Vintage Pelicans nel segno di Davis! C’è ancora bisogno di Cousins?

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Anthony Davis, New Orleans Pelicans – © 2018 Layne Murdoch/NBAE via Getty Images

Due stagioni senza playoff hanno rischiato di compromettere il progetto di rinascita dei Pelicans, istituito sulla centralità tecnico-tattica di Anthony Davis e sulle idee dell’ex assistente di Steve Kerr a Golden State, Alvin Gentry. Due stagioni nel limbo dove numerose franchigie permangono per periodi interminabili, divise fra la voglia di emergere e quella di ricostruire. Un’estate trascorsa nell’ombra di quei bookmakers che, dopo un mercato apparentemente poco esaltante, li avevano frettolosamente bollati come non competitivi. Sì, perchè 6 mesi non erano stati sufficienti per giudicare positivamente la sincronia della coppia Davis-Cousins, e l’arrivo del solo Rondo, oramai in declino, appariva come un semplice palliativo per nascondere i mille difetti di un team piuttosto fallimentare. Una regular season che, nel momento di maggiore difficoltà, invece, è letteralmente decollata verso una post-season esaltante, che ha riportato la franchigia di New Orleans ai fasti di un decennio fa, quando Chris Paul e compagni portarono i San Antonio Spurs fino a gara 7 delle Semifinali di Conference. Una New Orleans versione vintage che si affaccia dunque all’offseason con la ritrovata sicurezza di poter solo migliorare.

La regular season

Le Twin Towers di New Orleans si sono presentati alla stagione regolare con rinnovata ed imprevedibile coesione, letali nell’occupare l’area e colpire con un gioco poco moderno ma estremamente efficace. I risultati, piuttosto altalenanti nella prima parte, il segno di un team acerbo ma destinato a crescere nella sua qualità. Nel momento topico, però, il serio infortunio occorso a DeMarcus Cousins ha rischiato di compromettere quanto di buono costruito nelle settimane precedenti, se non fosse salito in cattedra Anthony Davis, che con devastanti performance in serie ha trascinato i Pelicans ad ottenere un ruolino di 10 vittorie consecutive, fondamentali per uscire dal pantano di metà classifica e rientrare in corsa per la post-season.

Sarebbe ingeneroso, però, soffermarsi solo sul rendimento del “Monociglio”, dato che al suo fianco ha potuto contare su un apporto tanto imprevisto quanto decisivo di Jrue Holiday, Rajon Rondo e Nikola Mirotic, che, bistrattato a Chicago, ha saputo rilanciarsi in Louisiana.
Mixando AD con un gruppo di giocatori di talento ma, per motivi diversi, non proprio sulla cresta dell’onda, i Pelicans hanno stravolto qualsiasi tipo di previsione e, anche senza l’esplosività di Cousins, il sesto posto finale è suonato come dichiarazione di guerra per chiunque si affacciasse alla post season.

I Playoff

Il 4-0 con cui al primo turno hanno sweeppato i Portland Trail Blazers, team giunto dietro solo a GSW e Houston in regular season, può essere interpretato come una notevole prova di forza, anche e soprattutto per le modalità con cui è avvenuto. Quattro performance esaltanti, quattro vittorie mai in discussione, una difesa asfissiante che ha profondamente limitato Lillard e McCollum da una parte, un attacco rapido, letale ed efficace dall’altra.
Due stagioni prima lo stesso risultato era stato rifilato loro da quella Golden State che, anche quest’anno, è sembrata essere ancora uno, forse due gradini più in sù di una New Orleans che ha comunque maturato la consapevolezza di poter giungere a risultati importanti, uscendo dall’alone di mediocrità e delusione.

Il futuro

Un avvenire decisamente più luminoso di quanto poteva apparire dodici mesi fa, a patto che sia condotta un’offseason senza errori.
DeMarcus Cousins l’incognita maggiore: unrestricted free agent tra poche settimane, i Pelicans hanno lentamente modificato i loro piani nei confronti del loro secondo violino. Intenzionati ad offrirgli inizialmente un lungo ed oneroso massimo salariale, le convincenti prestazioni offerte dal team in sua assenza hanno spinto la dirigenza a preferire un triennale da 60 milioni $, importante per non incorrere in una luxury tax che, allo stato attuale, non è obbligatoria. Sulla strada del big man 28enne, però, si apriranno diversi scenari che lo porterebbero a guadagnare quanto richiesto in franchigie da ricostruire, su tutti quei Los Angeles Lakers vogliosi di acquisire una superstar.
Chi, invece, non si muoverà da New Orleans è Alvin Gentry, che ha pienamente superato l’obiettivo minimo stagionale e si candida, a questo punto, ad essere una guida abile e sicura per il futuro dei Pelicans. Con quali giocatori, oltre Davis e Holiday, lo si scoprirà fra qualche mese.

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