima fase soltanto all’ultima giornata (a scapito anche della Reyer Venezia) e nei playoff hanno rischiato di uscire sia col Nymburk (-10 all’andata, +11 al ritorno), sia con lo Strasburgo (+9 all’andata, parità al ritorno). Anche in semifinale l’hanno spuntata tra qualche polemica per 77-75 contro Murcia, ma poi nella finalissima non hanno fallito, sono stati davanti dall’inizio alla fine e hanno regalato al rumoroso e caloroso pubblico greco una gioia che attendevano da tantissimo tempo.

Infatti è soltanto il terzo trionfo continentale dell’AEK: il primo arrivò giusto 50 anni fa, nel 1968, la Coppa delle Coppe, poi nel 2000 l’ultimo, la Coppa Saporta, vinta in finale contro la Virtus Bologna. In Grecia invece i gialloneri non vincono il titolo dal 2002 (da allora 12 trionfi del Panathinaikos e 3 dell’Olympiacos) mentre quest’anno sono tornati a conquistare la Coppa nazionale, battendo 88-82 l’Olympiacos in finale.

I Sakota e gli ex italiani

E’ una squadra composta da gente esperta e navigata questo AEK Atene, una formazione che pone le sue basi sui Sakota, Dragan in panchina e Dusan in campo. Il coach serbo di passaporto greco è un veterano assoluto, allena da 30 anni (visto anche in Italia nel 2008 con la Fortitudo Bologna), e aveva già guidato l’AEK tra il 2001 e il 2003, vincendo il campionato greco, e nel 2014-15, salvo tornare in sella la scorsa estate. Il figlio, classe 1986, è un lungo moderno, tiratore di 207 centimetri, cresciuto nel Panathinaikos e visto in Serie A con Pesaro (2009-10) e Varese (2012-14); all’AEK dal 2014, è stato decisivo in questa Champions League perchè ha messo il canestro della vittoria nella prima fase contro il Bayreuth, fondamentale per il passaggio del turno.

Dusan Sakota non è l’unico ex “italiano” nelle file giallonere: ci sono anche Delroy James e Mike Green, eletto MVP della finale con 19 punti. James, polivalente lungo mancino, ha giocato in Italia a Ferentino, Brindisi e Reggio Emilia lo scorso anno mentre Green, playmaker con spiccate doti di leadership, in A ha vestito le casacche di Cantù, Barcellona Pozzo di Gotto, Varese e Venezia.

Kulboka, soddisfazione Orlandina

La Champions League 2017-18 è stata negativa per le quattro squadre italiane al via, con Capo d’Orlando, Sassari, Avellino e Venezia tutte fuori nella prima fase (la Reyer lo scorso anno era arrivata alle Final Four di Tenerife). L’unica piccola soddisfazione è per Capo d’Orlando che, alla prima storica partecipazione ad una manifestazione internazionale, ha visto Arnoldas Kulboka premiato col riconoscimento di “Miglior Giovane”, riservato agli Under 22. L’esterno lituano classe 1998, in prestito dal Bamberg e dichiaratosi per il prossimo Draft NBA, ha messo in mostra tutto il suo talento e doti balistiche importanti (38% da tre) per uno con quel fisico (205 cm): otto volte in doppia cifra (10.3 punti di media), il suo massimo sono i 19 punti contro Tenerife e Ventspils, mentre due volte è andato in doppia doppia (12+13 e 18+10, sempre contro il Gaziantep).

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